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venerdì 27 marzo 2015

Domande

A cosa ha pensato? A cosa non ha pensato?
 E salito sulla scaletta e li ha guardati negli occhi. Li ha sentiti salire, uno per uno, sorridenti, rumorosi. Tutti con il loro biglietti in mano e con un numero in testa. Ha sentito le voci dei colleghi salutare più di cento volte, augurare una buona giornata che non ci sarebbe mai stata.
 Ha contato i tonfi delle cappelliere che non si sarebbero più aperte e si è riempito gli occhi dell'azzurro tenero che avvolge El Prat de Llobregat.
Cosa si è ricordato? Cosa non si è ricordato?
 Forse non ha ricordato la tenerezza delle mattine di Natale, in pigiama, con i piedi gelati. Non ha ricordato il mare e i giochi sulla sabbia. Non si è ricordato dell'odore dell'erba dopo un temporale e del profumo dei pini, le sere d'estate.
Ha ascoltato con sarcasmo le raccomandazioni di sicurezza, forse è stato il solo ad ascoltarle mentre l'ombra dell'aereo solcava il mare di Barcellona.
Cosa ha detto? Cosa non ha detto?
 Ha raccontato della cena in un piccolo ristorante del barrio di Gràcia, ha letto numeri e confermato dati, mentre le montagne si avvicinavano. Ha ascoltato le parole del comandante, quelle che tutti aspettano di là in cabina e pochi capiscono. Ha annuito sull'ora di arrivo.
Respirava piano mentre  sfiorava la roccia, perché è una manovra delicata.
Cosa sognava il bimbo del 25 B?

mercoledì 25 marzo 2015

Zibaldone

Il siparietto con le suorine e il cardinale non  mi è piaciuto. Il tono e le parole del monsignore non solo non erano divertenti ma erano una summa di banalità maschiliste. Detto.

Angelina credo stia esagerando ma ognuno può agire come vuole con il suo corpo. Certo che qui negli USA non è  da tutti potersi curare a questi livelli. La prevenzione è incoraggiata ma il costo degli esami è folle e non tutti hanno assicurazioni che coprono questi costi in modo decente. La sanità americana è complicata e mi lascia perplessa, molto perplessa.
Se si pronuncia la parola Obamacare, nella mia classe di inglese, alla prof viene un attacco di bile e si trasforma nel terribile Hulk. Quando avrò un livello di inglese migliore vi spiegherò perché. Da ricordare.


Sempre nella mia classe di inglese, alla domanda cosa vi manca di più del vostro paese, le brasiliane in coro hanno gridato: Mutande. Sappiatelo.

L'articolo di maggior consumo, in questo periodo sul suolo americano,  sono i vestiti da sera. Le feste di fine anno sono alle porte. Ma la mattina vanno ancora a scuola in pigiama e Ugg.
Io però mi ci sono infilata in un camerino pieno di vestiti, paillettes, ragazzine e ciccia. Io ho collaborato con la ciccia e l'entusiasmo. Ho detto una serie infinita di: nice, amazing, gorgeous. Mi sono divertita tantissimo e lo Scettico ha preso la forma della poltroncina come un barbapapà. Fatto.

Qui i dentisti non devitalizzano i denti e non li tolgono. C'è lo specialista della devitalizzazione e quello dell'estrazione. Però parlano tutti tantissimo mentre lavorano e ho scoperto: 1) che la costiera amalfinana è il posto più bello del mondo; 2) che negli anni settanta le voci in falsetto piacevano molto qui oltreoceano e la assistente di sedia non sapeva rispondere a colpo sicuro se chi stava cantando era maschio o femmina. Qui si fa cultura.

Vi ho già detto che gli americani urlano nei ristoranti? Soprattutto le donne? Se poi è sera e il ristorante è carino il tono aumenta e ridono fortissimo e cantano. Vi ho già detto che gli americani tengono una mano sotto il tavolo mentre mangiano? Gira una strana scusa che racconta del  vecchio West, di pistole e pranzi in relax con i commensali. Io diffido ancora. Lamentela.

Oggi piove, ho un leggero mal di testa, leggo brutte notizie e mi deprimo.
 Avrei un montón di cose da fare e invece scrivo frivolezze qui sul blog.

Aprile si avvicina e il mio zibaldone di giorni tristi e felici mi sta per travolgere.















lunedì 23 marzo 2015

Il mio blog in uno zaino



  1. MARILENA se n'è andata.
    Come fanno le persone vere, quelle del mondo reale. Improvvisamente.
    Marilena era vera, verissima anche se per andarla a trovare non suonavo ad un campanello, non facevo un pezzo di strada, magari in bici, come amava lei,  ma mi spostavo con una freccetta, cliccavo sul titolo del suo blog ed entravo nel suo mondo, solo con gli occhi. Nel suo blog si chiacchierava di tutto : di arte, di piante, di danza, della sua città, della sua famiglia, di viaggi, in leggerezza, senza voli pindarici. Marilena non si nascondeva dietro l'anonimato, come fanno molti blogger, ci metteva la faccia nel suo blog e il cuore. Ci metteva tutta la sua vita. C'erano spesso vecchie foto di famiglia che lei ci lasciava, come appoggiate su un tavolo, per condividerle con noi, compagni di viaggio. C'erano gli anni di lavoro, raccontati con umorismo e un pizzico di nostalgia, c'era tutto l'orgoglio di essere madre, c'era il suo essere figlia, grande e paziente e tutte, proprio tutte le sue molteplici passioni. 
    Quando raccontava del suo orto, io mi sedevo lì,  sulla panchina sotto la pergola, e la guardavo mentre zappettava intorno alle piante di pomodori, mentre apriva con aria sorniona il sacchetto di terra vulcanica, che si era portata dal suo viaggio alle pendici dell'Etna e mentre ne spargeva piccole quantità intorno ad ogni piantina, come fosse polvere magica, scettica ed entusiasta come una ragazzina. Sosteneva che la terra lavica avrebbe agito molto meglio di qualunque concime. Io annuivo e sorridevo. Me ne stavo lì ad ascoltare i mille rumori, che lei ci sapeva far arrivare, anche a diecimila chilometri di distanza,da quel pezzetto di terra che era il suo luogo del cuore.
    C'è uno zaino abbandonato lungo i binari, c'è sempre stato è lo sfondo del suo blog ma adesso ha un significato completamente diverso.
    Marilena se n'è andata e ci ha lasciato il suo zaino pieno di parole.
    Io voglio tenermi strette queste di parole, quelle che mi ha lasciato per il giorno del mio compleanno. 

    1. " Il regalo bello me lo hai fatto tu quel giorno che bussasti con tanta discrezione alla porta del mio blog, mi piacesti fin da allora e nel tempo mi sei piaciuta sempre più. Io non sono una sensitiva, ma tu sicuramente sei fra quelle persone che sanno farmi scivolare il velo di dolcezza sul cuore (oltre a tutte le altre doti che ti riconosco ma che non te le spiattello ora ... me le tengo magari come regalo di Natale).
      Auguri mia dolce compagna di viaggio, passa un buon compleanno. Spero ti arrivino il mio abbraccio ed il mio bacio :). Ciao. Marilena"
    Buon viaggio Marilena, non ti preoccupare per lo zaino, te lo tengo d'occhio io.


venerdì 6 marzo 2015

Il richiamo della foresta, fuori dalla cucina.

Dove le condizioni atmosferiche sono dure la vita deve tenere il passo. Non c'è spazio per chi è debole e chi non combatte soccombe. Gli inverni da queste parti ricordano, senza ombra di dubbio, descrizioni dei romanzi di Jack London. Fuori dalla mia cucina si scatena la Natura e la neve si accumula dandomi la sensazione di essere isolata dal mondo.





Le bestiole, anche le più piccole, ti sorprendono per fantasia, una fantasia necessaria plasmata dalla fame e dal freddo sempre più intenso.



Alle porte dell'inverno, in un giorno lucido di sole, ho sentito colpi di martello in casa. Gli operai, con cui vi ho tediato per mesi, sono ormai solo un lontano ricordo e penso a lavori dal vicino. Passo da una finestra all'altra ma è il solito deserto. I colpi continuano e in compagnia di Pelosone cerchiamo di capire da che angolo della casa provengano, finalmente usciamo sulla terrazza e guardiamo il muro della cucina. Un enorme picchio, in perfetto stile Woody Woodpecker, mi sta trapanando il muro.
 Dai piccolo, via non scherziamo, con tutti gli alberi che ci stanno! Il picchio, per niente intimorito, va avanti tutto il giorno nonostante l'andirivieni mio e di Pelosone per convincerlo, anche non amabilmente, a traslocare. A sera, comunque, il muro ha un perfetto buco tondo che si innoltra nelle cavità misteriose della casa americana.
















Oggi, stesso andirivieni, reso leggermente più difficoltoso dal mezzo metro di neve che ormai è tutt'uno con la terrazza, per convincere uno scoiattolo a non divorarmi tutte le sedie del salotto estivo che devono essere particolarmente gustose. E così, improvvisamente, capisco perché tutto il vicinato ha sedie e tavoli in ferro.








Qualche mio lettore particolarmente amante degli animali potrebbe ora dirmi: ma dai da mangiare  a quelle povere bestie!
Tranquilli, cercando di restare in un budget ragionevole, ho allestito una mensa da campo con differenti livelli e differenti offerte che dovrebbe soddisfare parecchie specie:
malloppo di mais per gli scoiattoli, mangiatoia classica per uccelli granivori, cubo di grasso per insettivori, ciotola con misto di mangime e verdure per lepri e cervi.







Ieri mentre preparavo il pranzo un grido gutturale mi ha fatto sobbalzare: un grosso falco era tranquillamente appollaiato vicino alla mensa da campo.





 Sospetto che il suo verso fosse una qualche forma di ringraziamento.

Intanto Zanna Bianca medita sul suo materassino.


PS.
Le foto del post sono tutte di mia produzione, se ve ne serve una o più  almeno citatemi.




mercoledì 4 marzo 2015

Londra 1851 - Milano 2015

Il Tecnico è tornato alle origini.
Per diversi mesi lavorerà nella terra patria.
Ha salutato, con una certa tristezza, la ventosa e colorata Londra per immergersi in una elegante ed Exposissima Milano.
Mi piace saperlo in Italia, mi piace l'idea che possa conoscerla, scoprirla in tutte le sue sfaccettature, guardarla da vicino, giudicarla da solo, senza idee preconcette e stereotipi.
Ho già il telefono pieno di foto di prodotti alimentari: biscotti in pacchi gialli, scatole di pasta azzurre, ovetti e ovoni di cioccolata, coppette di gelato al caffè. Tante madeleine virtuali che mi fanno viaggiare e ricordare.
Il Tecnico è tornato alle origini.
In bocca al lupo, Tecnico e buon lavoro. Porta pazienza sui piccoli e conosciuti difetti di noi italiani e gioca di fantasia, pretendi professionalità perché c'è, esigi lavoro duro che sappiamo farlo, lo abbiamo sempre fatto e lo abbiamo esportato nel mondo. Pretendi rigore che ogni tanto ci lasciamo prendere dal tira- via ma solo perché siamo distratti dalla bellezza che ci circonda. Esigi gentilezza in ogni momento e sorrisi ogni giorno 'chè eravamo un popolo sorridente, ci siamo solo un po'incupiti.
Non arrabbiarti troppo e quando esagerano ricordati che questo è solo un porto dal quale salperai di nuovo tra qualche mese ma sicuramente lasciandoci un pezzetto di cuore.
Forza Tecnico, cerca di nutrire una piccola parte del pianeta, con passione e fantasia.

domenica 1 marzo 2015

Qui Radio Londra

Questo è un posto di parole, parole scritte.
 Questo è un posto silenzioso, dove le voci sono solo immaginate.
Qui d'abitudine si legge, ma domani e solo domani, qui si ascolta.
Alle sette di sera, ora italiana, avrete l'occasione, unica ed irripetibile, di ascoltare la voce di Mìgola.
Sicuramente mi pentirò di avervelo detto ma ormai è fatta.
Ne riparliamo domani.

venerdì 20 febbraio 2015

Po' speta che te conto...

Ieri ho sfidato il tempo.
 Navigando, quasi per caso ma attraverso una serie di magiche coincidenze,  ho modernamente scavalcato le ormai improbabili serate in famiglia, riuniti attorno ad un tavolo, dove si ricordavano, in uno zibaldone allegro, i vari nonni, bisnonni, zii, cugini lontani.
Devo dire che non ho proprio una famiglia stile Kunta Kinte, almeno da parte materna e le zie interrogate al volo non ricordavano nemmeno i nomi del nonno materno.
 Vi adoro ma con voi Radici sarebbe stato un opuscolo poco dettagliato.
Grazie a mamma Provincia, invece, che ha un sito strabiliante dedicato ai migranti, con una mezza giornata di lavoro intenso, ho potuto farmi un albero genealogico da invidia risalendo fino al 1815. Chi storce il naso sulla data, si rivolga ai miei due aedi trentini e poi farà meno lo schifiltoso.
Ho scelto di risalire in linea materna alla ricerca della parte femminile e nonna dopo nonna mi sono avventurata in un piccolo paese sconosciuto che si chiama Prade, nella valle del Vannoi, da dove arrivava la mia trisavola con un nome meraviglioso: Bortolammea.
Bortolammea era nata nel 1863, cento anni prima di me.
Era una donna forte con gli occhi chiari e i capelli color del larice in autunno. Adorava guardare le albe nella sua valle e adorava la neve, fin da bambina. Faceva sogni incredibili che avrebbe voluto raccontare nelle lunghe serate d'inverno. Cecilia, brusca e malinconica, la interrompeva sempre, quasi avesse paura di quei sogni sgangherati e premonitori della sua bambina...
Ieri ho sfidato il tempo, ho scoperto da dove vengo e ho incontrato Bortolammea.
Ciao nonna.





mercoledì 11 febbraio 2015

In anticipo

L'amore si coniuga in vari tempi e modi,
l'amore si ricarica per contatto,
l'amore non invecchia e si trasforma,
l'amore si nasconde negli angoli più strani
e ti assale, ridendo, mentre sei  triste.
L'amore è multiforme
e ogni forma si trasforma, distorcendo l'immagine precedente.
L'amore è suono, pelle, odore.
L'amore è attesa,
paziente ascolto vestito di desiderio.
L'amore è distanza dolorosa.
L'amore sono occhi stanchi e capelli dimenticati nel pettine, il mattino,
sono ciabatte vicino al comodino e pigiami aggrovigliati sotto il letto.
L'amore sono le tue braccia che mi aspettano sempre.
L'amore è anche qui, silenzioso e paziente, seduto accanto al dolore.

venerdì 6 febbraio 2015

Ci siamo e stiamo anche abbastanza bene.

Vorrei rispondere a chi, nel motore di ricerca, ha inserito la inquietante domanda: ci sono italiani a Detroit?
Sì, ci siamo, tranquillo e stiamo anche abbastanza bene. Sarebbe simpatico avere anche un effetto eco in questo caso, darebbe un tono leggermente epico al post.
Noi italiani abbiamo una buona resistenza alle avversità e quindi sopravviviamo ai meno diciotto mattutini, alla neve in buona quantità e che viene spalata approssimativamente, ai coyote che girano affamati, ai cervi che ti tagliano la strada, agli autisti che telefonano, mangiano, leggono, agli sceriffi appostati ovunque, ai biscotti degli scout.
Caro navigatore del web, ti vorrei rassicurare.
Siamo una comunità bella allegrotta, numerosa e in salute.
Certo, quando alcuni di noi si ritrovano in gruppo, la sera intorno al fuoco,  si sviluppa il classico effetto nostalgico del migrante e si parla inevitabilmente delle famose tre C: cucina, caffè, clima.
 Ma stiamo benino e conviviamo pacificamente con i locali anche quando fatichiamo, come nel mio caso, a capirne l'idioma.
Ci abituiamo presto a certe comodità, ormai scomparse sul vecchio continente, come: trovare subito parcheggio, dimenticarsi quasi di chiudere la porta di casa, essere salutati cordialmente da commesse ed impiegati, qualcuno che ti mette la spesa nei sacchetti, tanti sacchetti, avere dei vicini cordiali e attenti e il dentista che la sera, dopo una pulizia, ti telefona a casa per sapere come stai.
Caro internauta, la tua domanda mi ha fatto sentire un po' come una pioniera, non vorrei che certe statistiche, messe in rete forse dal Tecnico in un estremo tentativo di bloccare la migrazione dei genitori,  ti avessero spaventato. Il Tecnico sostiene, dati alla mano,  che sia più pericoloso passeggiare di notte per Detroit che per Baghdad e forse in certi quartieri non è proprio consigliato aggirarsi alle tre di mattina ma normalmente, noi pionieri, giriamo tranquilli, andiamo a teatro, allo stadio, in ristorante, nei musei e torniamo sani e salvi a casa.
Detroit non è certamente una delle più belle città degli USA ma ha un fascino unico che ti intriga, un mix perfetto di decadenza e forza.
Se hai ricevuto una proposta di lavoro e sei terrorizzato, caro lettore con dubbi amletici, lascia un commento la prossima volta, noi pionieri siamo pronti a fare quadrato e a fugare molti dei tuoi dubbi.
Ci siamo e stiamo anche abbastanza bene.






venerdì 30 gennaio 2015

Funeral home

Ieri sera ho partecipato ad un funerale americano.
Sono entrata per la prima volta in una funeral home.
Una funeral home è proprio come una casa, niente a che vedere con le squadrate, asettiche e tristissime camere mortuarie a cui siamo abituati in Italia o meglio a cui sono abituata io, visto che non conosco certo tutte le realtà italiane.
Morbidi divani, caminetti accesi, librerie piene di libri veri. Una vecchia villa silenziosa e accogliente    dove i passi si fanno felpati su soffici tappeti. Una foto incorniciata all'ingresso ti dice che il tuo amico, conoscente, parente ti aspetta nella sala rossa in fondo a destra ma senza fretta, togliti il cappotto, scaldati davanti al fuoco se vuoi. Vuoi qualcosa da bere? Accolto e accompagnato entri nella sala piena di gente, di bambini, di foto e disegni. Diresti una riunione di famiglia, di quelle importanti. Le bimbe sono piene di fiocchi e vestiti eleganti e senza scarpe. La vedova è seduta su un divano vicino al morto e tiene  in braccio una nipotina, chiacchera con una vecchia amica e ogni tanto tiene d'occhio il marito come facciamo noi donne, mi raccomando non esagerare, diplomatico, amabile con lo zio brontolone, cravatta a posto?
I figli, che sono grandi copie del signore adagiato nella bara, accolgono parenti e amici con vigorose strette di mano e abbracci forti. C'è voglia di raccontare e il vecchio signore è nei racconti che si sviluppano nei vari angoli della grande sala. Ogni tanto riceve la visita del nipotino di sei anni che lo tiene al corrente degli arrivi e gli presenta i vari amichetti. Solo un attimo grandpà, perché abbiamo parecchie cose da fare.
Ho salutato anch'io questo vecchio signore che non conoscevo affatto, ho curiosato negli  istanti importanti della sua vita attraverso le foto che aveva accanto. Lui bimbo alla fine degli anni trenta, studente con enormi occhiali negli anni cinquanta, giovane sposo negli anni sessanta, felice papà verso gli anni settanta, pelato e sorridente sotto alberi di Natale negli anni ottanta, con la pancia ma sempre sorridente per il resto della sua vita e con altri bimbi piccoli tra le braccia, quelli che adesso corrono nella sala, che è la sua foto finale.
Mi è piaciuto questo momento. Avrei voluto qualcosa di simile anche per i miei. Un posto caldo e accogliente dove stare con  i tuoi per celebrare un momento difficile ma sempre parte della vita. Mi sono immaginata come sarebbe potuto essere il commiato della mia guerriera, in una situazione simile, con la sala rossa piena di amici e di tutta la gente che avrebbe raccontato di lei e del suo coraggio e le foto dove  sarebbe stata splendida e sorridente. Poi ho immaginato la sala rossa piena di cacciatori vestiti di verde e con i rametti di pino sui cappelli e i gagliardetti dell'Arma momentaneamente abbandonati negli angoli per poter abbracciare i commilitoni. E quelle foto dove papà faceva finta di essere un pugile serio, e quella dove è in divisa con me piccolissima in braccio.
Buon viaggio vecchio signore.
Nice to meet you.