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mercoledì 29 luglio 2015

Una carriera stroncata sul nascere.

Allora, avevo preparato un raccontino, una robetta quasi scolastica, una provina per iniziare e per scaldarmi. Volevo partecipare ad un concorso letterario, un concorsino, di nicchia, per rompere il ghiaccio. In questo ultimo mese l'ho letto, riletto, ho tagliato ma soprattutto aggiunto, mi pareva troppo corto, troppo semplice, poco strutturato e avrei voluto aggiungere personaggi e avventure ma poi mi dicevo, non esagerare, va bene così, sarà un raccontino.
Ieri sera, con uno Scettico stanchissimo, affronto i miei problemi amministrativi di iscrizione: versamento, come, dove, quante copie, formato, che pure quello era un problema, scheda, motivazione.
Lo Scettico, con la palpebra in calo e in tutto relax, chiede:
- Quante battute?
- Max 8000.
- Le hai contate?
- A parte che non so come si fa ma sono ampiamente sotto, non è un problema...
Lo Scettico smanetta sul suo portatile mentre io, penna e calamaio, mi applico sulla motivazione che deve essere di tot righe per lato al quadrato, interlinea 1.
- Sei a più di 40000 battute, senza il titolo. Con l'introduzione e la fine sei a 8600? Invio?
Adesso, ditemi voi e se qualcuno avesse bloccato Louisa May Alcott per il numero di battute dei suoi primi racconti, io cosa leggevo da bimba?
Raccontino bocciato, concorso chiuso.
Passo direttamente alla categoria romanzo.


lunedì 27 luglio 2015

Che...

Detroit è colore.
 Colore che maschera il grigio, colore che copre crepe e spazi e buchi. Questo colore che, come cerone, trasforma un uomo in artista e un pagliaccio in un filosofo.
Detroit è odore di bruciato che poi diventa profumo di cibo che cuoce, sono voci che gridano e che si raccontano, trasformandosi in musica per non  gridare più forte e non mutarsi in protesta.
Detroit è una linea sottile tra il baratro e il cielo.
Detroit è un sorriso stanco che si mette il rossetto.

Questa città, che si sta tatuando per non dimenticare e per trasformarsi, mi incanta.


























lunedì 20 luglio 2015

"Perchè semplice è l'amore e le semplici cose se le divora il tempo!"

I piccoli regali della vita sono nascosi tra le cose semplici.
Sono quelle cose che compongono la nostra quotidianità e che se non siamo attenti rischiamo di sottovalutare e in un certo senso di perdere.
I colori delle cose che ci circondano, i verdi e gli azzurri ad esempio, che sono come un complesso vitaminico, i gialli e gli arancio che ti fanno caldo, i viola che ti danno un pizzico di malinconia.
 Il tuo cane che cammina piano piano con fatica ma che non rinuncia mai ad andare fino al torrente, i tuoi fiori che si rimpinzano di acqua e si aprono piano, gli scoiattoli, con le codine come antenne, che corrono lungo i bordi delle case, camminare con i piedi quasi scalzi e sentire la polvere tra le dita, guardare una vecchia signora suonare le maracas in un parco da sola e pensarla in una grande orchestra dove  probabilmente si sta immaginando anche lei e sorriderle ricevendo il più bel sorriso della giornata.
 Incontrare la buffa coppia di vecchi cinesi che camminano piano, lui davanti con un annaffiatoio e lei con un grande cappello legato stretto sotto il mento che lo segue con un sacchetto, che vorrei proprio sapere cosa contiene.
Alzare gli occhi e guardare un aereo altissimo e pensare che tra poco volerai dai ragazzi e sentire salire le lacrime di gioia.
I momenti preziosi della vita sono brevi respiri, sono brezze passeggere che ti accarezzano un istante e volano via.
Sono le lucciole ieri sera, l'odore delle candele, il grande carro che sembra riempire il cielo, è ritrovarsi negli occhi e nei sogni di ragazzi splendidi che ti regalano energia, è pedalare vicino allo Scettico e sentirne i pensieri, è addormentarsi e sognare di essere ad un ballo in maschera.
Tanti anni fa qualcuno mi disse che ero una semplice, per un attimo pensai che avrei dovuto offendermi, oggi, penso che è il più bel complimento che ho mai ricevuto.




giovedì 16 luglio 2015

Il mio Dr House italiano

Ho incontrato e conosciuto la malattia che ero molto piccola, non sulla mia pelle per fortuna ma vicina, così vicina da poterla toccare, annusare, illudermi che si lasciasse ammaestrare.
 Ho passato tante ore a fianco di persone malate e di sponda ho visto e parlato con tanti medici. Sono abituata a leggere tra le righe quando i medici parlano, contratto sulle quantità di medicine dispensate come se fossi nel suk di Aleppo, chiedo spiegazioni dettagliate e pongo quesiti biblici.
 Lo Scettico, nemmeno dirlo, è l'esatto contrario. Partendo dal principio che "se lo dice il medico" va tutto bene, non discute e ubbidisce alla lettera. Nei riguardi della categoria ha lo stesso modus operandi di un prete verso i tre consigli evangelici e non discute, mai.
Averlo come traduttore dal medico mi mette una certa ansia, le traduzioni dello Scettico delle mie lunghe e articolate domande sono stranamente corte e sintetiche, poste con un 'espressione dubbiosa e la traduzione delle risposte è ancora più standardizzata:
- Ha detto che devi fare così! Ha detto che devi prenderle 'ste medicine! Dai Mìgola, fidati!
Durante la nostra ultima gitarella al pronto soccorso per la vespa suscettibile ho avuto la netta sensazione che tutto stesse prendendo una piega esagerata riguardo il quantitativo di farmaci che mi venivano prescritti e somministrati per via forzosa. Alla voce" antibiotico in dosi da cavallo per una intera era geologica" ho timidamente chiesto, in autonomia, se era proprio indispensabile, vista anche la mia predisposizione allergica agli antibiotici. Gli occhi dello Scettico, alle spalle del Dr House, erano chiari come un pannello esplicativo per analfabeti funzionali: NON INCOMINCIARE!
Mi sono ripetuta come un mantra che probabilmente dovevo fidarmi, che se fanno tutti questi telefilm sugli ospedali americani ci sarà un perché, che in fondo la sanità americana è ancora l'ultima speranza di tanti casi disperati, che il corpo cambia, che devo essere più accondiscendente, che...
Finita la boccetta di antibiotico eccomi qui coperta dalla testa ai piedi e vorrei ripetere "dalla testa ai piedi" da una monumentale orticaria gigante. Sembra che mi sia venuto il morbillo, la varicella, la scarlattina, la rosolia, la quinta e la sesta malattia tutte insieme. Voilà.
Questa volta però, galeotto un viaggio di lavoro improrogabile, mi sgancio dallo Scettico e mi fiondo da un medico italianissimo, trovato grazie al giro di amici italianissimi.
Riporto qui una parte del dialogo:
- Ma che antibiotico le hanno dato?
Tiro fuori dalla borsetta la bottiglietta da  pozione da stregoni, 'chè qui un blister è ormai un vago ricordo, e gliela porgo.
- Ma lei non è allergica alla penicillina?
- Sì!
- Questo è un cuginetto buono della penicillina...
Penso con tenerezza allo Scettico e alle sue frettolose spiegazioni, con astio a tutti i Dr Shepherd che ci hanno rimbecillito nei confronti della categoria medica...
- Bene. E adesso?
- Adesso facciamo una puntura di, poi mi prende duecento milligrammi di...
- Parliamone...
Sono uscita con il minimo sindacale di medicinali, con tutte le spiegazioni possibili ed immaginabili e un medico di famiglia tutto nuovo di zecca.
Per farvi capire quanto sono bellina, oggi, il tecnico della caldaia non ha allungato la mano per il solito cordiale saluto e mi pare pure che tenesse una certa distanza di sicurezza...

sabato 11 luglio 2015

Buon compleanno, Cucciolo

Il mio amore per te ha il profumo della colazione fatta senza limiti,
chiesta, in un sussurro, la mattina prestissimo, storpiandone il nome.
Il mio amore per te ha il colore dei cartoni animati, guardati in tutte le lingue,
il mio amore per te ha il profumo del latte.
Appiccicoso come i biscotti dimenticati nella manina calda,
morbido e rosa come la tua pelle in quel lontano mese di luglio, è il mio amore.
Il mio amore per te ha il sorriso asimmetrico con cui mi saluti nelle foto di oggi e il sorriso spensierato in cui sei uno Zorro, ieri.
Un amore nato con un abbraccio viscido e umido in una stanza piena di sole e di gente,
un amore che si continua a nutrire di abbracci e non  ne è mai sazio.
Amore di braccia, di mani, occhi, capelli,
amore in una voce ascoltata con orecchie attente per cogliere sfumature.
Amore che vola sopra gli oceani con l'orologio sotto gli occhi
e conta le miglia alla rovescia e gli stati che scorrono sotto.
Il mio amore per te è una sedia dove sedersi per capire,
è scoprire che ci sono spigoli che non avevo ancora accarezzato
e resistere alla tentazione di spianarli scambiandoli per brutte pieghe.
Il mio amore per te è respiro in libero fluire, è corsa in montagna su scorze profumate, è fiato affannoso, è aria pura.
Festeggeremo insieme tra qualche giorno ma per ora, Buon Compleanno, Cucciolo.

martedì 7 luglio 2015

Effetti collaterali dei farmaci e pensieri cupi...

Bisogna difendere la memoria, difendere il passato perché la memoria è limitata, la memoria ha una fine. Può essere una fine data dalla malattia o una fine data dalla interruzione della vita. Ogni volta che qualcuno muore scompaiono miliardi di ricordi che nessuno ritroverà mai più.
I ricordi che non sono mai stati condivisi non avranno nemmeno la possibilità di essere rivissuti nella mente e nelle parole di qualcuno che li ha fatti suoi e che li racconterà  a sua volta.
Molte volte mi rendo conto che racconto ricordi che non sono miei ma dei miei genitori; piccoli avvenimenti che non ho mai vissuto realmente ma che fanno parte del mio archivio della memoria, fatti accaduti prima che io nascessi e che non ho visto con i miei occhi ma che ho visto con il cuore e la mente mentre qualcuno me li tramandava.
Tramandare i ricordi è cercare di andare lontano, è un modo per allungare la propria esistenza oltre i limiti biologici, è vivere nel futuro attraverso la mente di altri.
Ma come si possono, oggi, tramandare i ricordi, gli aneddoti, i piccoli, apparentemente insignificanti, tasselli che compongono la nostra memoria? La vita è veloce, le persone sono lontane, i tempi in cui ci si ritrova brevi e concitati e manca lo spazio dei ricordi. C'è l'urgenza di raccontarsi la quotidianità concreta. Anche lo scritto è veloce come i mezzi che usiamo e tutto viene macinato e dimenticato ancora più in fretta. Il vero ricordo, quello che diventa parte del proprio DNA ha invece bisogno di molto tempo, di ripetizione, di condivisione di pancia, di stupore, di tenerezza, di occhi grandi che seguono la danza delle labbra di parole già sentite almeno venti volte sempre uguali. Allora quelle immagini entrano nella tua mente e diventano parte di te e tu sarai pronto a divenire un aedo, un cantastorie di ricordi che andranno lontano.
Ho ricordi, credo, belli da tramandare ma in che formato? In quale modalità?
E poi ci saranno cantastorie volontari che sentiranno il bisogno di coltivarli questi miei ricordi?




I ricordi di questa meravigliosa donna dove andranno? Quante sfilate del 4 luglio sono mescolate nella sua mente? Che America potrebbe raccontarci? Chi raccoglierà i suoi racconti?

Dal numero di domande che ho scritto è chiaro che questo argomento mi mette qualche ansia e credo che il compleanno appena passato abbia scavato una profonda ruga mentale che mi riporta indietro nel passato con uno sguardo diverso verso il futuro.

Questa settimana sono finita in pronto soccorso per la puntura di una vespa. Una piccola bestiola in ansia per il suo nido che mi ha trasformato in un mostro violaceo e che mi ha costretto a rapportarmi con le mie debolezze, le mie paure più profonde, la mia scarsa autonomia ancora e la sanità americana, efficace, veloce, con le medicine nei barattolini personalizzati e con le pastiglie contate, con le infermiere che ti chiamano "tesoro" e ti fanno un sacco di complimenti su scarpe e maglietta, forse per distrarmi dalla consapevolezza di avere un labbro che sembrava una bistecca penzolante e la bavetta che usciva dall'angolo della bocca.
Spunturata come un cavallo da corsa con steroidi e rimessa in libertà, pronta a fare la lagna qui sul blog.
Abbiate pazienza.





lunedì 29 giugno 2015

Russell Industrial Center...artista cercasi.

Giurin giurello che a breve scriverò un post con le ultime vicende di vita americana ma oggi vi faccio un aggiornamento del post precedente.
Questo Russell Industrial Center mi intrigava moltissimo e finalmente ieri sono andata in missione per voi.
Premesso che era domenica mattina e forse gli artisti dormono la domenica mattina, premesso che non c'era nessun cartello, nessun orario, nessuna informazione, nessun divieto di entrata, lo Scettico ed io, armati di santa pazienza e di macchina fotografica ( vi lascio fare gli abbinamenti!) siamo partiti alla scoperta del centro culturale cult del momento.
L'ambiente è intrigante e sicuramente fuori da ogni schema, la struttura enorme risale agli inizi del '900 ed è ancora imponente e fondamentalmente sana. Nata come industria fornitrice per il mondo automobilistico, durante la seconda guerra mondiale si converte in industria bellica e fabbrica ali di aerei, anche le ali giganti per le fortezze volanti, i B29 diventati mitici e impiega più di 13.000 persone.
Abbandonata negli anni '60, questa struttura ha sopportato e subito diverse utilizzazioni tra cui quella di diventare teatro di esercitazioni militari.
Oggi è un covo di artisti e vi assicuro che il termine "covo" è assolutamente in sintonia con il luogo.
Abbiamo cercato e girato in lungo e il largo, tutte le porte degli atelier erano chiuse con robusti lucchetti nuovi di zecca che stridevano con la decadenza generale  ma di artisti nemmeno l'ombra. Lungo i corridoi, interminabili, una collezione di oggetti e di divani, poltrone e sedie  che avrebbero fatto la felicità di qualunque broccantaro.
Qualche disegno abbandonato, due o tre tele di scarso interesse appoggiate al muro, un uomo armato, un senzatetto,  tutto immerso in un silenzio irreale.
Una spedizione che ci ha lasciati pieni di dubbi e di domande e che necessita un ritorno a breve per ulteriori approfondimenti.
La pagina Fb sostiene che il centro è sempre aperto.




























lunedì 1 giugno 2015

L'arte salverà Detroit, fratello.


Quando dico che abito a Detroit le espressioni del mio interlocutore variano da allibito ad  allibito in una serie di nuances di allibizione che devo dire mi diverte e mi fa sentire donna di frontiera.
Raccontare DETROIT non è impresa facile perché è una città complicata con tante versioni diverse della sua storia. Puoi parlare e chiedere a tanta gente e sentire pareri completamente differenti sulle cause e sui perché Detroit sia finita in un disastro di simili proporzioni. Ci sono ancora versioni che si basano sul bianco e sul nero senza indagare troppo nelle pieghe complicate delle scelte economiche, voci che scaricano tutte le colpe sull'industria automobilistica,  indici che puntano verso responsabilità  politiche.
Molte scelte sbagliate che si sono accumulate negli anni, sicuramente.
Quando arrivi a Detroit le parole si fermano e normalmente è il silenzio che parla.
Le persone che hai in macchina in genere tacciono improvvisamente e guardano fuori dal finestrino, con espressione allibita, uno scenario che li spaventa.
Vedono nelle case abbandonate, nelle fabbriche che cadono a pezzi, nella enorme stazione fantasma una possibile e terrificante proiezione di quello che può succedere ovunque se il meccanismo che abbiamo avviato improvvisamente si inceppa.

La STAZIONE è un posto emblematico, si erge ancora maestosa, nonostante tutto, nel suo elegante stile Beaux arts. Ė lontana dal centro, se ne sta lì, in disparte, ridicolmente protetta da un filo spinato che protegge ormai il nulla.




Le case sbarrate, svuotate, incendiate resistono come vecchi guerrieri a cui hanno rubato tutte le armi. Davanti ad ognuna ti chiedi che storia ti potrebbe raccontare, che vite ha protetto prima di essere lasciata. Adesso le puoi comperare a cento dollari o anche meno.









Detroit è un museo a cielo aperto, una esposizione di fallimenti, una teca di reperti storici che ci devono far riflettere. 
La cosa che maggiormente mi incanta è che dalle rovine il riscatto probabilmente avverrà attraverso l'arte, perché 
l'arte salverà probabilmente Detroit.





Nell' enorme Russell Industrial Center i giovani artisti, che vengono ormai da tutta l'America e non solo, affittano spazi a tre dollari al metro quadro creando sinergie artistiche dove prima, tra le macerie, si addestravano le squadre speciali della polizia














Di' qualcosa di buono su Detroit. 
Non è difficile, questa città è un po' magica e in un attimo ti incanta, Ma quando sei sotto l'effetto di un incantesimo è impossibile raccontare i dettagli logici e le motivazioni reali.
Detroit è un cucciolo abbandonato sul bordo della strada ma occhio è cucciolo di carattere e ti devi avvicinare con le dovute cautele.










Ogni momento il contesto può cambiare, attenti al quartiere che state attraversando.
 Anche percorrendo la stessa strada poche miglia possono fare la differenza ma non siate prevenuti perché proprio dove si accumula quella che pensavate immondizia possono sbocciare idee e opportunità 





Certo non è obbligatorio amare Eminem ma è un tassello che non si può dimenticare...guardate il video è meglio di cento visite guidate. Ah dimenticavo: tiratevi su il cappuccio della felpa, mi raccomando.




"Perciò definitela rivalità tra fratelli 
Prendete la sua vita, la chiamano la rapina imperdonabile 
Un uomo saggio mi ha detto che portare rancore 
È come lasciare che qualcuno che abita nella tua testa senza pagare l’affitto 
Parlo sinceramente, non ho tempo per sfrattare questi pagliacci..."