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giovedì 23 maggio 2013

Pöra mòrt…



pöra mòrt

la töl dré tut le mesèrie
e ogni ratàra ‘n te ‘l prosàch
dele volte fòrsi ‘l par la te tampìnia
dessiguàl, da lumaciàra, strozegàndose
dré a i àrfi de le gènt, a bòtaciuch,
pöra mòrt
la còn törse dré qoei bòni
come qoei che i ghe fa ‘l vèrs
no la lédra ‘l camp da ‘l erba
la ‘mpienìss ‘l benèl de àneme
e dele volte resta ‘n bùss
pöra mòrt
vorìa dirghe: làghei chi
tuti qoéi che i fa del mal
che ghe rèstia ‘l desideri
de ruàrla la sò storia
senza che ‘l suzédia mai

Diaolin


povera morte
povera morte | si porta dietro tutte le miserie | e ogni carabattola nello zaino | alle volte sembra quasi che ti insegua | mano a mano, come lumaca, trascinandosi | dietro il respiro della gente, casualmente, | povera morte | deve portarsi dietro quelli buoni | come quelli che la canzonano | non ripulisce il campo dall’erba | lei riempie il cesto di anime | e alle volte lascia un vuoto | povera morte | vorrei dirle: lasciali qui | tutti quelli che fanno del male | ché resti loro il desiderio | di finirla, quella storia, | senza che accada mai

Questa splendida poesia è di un poeta trentino di cui mi vanto di essere amica, almeno nel mondo virtuale, L'ho letta questa mattina e mi ha avvolto ed emozionato immediatamente. Ho chiesto a Giuliano in arte Diaolin il permesso di pubblicarla per condividerla con voi,  Leggetela ma soprattutto ascoltatela  perchè la voce del poeta stesso la sublima facendola diventare un suono balsamico.

Diaolin

Esistono...

Io non conoscevo don Gallo.
Certo ho negli occhi le immagini di un bel vecchio con il sigaro e la sciarpa rossa, ho forse sentito qualche intervista e  letto qualcosa scritto da lui  ma non lo conoscevo.
Il video di don Gallo che canta Bella Ciao è stracliccato su Youtube .
Io non conoscevo don Gallo ma sono sicurissima che mi sarebbe stato molto simpatico.

Il prete che ha unito la mia vita a quella dello Scettico era un prete operaio e da ragazzina mi ha insegnato L'Internazionale su un pullman che ci portava ad una manifestazione a Stoccarda.
E ha fondato un coro che si chiama proprio Bella Ciao.
Questi uomini, questi preti esistono e sono fari nella notte.

Ciao don Gallo.
Un oceano di baci, don Bepi.


mercoledì 22 maggio 2013

Donne trentine nella storia...

Strasbourg  22 maggio 2013

Carissimi filioli

finalmente sono riuscita a scovare un pezo di carta che ho barattato con una manciata di foglie di thè.
Aveva già cosa buona che era siutta, la carta.
La vita qui scorre normale ma piove tanto, ma tanto che anche gli oseli anno le piume bagnate e non sanno più dove ripararsi.
 Ricevo vostre notizie saltuarie e aspeto che il postino passi tutti i giorni ma niente, niente. Chisà come sarete cresciuti e grandi e forti e sogno la notte di strigervi al mio cuore.
Il vostro papà si tiene bene e chisà se lo riconoscereste tanto è diventato bianco di capelli e di barba ma sempre drito come un fuso. Il cane di casa è molto vecio e passa le giornate a cercare un raro raggio di sole.
Mi mancate tanto.
Fissi baci e pure saluti.
Vostra Madre.



ps
Dicono che noi mamme ne sappiamo una più del diavolo e sono pronta a tutto per ricevere notizie meno saltuarie dalla lontana Svizzera, anche di rispolverare vecchi modi di interagire con la prole lontana.
A parte il gioco a cui mi sono affidata in questa uggiosa giornata di novembre (ma non era maggio?), è con grande commozione e rispetto che ho letto in questi giorni le lettere di donne trentine internate a Katzenau durante la Grande Guerra. Lettere piene di forza, di amore, di nostalgia per tutti gli affetti lontani. Lettere tenerissime e fresche nel loro linguaggio semplice e carico di forme dialettali. Per chi ne volesse sapere di più:

  • Il grande esodo del 1915 di Aldo Gorfer
  • Le città baracche di Aldo Gorfer
  • Profughi in Italia di Manuela Broz
  • Katzenau, la landa dei gatti di Aldo Gorfer

  • Un oceano di baci a tutti.



     
     
     
     
     
     

    mercoledì 15 maggio 2013

    Di Angelina e della Bestia

    Con la brutta Bestia c'è una storia, una frequentazione di lunga data.
     La conosco da quando ero bambina.
    C'era intorno a me chi la chiamava "la" malattia, chi ne cambiava il genere e la faceva diventare "un" brutto male, chi per non nominarla si esercitava in lunghe elocubrazioni.
    Quando ero bambina, seduta vicino al letto di mia nonna, me la immaginavo come un grosso microbo, qualcosa di strano, magari con scaglie e peli, annidato nella pancia della nonna e, poichè lei spesso si massaggiava la pancia, mi credevo che la volesse blandire, la brutta Bestia.
    Quando nonna se ne andò maledissi il microbo con tante parole, anche stupide, come fanno i bimbi.
    Poi la Bestia, che secondo me se ne era restata acquattata in un angolo polveroso della stanza di nonna, prese di mira il nonno e intorno a me si ricominciò la litania delle definizioni dette a mezza voce.
    Forza nonno, qui c'è poco da scherzare, ci dobbiamo mettere al lavoro, pensai, ma non dissi niente perchè lui non aveva nemmeno la metà del  coraggio di nonna.
     Fondamentalmente si sedette e aspettò.
     Ma era anche molto arrabbiato, non con la Bestia, come mi sarei aspettata, con i santi che tanto aveva pregato e amato durante tutta la vita e di cui conservava nel portafoglio immagini come fossero stati nipoti lontani.
    Un pomeriggio le immagini volarono lontano nella stanza e, grazie alla qualità pregiata della carta su cui erano stampate, ci misero un'eternità per ricadere sul pavimento.
     Ricordo che pensai che poteva essere la prova dell'esistenza di un'entità superiore questa lentezza e questa eleganza nella caduta, come se una mano invisibile le avesse raccolte e accompagnate con devozione.
     Nell'aria pesante risuonò l'unica bestemmia di tutta una vita.
    Crescendo mi resi conto che  la Bestia si annidava in parecchie stanze, che ognuno aveva il suo modo di annunciarla o di negarla, di sottovalutarla o di farsi battere già in partenza. Quando qualcuno raccontava che "la" malattia lo aveva colpito io lo guardavo negli occhi e cercavo di capire se sarebbe stato un combattente come la nonna o un  disertore triste come il nonno.
    Quando un medico alto e magro sentenziò che la Bestia era ancora con noi guardai negli occhi mamma e sbagliai completamente categoria. Che errore scambiare un guerriero per un codardo.
     Per un pomeriggio intero restò rannicchiata nel letto mostrandomi le spalle ed io le massaggiai la schiena per blandire il microbo. Nessuna parola, nessun nome, non lo chiamammo mai, per tattica.
    Adesso che mamma se ne è andata, la Bestia è, per me, da qualche parte in uno spazio immaginario ma sempre più affamata.
    Mi è stato chiesto se volevo fare un esame per vedere se mi trova gustosa e in che percentuale.
    - "Sa, se la percentuale è alta possiamo fregarla, le togliamo il cibo da sotto il naso."
     Astuti!
    -"No, grazie."
    Vede, lo so già che sono gustosa, è una questione di famiglia, gustosi di nostro, ma non ho nessuna intenzione di aspettare anni sapendo che è già dietro la porta.
     Ho deciso di voltare le spalle alla Bestia, di non farle sconti, di usare la tecnica del "ti tengo d'occhio" ma facendo finta di niente.
    Non lo so se Angelina ha fatto bene ad affrontare la sua Bestia in modo così diretto, stranamente mi viene in mente quella canzone di Vecchioni, Samarcanda, dove il soldato scappa lontano solo per arrivare dalla Morte che non lo aspettava più.
    La Bestia è infida e se ne frega delle percentuali, una Bestia con le scaglie e con i peli le schifa le percentuali.


    lunedì 13 maggio 2013

    Ho...

    Sono stati giorni intensi e non facili ma:

    • ho mangiato asparagi saporitissimi, il rotolo di spinaci, el tortel de patate, canederli, la polenta di Storo, erbette di campo;
    •  ho impacchettato tutta la casa senza troppe lacrime e con molti sorrisi (avevi ragione Annachiara!);
    •  ho avuto vicino una persona fantastica che mi ha aiutato, ha scherzato, sollevato infinite cose, fatto sparire oggetti, ha saputo sospingermi con delicatezza verso le giuste decisioni e ridere dei miei eccessi ed è stata la mia memoria storica senza mai la pedanteria di chi c'era e vuole fartelo sapere;
    •  ho potuto rivedere cari amici e sciogliere tutta la malinconia in chiacchere balsamiche;
    •  ho annusato il profumo dei miei boschi e ne ho sperimentato il potere taumaturgico;
    •  ho visto una casa in mezzo al bosco e mi ci sono immaginata anziana;
    •  ho conosciuto  ragazzi speciali che sono la prova provata che il coraggio, la fantasia e la voglia di fare non mancano e si vedono riflessi negli occhi e si sentono nelle strette di mano;
    • ho camminato per le strade della mia città riconoscendone, come i ciechi, gli angoli e le curve, mano nella mano con lo Scettico, mi sono lasciata guidare nel suo vecchio cuore e la memoria sostituiva pian piano i dettagli per restituirmela ringiovanita di quasi trent'anni.
    • ho rivisto un uomo speciale che mi ha seguito in tutte le tappe fondamentali della mia vita: giovane studentessa mi ha aperto gli occhi sul mondo del lavoro e le sue problematiche, ha unito la mia vita a quella dello Scettico, ha tenuto in braccio e purificato i miei figli neonati, ha camminato con me, dietro le bare dei miei genitori, aiutandomi con parole sagge e forti. Anche questo era un momento forte e avevo bisogno di lui;
    • ho salutato l'oncologo di mamma e abbiamo parlato di lei con tenerezza, l'abbiamo ricordata sorridente e fiera dei suoi nipoti lontani ed è bello sapere che ci sono medici che non si lasciano indurire dalla fatica della lotta.
     Ho chiuso una porta fisicamente ma, forse, ho aperto una finestra del mio cuore che era chiusa da qualche anno ed ora sento l'aria nuova.

    lunedì 29 aprile 2013

    Date aria al blog...

    Vado.
    Devo andare.
    Anche se ho fatto di tutto per rimuovere il pensiero di questo difficile appuntamento, devo andare.
    Ci saranno giorni silenziosi, qui,su questo blog.
    E mi piacerebbe che tutto si risolvesse così:



    Purtoppo sarà un pochino più faticoso e difficile.
    Qualcuno mi ha detto che bisogna affezionarsi alle persone non alle cose.
    Vero.
    Giusto, ma quando anche le persone che amavamo sono partite e di loro restano solo le cose, quanto è difficile separarsene?
    Ci saranno cartoni di cose che partono, di cose che restano, cartoni che passeranno ad altri ed è importante che ogni cosa prenda la direzione giusta.
    Perchè è importante per me.
    Perchè quando chiuderò quella porta dovrò aver chiuso, per bene, tutte le porte che ancora sono aperte nel mio cuore.
    Date aria al blog ogni tanto, grazie.

    mercoledì 24 aprile 2013

    Anno Domini Millenovecentoventinove...

    La mattinata era già calda e il fazzoletto in testa non riusciva a trattenere il sudore che le colava lungo le tempie. Gli ulivi scintillavano al sole pulito di aprile e il cielo era di un blu intenso e felice. Ogni tanto si alzava, lanciava le erbe che aveva strappato e cercava di innarcare la schiena ma il dolore sordo, che le rosicchiava le reni, non accennava a passare.
     La notte era stata eterna e le lenzuola di lino le avevano ben bene grattato le gambe tanto le aveva mosse su e giù per trovare una posizione che la lasciasse riposare. Suo marito aveva borbottato qualcosa tipo: Augusta, dormi!
     Dormi. I mariti non potevano capire, non avevano colpa, semplicemente non potevano.
    Per non svegliarlo ancora si era rannicchiata il più lontano possibile ma il buco delle foglie di mais la richiamava, scricchiolando, senza posa e si ritrovava continuamente vicino alla schiena magra e forte del suo uomo.
    Non riusciva a scacciare le immagini del parto dell'anno prima, le sue grida durante e il silenzio crudele alla fine. Era il suo primo parto, certo, ma lo sapeva anche lei che dopo l'immenso dolore dell'espulsione ci doveva essere una sensazione di quasi benessere e si doveva sentire un pianto che avrebbe concluso bene il tutto.
     Ma il silenzio era cresciuto come un'onda e l'aveva investita con una potenza che nessuno poteva comprendere. Anche le altre donne erano restate in silenzio e avevano avvolto in fretta i due corpicini nei teli di lino preparati con tanta cura e riposti nel baule grande. Era riuscita a scorgere solo per un attimo  i due visini imbronciati e offesi, un momento e già aveva nelle orecchie le preghiere delle donne, un momento e già aveva negli occhi le due cassette di legno, un momento e già aveva nelle narici l'odore dell'incenso.
     Dio come odiava l'odore dell'incenso ma quel bischero di parroco non poteva saperlo e ci dava ancora e ancora.
    La mattinata non finiva mai e suo marito si arrampicava sui poggi veloce e silenzioso come sempre.
    Vado a casa, gli aveva gridato e lui aveva gridato qualcosa da tre poggi sopra. Si era messa sulla testa un po' di erba fresca per i conigli che erano proprio belli quest'anno e si era avviata verso casa lentamente. Questo bambino era proprio forte, lo sentiva muoversi e spintonare giù in basso, troppo in basso. A meno di un chilometro da casa capì che doveva accellerare. Quando si rese conto del liquido caldo che le colava sulle gambe si fermò e buttò la fascina di erba sotto un cespuglio.
    Doveva arrivare a casa, doveva arrivare nel suo letto, doveva sentire delle voci intorno.

    Quando gli diedero quel bimbone tra le braccia si lascìo invadere da una tenerezza che non aveva mai provato. Qualcuno le porse una pezza bagnata e lei si strofinò vigorosamente il seno enorme che profumava di erba nuova per i coniglietti. Il bimbo si attaccò con un vigore che fece ridere le donne intorno. Era il ventiquattro aprile millenovecentoventinove. Benvenuto Livio. Buon compleanno papà.






     Ps:  In questa foto il bimbo seduto a destra è mio nonno, classe 1903. Il papà di Livio.