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mercoledì 13 maggio 2020

Cacosmia

C'è come un gusto di muffa nelle parole
un gusto di marcio nelle idee.
C'è un gusto di aria fritta nelle intenzioni
un gusto di uova marce nell'aria.
Un gusto di medioevo,
aria di rogo ovunque.
Aprite le finestre.
C'è come un senso di nausea
un gusto di logica scaduta.
Odore di ormoni fasulli, aloni di umori stagnanti,
un gusto di caserma vecchia.
Aprite le finestre.
C'è come un gusto di polvere e odore di ciabatte schiacciate,
caffè cattivo in tazza grande.
Tutti sul balcone per respirare, senza cambiare aria.
Gusto di limone nelle buone intenzioni,
odore di grandi idee con scadenza limitata.
Applausi corti e offese lunghe al gusto di zolfo.



mercoledì 29 aprile 2020

Smart working

Sto facendo uno stage in azienda.
 È stato un po' un caso: il virus, la logistica, la mancanza di personale volontario...
Improvvisamente da casalinga svogliata mi sono ritrovata ad essere il braccio destro del capo in azienda.
 Accidenti, mi sono detta, qui ti giochi l'avvenire, cara mia.
Cogli l'occasione, dimostra quanto vali.
 Quindi fin dai primi giorni non mi sono risparmiata.
 Alle otto e trenta  puntuali si parte con la prima riunione, generalmente un briefing mattutino di crisi e subito metto in atto una strategia d'attacco con caffè latte, spremuta, pane tostato con burro e marmellata, pastiglie della pressione.
Sostengo il gioco di squadra e sfamo anche il cane del capo.
Verso le dieci inizia la routine delle riunioni pesanti e secondo le procedure già consolidate da precedenti stagisti, a detta del mio unico referente in azienda, che poi sarebbe anche il capo, è questo il momento in cui si deve dimostrare di essere performanti con caffè lunghi e corti alternati e magari rallegrati da un cioccolatino appoggiato elegantemente sul piattino della tazzina.
 Me la cavo abbastanza bene, pare. Il capo annuisce sempre e una volta mi è parso di scorgere un leggero sorriso.
Nella pausa pranzo una stagista con grandi sogni di crescita aziendale è sollecitata a fornire un pasto completo al capo che magari ne approfitta per leggere mail e messaggi non prorogabili.
Il pomeriggio di lavoro inizia alle due e ci si organizza per l'ultimo caffè prima delle telefonate fiume. Sempre nel pomeriggio il cane del capo incomincia a dare segni di insofferenza e io mi occupo di distrarlo per evitare che dica la sua in video conferenza. Pare che in questa precisa responsabilità sia stata evidenziata una mia predisposizione naturale che mi dicono verrà sicuramente valorizzata in ambito lavorativo. Mi hanno detto che è una skill importante per sperare in un futuro lavorativo nella società.
Il cane del capo ed io non abbiamo ben capito cosa vuol dire ma intanto ne abbiamo approfittato per farci una pausa in dispensa nel reparto biscotti.
Verso le sette di sera incomincio ad organizzarmi per chiudere l'ufficio ma il capo trova sempre il modo di farmi fare lo straordinario sostenendo che è una ottima occasione di approfondimento di certe tematiche affrontate durante la giornata. Quindi magari tiro fuori due patatine e due flûte di prosecco.
Alle otto in genere chiudiamo la porta dell'ufficio e andiamo a casa. In un attimo siamo sulla porta della cucina e il capo mi chiede gentilmente: cosa mi fai da cena?
Questo smart working dopo un mese e mezzo mi sembra una fregatura ma non mi arrendo. Non capita tutti i giorni una occasione simile.
Lo ha detto anche il capo.

giovedì 2 aprile 2020

Tanto per capire.

Io ho avuto la polmonite. Avevo sette anni.
 Ancora ricordo la febbre altissima che mi faceva vedere un enorme buco in cui venivo risucchiata, mentre scivolavo nel buco sentivo il mio corpo che si gonfiava partendo dalle mani e la sensazione era terribile.
Sono stata a letto un mese, sudata, affaticata, molle.
Avevo sette anni e ancora ricordo la paura.
Ma la paura più grande era quella di essere sola, di morire sola, di non avere nessuno al mio fianco a cui stringere la mano.
Potete ora capire come ascolto i Tg in queste serate assurde.
Sono in ogni letto che ci fanno intravedere e ho sette anni.

mercoledì 1 aprile 2020

Tiratemi fuori dalla gabbia

Suona la sveglia, alle sei, inesorabile.
Dalla camera da letto al soggiorno, prendendola calma calma  e passando dal garage, ci vorranno due minuti. Ma i ritmi sono importanti, dice lo Scettico.
Doccia, colazione, notizie e poi al lavoro, in una comunione di spazi che deve conciliare lo svuotamento della lavastoviglie con serissime video call, ronzii di elettrodomestici che coprono le voci in arrivo da altri continenti e lo Scettico che gestisce le tempistiche gesticolando verso di me nella lingua dei segni.
Io intanto giro come un criceto in gabbia.
 Sposto oggetti da A a B e poi da B a A.
Faccio scorte alimentari, infatti mi sono venute due guanciotte niente male.
 Accumulo in tutti i sensi.
Raccolgo, pulisco, piego, ordino, igienizzo, che è diverso da pulisco, sia chiaro.
 Ogni tanto mi appallottolo sul divano, sotto due o tre coperte e dormo cullata da problematiche di turni, cassa integrazione, sanificazione degli spazi...
Che ore sono? Emergo dal cumulo di cotone. Lo Scettico scuote la testa. Lo interpreto come un "presto, tranquilla".
Presto per cosa?
Mi riappallottolo e aggiungo uno strato di coperta.
E sogno.
Sogno di eliminare le distanze, sogno abbracci infiniti, sogno soluzioni fantasiose per gabbare il coso e produco bava. La bava è importante per giudicare la qualità del sonno.
Riemergo, tiro fuori la testa e annuso l'aria. Mi stropiccio occhi, naso, orecchie, in barba ai decreti.
Ma tu non avevi tantissime cose da fare?
Tantissime.
Ma ho troppo tempo. Io funziono solo sotto pressione. Hai mai visto un criceto sotto pressione?

lunedì 11 febbraio 2019

Mary Celeste

Questa Italia è come una sirena ormai per me.
 Mi lego forte al pennone innevato di questo Michigan gelato ma lei mi chiama ormai.
Mi manda messaggi seduttori che mi spaventano perchè lo so che dietro il suo trucco pesante e la bocca a forma di cuore c'è una signora di mezza età piena di acciacchi che ti chiede solo di aiutarla a portare la spesa al quarto piano e con l'ascensore guasto da anni.
Mi tengo forte al parapetto di questo Michigan perennemente in tempesta.
Questa Italia è un palestrato tatuato che mi fa l'occhiolino ormai.
Mi manda occhiate piene di sottintesi e guizzi di muscoli che mi mettono ansia perchè lo so che dietro quei draghi colorati sui bicipiti ci sono dolori reumatici e vene varicose.
Questa Italia è così vicina che quasi riesco a toccarla ma proprio adesso ho paura ad allungare la mano.
Mi aggrappo al boccaporto, Capitano, non Le sembra di vedere un iceberg?
Lei vede iceberg tutte le volte che la traghetto da qualche parte, Signora.
No, no, Capitano. Le assicuro che questa volta lo vedo bene, anzi lo sento, lo intuisco. Lo vede laggiù? Sembra una piccola isola caraibica ma sotto è una immensa massa di ghiaccio tagliente. Ci squarcerà lo scafo.
Questa Italia canta canzonette per distrarmi ormai.
Mi incateno al timone ma lo so che ormai è stato inserito il pilota automatico. Questo Capitano è solo qui per fare scena, per allietare i clienti e mangiare al tavolo d'onore.
Questa Italia è un cucciolo di Labrador che gioca con la palla ma lo sento ringhare in sottofondo e non scondinzola mai.
Capitano dia l'ordine di fermare la nave, c'è un uomo in mare.
È un vecchio trucco, Signora. Ci provano in tanti.
Avanti tutta. Rotta verso la Penisola.

mercoledì 6 febbraio 2019

CSI Detroit

Io mi faccio dei beveroni intrugliosi. È una brutta abitudine che mi è rimasta da quando allattavo il Tecnico. Avevo sempre sete ma l'acqua da sola mi stufava quindi la taroccavo con succhi di frutta, la allungavo con le tisane al finocchio, la coloravo con la menta...
Ancora adesso quando ho veramente sete devo pimpare l'acqua. Ieri sera una gran sete e quindi vai di beverone: acqua gasata e succo di arancia in cartone. Ne bevo metà bicchiere e il resto mi aspetta sul comodino una decina di minuti. Finalmente finisco l'intruglio e sul fondo del bicchiere una melmetta bianca gessosa. Ma tanta eh? Annuso, tocco. Gessosa, bianchissima, inodore.
Lo Scettico è già in posizione nanna ma pongo il quesito lo stesso: Scettico guarda qua...cosa c'era nel mio bicchiere? Eh? Dove? Cosa? Boh! Spegni.
Riprovo ad annusare. Spalmo tra i polpastrelli, tocco con la punta della lingua che sembro un pusher dei film americani incaricato di valutare una partita di roba purissima. Faccio tutte le ipotesi: detersivo, calcare, zucchero, veleno per topi... incomincio anche a sentire dolori sospetti allo stomaco.
Poi dormo.
Ma questa mattina la poltiglia mi aspettava.
Aspetto che lo Scettico esca e incomincia CSI Detroit: controllo tutti i bicchieri. Puliti. Guardo la bottiglia dell'acqua. Limpida. Annuso il succo di arancia. Arancioso, buono.
Non resta che ricreare la scena del crimine cercando di rispettare dosi e tempistiche. Ricompongo il beverone sospetto. Ed eccola la poltiglia che dopo qualche minuto si deposita sul fondo del bicchiere. AH! AH!
Già pronta alla più grande class action della storia, una cosa tipo Mìgola contro lobby dei produttori di arance della Florida, mi accingo ad analizzare la confezione. Leggo.
Succo di arance della Florida con aggiunta di calcio.
Calcio?
Allora, cari produttori, alla mia osteoporosi, al mio rachitismo e tutto quello che si cura con la poltiglia bianca ci penso io eh...ma guarda questi!
Qui in Trumpland bisogna leggere sempre molto attentamente le etichette che ti ritrovi l'olio di pesce nel latte, la vitamina D ovunque, il magnesio nei biscotti e adesso il calcio nei succhi.
E nel prossimo futuro qualche calcolo renale.
Ma neanche i beveroni in pace si possono più fare...

martedì 5 febbraio 2019

Pezzetti di cuore.

Vorrei parlare di amicizia.
Senza l'amicizia non avrei potuto farcela in tutti questi anni.
Le amiche sono state tutto. Sono state porti sicuri nei momenti di tempesta vera, sono state balsami su ferite che bruciavano, sono state mani a cui aggrapparmi, occhi in cui specchiarmi e rasserenarmi, sorrisi da conservare.
L'amicizia ha permesso di superare tutti quei momenti di approdo al buio, quei momenti di solitudine e di ricostruzione che sono l'inizio di ogni espatrio.
L'amicizia ha gli occhi dolci a Lione, il sorriso a Barcellona, braccia forti in Normandia,  capelli ricci a Singapore, dita in ogni dove come su una tastiera planetaria.
Ho affidato pezzetti di cuore a tante amiche e loro li hanno seminati nel mondo: Singapore, Tokio, Barcellona, Parigi, Roma...
Vorrei parlare di amicizia.
Ma l'amicizia non si racconta. Si respira. Si sente. Si percepisce e si intuisce.
E io non smetterò  mai di crederci.
E continuerò ad affidare pezzetti di cuore a donne speciali.
Perchè sì.

giovedì 31 gennaio 2019

Natura americana in interno freddo.

Della serie i problemi non vengono mai soli: dopo una esplosione/incendio un un centro di distribuzione del gas, il governatore ci chiede di abbassare le temperature in casa. Freddo fuori, freddo dentro.
Io riempio in continuazione la mangiatoia degli uccellini fuori dalla finestra ed è uno spettacolo di presenze: passerotti, cinciallegre, cardinali, picchi di tutte le dimensioni, storni, codirossi, ghiandaie...
E ogni tanto c'è un rapace che passa, 'chè  c'è sempre quello che ne approfitta degli assemblamenti. Il black bloc di turno.
Ieri è passata correndo una volpe ma non stava bene e oltre ad avere una zampa completamente penzoloni era anche confusa, probabilmente era stata colpita da un auto e non sapeva dove ripararsi.
I cervi sono lenti e incedono nella neve con un passo maestoso. Questa natura americana mi ha riempito gli occhi e il cuore in questi cinque anni.
 Cosa doveva essere questo continente quando arrivarono i primi pionieri?

"Credo che potrei voltare la schiena e andare a vivere con gli animali, così placidi e contenti,
mi fermo e li contemplo per ore e ore.
Non s’affannano mai, non gemono per la loro condizione,
non vegliano al buio a piangere i loro peccati,
non mi danno disgusto discutendo sui loro doveri verso Dio,
nessuno è insoddisfatto, nessuno impazzisce per smania di possedere,
nessuno s’inginocchia davanti a un suo simile, né ad altri della sua specie vissuti migliaia di anni fa,
nessuno è rispettabile o infelice per la terra universa."
Walt Whitman




mercoledì 30 gennaio 2019

Vortex

Siamo nel vortex polare. Avvisi apocalittici arrivano da ieri.
 Raccomandazioni di non uscire per più di dieci minuti, consigli su come vestirsi, cosa fare in casa, in macchina...
Fare scorte di acqua, viveri, benzina...
L'america dei pionieri si mette in marcia nei momenti di difficoltà, inseriscono la sesta o settima e procedono come veri esploratori. Quando la natura si scatena l'americano esibisce il meglio di sé, diventa attento, pronto ad aiutare, organizzato. Finalmente può usare tutti i gadget che ha accumulato durante i periodi tranquilli e sfoderare l'artiglieria pesante.
Anche il vicino più antipatico (il mio) ti parla, ti offre il suo aiuto e si scusa pure se inavvertitamente ha completamente ricoperto di neve il tuo accesso al garage con il cannone (fresa) da neve che si è comperato ma che non sa usare.
La consapevolezza di non essere in uno stato sociale sviluppa nell'americano medio la predisposizione allo scoutismo in formato XXL.
Non aspettarti niente è la prima regola e pensa di essere Rambo la seconda.

martedì 29 gennaio 2019

Settimo giorno.

Oggi giornata di neve. Neve continua,  costante, silenziosa.
Si accumula, turbina, si ammucchia.
Ed io starei ore a guardare fuori come una bimba. Perché la neve ha il potere di riportarmi indietro nel tempo, di srotolare filmini in bianco e nero.
Quando nevicava aspettavo la sera papà , ci si vestiva, io con i moon boot che adoravo  e si usciva a camminare nella neve. Come se fosse un rito, un momento speciale per noi. In silenzio, normalmente. Lui davanti ed io dietro nelle sue impronte saltellando.
Abitando in collina mi divertiva moltissimo vedere le macchine abbandonate a bordo strada, una cosa irreale, come se la neve creasse regole nuove e scenari impossibili. La luce dei lampioni diventava magica ed io speravo che la neve non si sporcasse mai.
Questa sera passeggerò con Peloso e penserò a te papà.
Le mani in tasca, silenzioso. Che ogni tanto ti fermi e guardi il cielo.
Hai visto che colore strano ha il cielo quando nevica?
E riderò dei fiocchi impigliati nella tua barba.