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mercoledì 19 giugno 2013

Gente di frontiera


 

Non c’è viaggio senza che si attraversino frontiere – politiche, linguistiche, sociali, culturali, psicologiche, anche quelle
invisibili che separano un quartiere da un altro nella stessa città, quelle tra le persone, quelle tortuose che nei nostri inferi

sbarrano la strada a noi stessi. Oltrepassare frontiere; anche amarle – in quanto definiscono una realtà, un’individualità, le
danno forma, salvandola così dall’indistinto – ma senza idolatrarle, senza farne idoli che esigono sacrifici di sangue.

Saperle flessibili, provvisorie e periture, come un corpo umano, e perciò degne di essere amate; mortali, nel senso di

soggette alla morte, come i viaggiatori, non occasione e causa di morte, come lo sono state e lo sono tante volte.

Viaggiare non vuol dire soltanto andare dall’altra parte della frontiera, ma anche scoprire di essere sempre pure dall’altra parte.

Claudio Magris
 

 

Chi, come me, è nato vicino ad una frontiera  legge sicuramente queste parole di Magris con lentezza, assaporandone il suono.
Oltrepassare frontiere...da bambina la frontiera mi incuteva un certo timore, avevo paura che qualcosa andasse storto, che i militari dall'aria severa ci potessero fermare e far tornare indietro, giudicandoci non pronti per andare oltre.
Eppure era una frontiera vicina e strana perchè, dopo, oltre, non cambiava niente.
 Stesso suono nelle voci, stessi gerani alle finestre, stessi colori nelle case, anche le corna di cervo sopra i grandi portoni dei masi.
 Ero ancora a casa ma ero oltre, in  terra straniera.
Tutte le volte mi chiedevo: chi  avrà deciso,  esattamente, dove deve passare quella linea immaginaria, ma tangibile, che divide due stati?
 Il grande dubbio era: ma se c'è una casa in mezzo e metti che decidano di farla passare proprio in soggiorno, la linea, come farà chi ci abita? I grandi ridevano di questa possibilità e la risposta immancabilmente suonava: non è possibile!
 A parte che gli adulti sono esseri privi di fantasia e questo i bambini lo sanno, io ero sicura che nessuno avesse mai percorso, a piedi, visto che passava sulle montagne, tutta la linea di frontiera per verificare e, sicuramente, qualche baita sperduta si ritrovava tagliata in due come faceva nonna con il filo per tagliare la polenta.
Di frontiere, poi, da grande, ne ho passate molte: frontiere fricchettone, frontiere serie, frontiere polverose e dimenticate, frontiere armate e con mitra nervosi.
Ma le frontiere più difficili sono state quelle invisibili. Sono le frontiere che non sono disegnate su nessuna carta geografica, che non tagliano in due niente, ma che sono create dalle menti degli uomini. Ci sono frontiere che per passarle non serve un passaporto ma un codice stereotipato di linguaggio e di abbigliamento  e c'è chi ti becca subito se non sei pronto per andare oltre.


 




12 commenti:

  1. Ricordo una frase di Gagarin che diceva, pressapoco :" da quassù è tutto più bello perchè non esistono frontiere".
    Senz'altro non si riferiva agli stereotipi cui ti riferisci, sempre pronta a cogliere le varie sfaccettature .
    Cristiana

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    1. Chissà se non ci fossero frontiere come sarebbe il mondo? Certo dovremmo essere diversi noi uomini ma in fondo l'idea che ci siano tante diversità non è male,il tutto uguale sarebbe alla fine una noia.Il sogno sarebbe diversità che si rispettano, ma è solo un sogno! Ciao Cristiana e grazie!

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  2. E' vero che esistono frontiere create dalle menti degli uomini, ma è altrettanto vero che spesso le vediamo più marcate di quanto in realtà sono. Forse per passarle occorre veramente un codice stereotipato, ma forse alla fin fine sono frontiere più sottili di come sembra, forse sono tagliate con un semplice filo di cotone, lo stesso che usava nonna (anche la mia) per tagliare la polenta.
    Oltrepassarle è comunque il tentativo che ognuno deve fare.
    Ciao

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    1. Verissimo, tuuti noi dobbiamo fare un tentativo per oltrepassare le frontiere mentali, culturali, sociali! Ma che fatica, a volte! ;)

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  3. Tutti i confini hanno una limitazione! Dall'altra parte si spera sia meglio, ma quando coi sei ti accorgi che avevi visto la medaglia solo da una parte.
    Cara Mìgola Un post molto bello e intelligente.
    Buona serata amica.
    Tomaso

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    1. Grazie Tomaso, tu sei troppo gentile con me...ma mi piaci così! ;)

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    1. Grazie...benvenuta! Spero che tu ti trattenga un po'! Ciao

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  5. Solo chi le ha provate sulla propria pelle può capire il valore delle barriere cadute!
    Anch'io da esule ho avuto sempre paura al passaggio al confine: per tornare a portare un fiore sulla tomba dei nonni dovevamo passare le forche caudine dei Titini. Il terrore che avevano seminato in meno di dieci anni diventava tangibile quando aspettavamo di oltrepassare il confine, in coda, controllando cosa stesse succedendo al malcapitato che veniva controllato in modo dittatoriale.

    Dopo Schengen è stata un'altra musica, ma la mia terra è ancora dietro ad un confine che Schengen non ha ancora aperto ed io evito di andarci.

    I confini ci pongono non solo dei limiti, ma ci precludono opportunità, ma quanto sono duri da oltrepassare, specie nella nostra mente: difficilmente riusciamo a farlo, ci vuole tanto troppo coraggio e molti, forse troppi anni!

    Buon giovedì Mìgola! Renata

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    1. Credo, anzi ne sono sicura, che la tua frontiera geografica sia stata molto più difficile della mia! Le cose cambiano piano perchè la storia ha tempi lunghi, più lunghi delle genti ...la tua frase finale è perfettà! Chissà se qualche maturando sarà arrivato alla tua stessa saggia e intensa conclusione! Mah...
      Buona giornata anche a te, Renata.

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  6. un post il tuo che mi fa riflettere, non avevo mai preso in cosidrazione questo fatto. Grazie. Ti aspetto da me.

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    1. Ciao Stefania, benvenuta, farò molto volentieri un giretto dalle tue parti. A presto!

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