Pagine

martedì 9 febbraio 2016

Riabilitazione.


 Credo sia la prima volta, da quasi dieci anni, dieci anni di blog, che non scrivo qualcosa da così tanto tempo. Ci sono stati momenti in cui i pensieri fluivano regolari. Racconti della quotidianità, riflessioni più o meno intelligenti, ricordi del passato. Adesso faccio fatica. Molte volte mi racconto qualcosa o penso che quel pensiero potrebbe essere carino da descrivere, poi tutto ingrigisce in fretta e quando arriva il momento di trasformarlo in parole sembra scialbo e poco interessante. Eppure la mia vita scorre come sempre, le mie notti sono ancora colorate e folli  e magari un sorriso, come quello che ricevo dallo Scettico la mattina dopo l'angolo dei sogni, riuscirei ad averlo anche da voi. Ma...
Oggi nevica e la neve rende magica la mia finestra.




Vado a prendere spunti e se non ne verrà fuori un post magari qualche bella foto chissà. 
Intanto qualcosa ho scritto ed è stata come una seduta di riabilitazione. 




mercoledì 27 gennaio 2016

Prova di esistenza in vita

Ci sono ancora.
Manco da tanto, lo so. Se qualcuno passasse ancora da queste parti vorrei sussurrargli un grazie per la pazienza. Grazie.
 Comunque qui tutto bene e così spero di voi.






Ps. La foto è stata scattata da me sui Vosges durante le vacanze di Natale. Sullo sfondo le Alpi. Montagne blu.

lunedì 30 novembre 2015

Il mondo notturno

Il mio mondo notturno è frenetico, intenso, colorato.
È pieno di gente.
Certe mattine mi sveglio senza fiato ed ad occhi spalancati mi chiedo: ma come ci  sei arrivata?
Altre mattine stringo forte le palpebre per trattenere le ultime immagini vivide, piene di emozioni ed in genere è il volto di mia madre che lentamente svanisce per ultimo. Aspetta, aspetta ancora un attimo. Inesorabile la mente, come una maestrina indisponente, cancella la lavagna.
Allora mi alzo, in frettissima, dimenticandomi sempre che ho la pressione bassa e barcollo, in un nero popolato di stelline gialle, fino in bagno dallo Scettico.
Lo Scettico, credo discenda da una misteriosa razza di uomini pesce che prende energia dall'acqua, o forse, segue qualche strana religione new age dove il centro dell'energia cosmica si concentra nel soffione della doccia. Tra stelline e Scettico in meditazione trascendentale, raccolgo i cocci delle mie scorribande notturne e cerco di dare un filo logico alla storia. Non sempre ci riesco e lo capisco dai ahah, mhmh che escono dalla nuvola di vapore in cui si nasconde lo Scettico, o almeno credo.
Certo, molte volte le vicende della giornata influiscono sulla mia vita notturna, ad esempio la Haka di questa notte era sicuramente correlata allo splendido servizio visto ieri sera in onore di Lomu ma la maggior parte delle volte non c'è proprio nessun collegamento.
Come vi devo aver già tediato raccontato, è momento neonati e i piccoli, di tutte età e sesso, popolano allegramente i miei spazi onirici rendendo le altre avventure complicate. Da qui l'invenzione di questa notte della tasca in tessuto porta neonato per permettermi di fare una haka decente.
Scalare montagne, fare una gara di slalom gigante, inseguire assassini non sono attività compatibili con il bay sitteraggio ho scoperto, nemmeno nel mondo del tutto possibile.
Tutti i bimbi che ho riconosciuto li ho già inviati a destinazione dalle loro mamme e gradirei che chi ne cerca uno o più venisse presto a reclamarli, grazie. ( informazione di servizio)
Il mio mondo notturno può sembrare buffo ed incomprensibile ma mi regala momenti preziosi con le persone che, nel qui e adesso, non potrei abbracciare, persone lontane o persone partite per sempre che mi sorridono.
In un vortice di realtà e di impossibile raccolgo momenti straordinari che mi stupiscono e mi emozionano tanto da farmi svegliare con lacrime vere o ridere forte nel silenzio della notte.
Il mio mondo notturno è.
Ma devo anche raccontarvi che i giorni appena trascorsi sono stati ancora più magici delle mie notti. Finalmente tutti insieme, riuniti in una casa che lentamente sta prendendo il profumo di "casa" anche per loro che, essendo lontani la vivono di riflesso. Giorni sereni passati a cucinare, parlare, giocare con i miei bimbi diventati uomini ma che profumano di buono come quando erano piccoli. Ed io non smetterei mai di annusarli e di respirarli per trattenerli ancora qui.





giovedì 29 ottobre 2015

Sorelle

Ho ricevuto sul telefonino una lunga storia che parla di donne, un invito a guardare le altre donne come sorelle. Parole che mi hanno fatto riflettere, che mi hanno intenerito e fatto guardare intorno. Ho visto tanti volti e le ho contate con il cuore.
Sono figlia unica non consenziente, il che vuol dire che ho sofferto molto ad essere sola di fronte al mondo degli adulti.
L'amicizia, per me, era il solo modo per cercare un altro io bambino con cui parlare la stessa lingua. Quando si è piccoli, questo altro io bambino può essere di qualunque colore, rosa o azzurro, poco importa ma quando si cresce questo colore rosa diventa un segnale, una piccola bandiera.
Alle elementari c'era l'angolo bambine con tanto di elastico, salti e coreografie acrobatiche, c'era la corda da saltare e le bamboline tascabili che ripiegate stavano in cartella. I maschi invadevano il resto del mondo. Correvano, si spingevano, inciampavano volontariamente nel labirinto di elastici, ridevano e sapevano di terra e vento ma non si fermavano mai a parlare. Io, abituata al mondo dei grandi, volevo invece raccontare. Il rosa era più disponibile.
 Sedute sui gradini del cortile si intrecciavano capelli e storie, vere e inventate, si parlava di mamme e di fratellini (le più fortunate), di regali di Natale ad ottobre e si rideva dell'azzurro che era buffo e invadente.
Più  grandi, sempre sedute sui gradini di un mondo diventato difficile, si intrecciavano capelli e lacrime, si parlava di mamme e litigate, di cinema non concessi, di libri proibiti, di mascara rubati alle zie, di discoteche ( le più ardite) e si rideva dell'azzurro che era ancora buffo ma molto intrigante.
Un mondo di complicità colorato di rosa che purtroppo si assottigliava man mano che crescevi.
 Poco tempo per sederti sulle scale, forse.
 Ma camminando c'è sempre qualcuna che ha il tuo stesso passo e con cui puoi scambiare ancora parole anche se questo azzurro non è più buffo e si è ritagliato uno spazio enorme, si è rosicchiato parecchio rosa intorno e domina il tempo.
Poi ci sono gli anni in apnea. Quelli che passi correndo e ti manca il fiato per i momenti rosa e la frase ritornello è: ti racconterò ...
Le cose da raccontare si accumulano come i vestiti da stirare e chissà perché  le storie più rognose continuano a restare in fondo alla cesta, come le camicie plissettate e fai fatica a raccontarle anche ai tuoi ritagli rosa più cari.
Piano piano, rallenti, prendi fiato, vedi due gradini sulla strada e ti siedi un attimo.
Magari non ci sono più tanti capelli da intrecciare ma le storie non mancano e non occorre nemmeno inventarle perché la vita ha una fantasia inesauribile.
E si parla ancora di mamme che siamo diventate e di fratelli che sono cresciuti ( le più fortunate), di Natali complicati ma attesi con la stessa emozione, di figli che crescono, di corpi che cambiano e di questo azzurro che è sempre buffo ma tenero e che a raccontarcelo da una vita ha perso l'aspetto intrigante e misterioso.
Non potrei mai rinunciare ai miei momenti rosa anche perché sono figlia unica non consenziente e reclamo, forte e chiaro, il diritto alla sorellanza.
Una sorellanza che va costruita, protetta, difesa e rivendicata ad alta voce. Io ci credo.
E a tutte le mie sorelle che passeranno di qua e si riconosceranno senza esitazione regalo un sorriso...lo stesso che stai facendo tu.
Ti voglio bene.

martedì 13 ottobre 2015

Sedimenti

La vita è un gioco di ombre cinesi. Tu credi di vedere draghi e farfalle e invece sono solo mani rugose. Oppure vedi lupi cattivi e dietro hai le mani di un bambino.
La vita è un'ubriacatura dove non hai più il senso delle distanze, materiali ed emotive, tutto è esagerato e tutto ti colpisce. È un girotondo sempre più veloce che alla fine per forza devi buttarti per terra ma comunque ti viene da ridere.
La vita è una giornata lunga d'inverno e ti meravigli sempre di quanto presto viene la notte e a volte c'è pure la fregatura dell'ora legale per qualcuno.
La vita è un album di foto pieno di ricordi che ti fanno sorridere, pieno di ricordi belli e fermi, di facce che non ci sono più, di Natali senza profumo, di foto che vorresti strappare ma se alzi la plastica poi si rovinano tutte e allora ti devi tenere anche le foto brutte.
La vita è una tavola alla fine di una festa con bicchieri vuoti e briciole di pane che cercando di raccoglierle ti graffiano il palmo della mano e ti rendi conto che sono le cose più piccole  quelle che restano a grattuggiarti l'anima.
Questa vita è un minestrone di coincidenze e mentre allunghi il tuo piatto non puoi nemmeno scegliere se avere più carote o patate, speri solo di avere poco sedano. Poi ti siedi e mangi e sorridi pensando che forse è proprio il sedano che esalta il gusto del tutto.
Questa vita è una mattina d'autunno che non hai il coraggio di uscire e cerchi tutte le scuse, è una canzone tristissima che continui ad ascoltare per scaldarti gli occhi, è una nostalgia che sale e non trovi più niente per arginarla perché hai già usato tutti gli asciugamani vecchi e sporchi che avevi.
E allora sai che devi fare? Lasciare che esondi e goderti gli strani percorsi che sceglie di fare: anse, curve improvvise, pause e golfi. Un delta di nostalgia.
Ecco la vita è un delta di nostalgia.

giovedì 8 ottobre 2015

But your dreams may not...

Chissà se i miei sogni valgono qualcosa.
 Servono sicuramente ad annoiarvi  qui sul blog da molto tempo ma serviranno a qualcuno?
Camminavo in un buio vischioso questa notte e ogni tanto dalle tenebre usciva un bimbo che mi chiedeva dove doveva andare.
Io mi avvicinavo, lo guardavo negli occhi e gli sussurravo dove andare. O meglio da chi andare.
C'è stato un maschietto paffuto con occhi azzurri che profumava di biscotto ed io non ho avuto dubbi ad indicargli la strada. Poi una bimba dagli occhi profondi e neri che avevo già incontrato, tanti anni fa, in un bellissimo sogno. Lei l'ho mandata molto lontano ma se arriverà a destinazione ne sarò  felice.
Sono mesi ormai che sogno bambini piccoli,  rallegrano le mie notti e mi tengono impegnata. Molto probabilmente questa sindrome da nido vuoto ha degli strascichi lunghi, più lunghi del previsto.

Spesso, sveglia,  mi ritrovo a fare conti dolorosi e inutili e penso che potresti avere già  dieci anni  e che, se i sogni avessero un senso, adesso saresti qui a fare compiti in inglese ridendo della mia incapacità e sorridendo dei tuoi progressi e  sicuramente passeresti le serate al telefono con i tuoi fratelli lamentandoti con loro delle mie regole e  rigidità.
Ma i sogni non sempre seguono le strade giuste e a volte sono solo piccole finestrelle da dove puoi spiare spiragli di una felicità che non sarà mai.
Però vorrei  proprio che questo sogno avesse ali forti per volare lontano e che questi bimbi sognati entrassero, a piccoli passi, nei sogni di altre donne per diventare veri bimbi, profumati di biscotto.






lunedì 5 ottobre 2015

Ottobre rosa

Tutte le mattine indosso una vestaglia rosa. È una vestaglia di flanella rosa che incomincia ad avere qualche acciacco,  ha una sfilacciatura della tasca, il bordo con i punti  lenti e la chiusura difficile.
Quando la indossava lei, il rosa sembrava più intenso ed aveva sempre un profumo delicato, adesso è un po' sbiadita, come succede ai ricordi ma resiste ed io la curo perché ne ho bisogno.
La mia vestaglia è rosa perché questo era il suo colore preferito ma non è sdolcinata, anzi, il taglio è rigoroso, asciutto, lineare proprio come era lei.
Usava la vestaglia rosa come fosse uno scialle o come fosse uno scudo, dipendeva dalle situazioni. La indossava con piglio deciso se era una giornata difficile, infilando le maniche con gesti rapidi e bruschi. La vestaglia ubbidiva e accompagnava i movimenti, morbida e premurosa.
Nella serate malinconiche, aspettando la camomilla, la vestaglia si accoccolava sui piedi per darle conforto e conciliare il riposo. Nelle giornate buone veniva lasciata sul gancio del bagno, in attesa, mentre lei usciva e si indaffarava altrove.
Quando mamma se ne è andata, la vestaglia è rimasta, paziente, su un gancio del bagno ad aspettare. Ci sono voluti dei mesi prima che avessi il coraggio di prenderla.
Da allora condividiamo tutte le mattine e qualche serata solitaria anche se non è più tonica come un tempo  e il freddo del Michigan la mette a dura prova.
La mia vestaglia è rosa e nel mese di Ottobre è anche una bandiera per ricordare che è tempo di combattere e di non nascondere la testa sotto la sabbia della paura.
Perché solo chi è stato sul campo di battaglia, come lei, può infondere coraggio e spronare e sbarrare il passo a chi vorrebbe scappare come faccio io, a volte.
Quindi, ragazze, indossate la vostra vestaglia rosa e combattete facendo prevenzione.
La vestaglia ed io ve lo raccomandiamo.

mercoledì 30 settembre 2015

Una banda di italiani a Detroit, in purezza.

Giovani ma tosti, sembra una pubblicità ma è  semplicemente quello che sono i due ragazzi che riescono ad aggregare una banda di italiani a Detroit, in purezza.
È già trascorso un intero anno. Ed eccoci ancora tutti insieme, sempre più numerosi, tanti visi nuovi, ancora più bimbi, ancora più sorrisi. Focaccia e nutella per non dimenticare e hamburger per non restare sconnessi.
Le piccole ansie dell'anno scorso si sono dissipate e l'incontro con il gruppo è un ritrovarsi festoso, familiare.
Tutti arrivano con vassoi, sacchetti, contenitori, bottiglie, lattine in un allegro mercato che trasforma i tavoli in mense colorate. I bambini curiosano e gli adulti si presentano,  con una semplicità che solo i grandi cambiamenti regalano. Quando si viaggia veramente ci si libera di molti orpelli e di tante sovrastrutture, si scende dalle proprie sicurezze e ci si rimette in gioco. Ma è proprio allora che il gioco diventa più interessante.
 Consigli su visti, permessi, green card, vaccinazioni e trasformatori scivolano tra una birra e un hot dog.
Come è nato questo gruppo? Dalla convinzione che se sei in viaggio forse hai semplicemente bisogno di una mano, forse vuoi fare una domanda a qualcuno che ha fatto lo stesso sentiero prima di te o forse vuoi solo lanciare una voce ed è naturale che tutte queste esigenze le conosca meglio chi ha già passato le varie tappe dell'espatrio.
Allungare una mano sembra un gesto scontato ma farlo con spontaneità e con il sorriso non è da tutti ed è questo il segreto del successo di questo gruppo. Senza sovrastrutture e caselle, senza coni di direzione, senza programmi scritti.
Un senza che diventa contenitore attraente.
Perché alla fine, alla base di tutto c'è solo la voglia di condividere.
Ma come lo fanno Giorgio e Marianna è arte.

Ma adesso basta complimenti che poi i ragazzi mi ci si abituano e si montano la testa.

 Ps
Solo se verrà vietato per legge, decretata dal capo, di chiamarmi "signora" porterò ancora la nutella. Avvisati.




mercoledì 23 settembre 2015

Auguri al Tecnico del mio cuore.

Eccoci Tecnico.
Sono venticinque. Venticinque è un bel numero, non trovi?
Io ho amato moltissimo il mio venticinquesimo anno, a tal punto che  ho continuato a pensare di averne venticinque anche quando ero ormai prossima ai trenta. Volevo godermelo questo venticinque.
 È stato un anno felice per me: mi sono sposata, sei arrivato tu, ho cambiato casa, città e vita. Tutto durante il mio venticinquesimo anno.
Ci sono nella vita degli anni cardine, anni che non si possono dimenticare, mentre altri ci scivolano invece via, anonimi.
Che sei nato in una notte tempestosa lo sai, Tecnico, che non eri il bimbo più bello della nursery, lo sai, che eravamo in uno stanzone con altre cinque partorienti e che tu eri l'unico maschietto urlante, sai pure quello.
Non ti racconterò, invece, che mi sono innamorata di te appena ti ho tenuto tra le braccia, perché non è vero. Ero già innamorata di te da almeno sei mesi, da quando ti ho visto nella prima ecografia ed eri già un bimbo, anche se miniaturizzato.
 Il medico, un omone barbuto e di poche parole, dopo averti cercato un po' con la sonda dell'ecografo,  ha girato lo schermo verso di me e tu mi sei apparso. Le tue gambette si muovevano velocissime ed io, che non avevo idea di come dovesse essere un bimbetto a tre mesi di gestazione, mi sono spaventata.
Sta bene? Cos'ha? Ha paura?
Ma che paura, signora, ha spazio!

Dopo tutte le rassicurazioni e spiegazioni sono uscita con la tua foto sbiadita in mano e l'immagine di te che sgambettavi, fissa nella mia mente.
Pazzamente innamorata.
Tutto quello che è venuto dopo è stato solo una conferma, una certezza.
Io ero spazio per te, luogo sicuro, calore e casa e lo sarei stata per tutto il resto della mia vita.

Buon compleanno, Tecnico.

Murals in the market


Ho già scritto qui, diverse volte ormai, quanto sia importante per Detroit una rinascita. La voglia di cambiare direzione, di uscire dal vicolo cieco e di rimettersi in cammino è nell'aria. Si respira nelle strade del centro, si percepisce dai lavori di ristrutturazione di splendidi palazzi che escono dall'oblio e dal degrado. Ma quello che mi emoziona è la capacità di usare l'arte per questo risveglio.
Una specie di terapia cromatica di gruppo.
Ed ecco allora una settimana straordinaria in cui artisti di diverse parti del mondo convergono qui, a Detroit, nel quartiere del mercato per riempirlo di immagini, per trasformarlo, per fare alzare gli occhi e il viso alla gente che lì cammina, lavora, vive.
Energia e speranza. 
Che voglia di prendere una bomboletta e colorare anch'io un angolino.