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venerdì 16 gennaio 2015

Octopus

Ho cambiato scuola. Anzi sono stata gentilmente espulsa dalla scuola che frequentavo, è una lunga storia ma vi assicuro che non ho fatto niente di male e che non è colpa mia.
Adesso vado in un'altra scuola. Compagne nuove e c'è anche un maschietto, povero.
Tante coreane e giapponesi, ancora. Meno messicane e più  brasiliane, una sola italiana. Sono un'attrazione.
 A sentire la prof non c'era un italiana in classe da long-time.
Mi piace dire che sono italiana perché, qui, scatena una serie di gorgheggi e degli occhietti allegri  e attenti che ti guardano come se tu fossi un panda.
Tutti sanno dov'è l'Italia,  tanti hanno fatto viaggi faticosissimi in Italia, moltissimi sognano di andarci in Italia ma pochi la conoscono veramente.
Oggi a scuola abbiamo parlato di morti, anzi di morti imbalsamati e se  ho capito bene, cosa non certo scontata, qui negli USA è pratica comunissima imbalsamare i propri cari per poi tumularli in placidi prati da dove non si muoveranno per almeno cento anni.
Ho messo da parte ogni vergogna e ho chiesto:" Uno, zero, zero? Really?"
C'è tanto spazio qui, lo dimentico spesso.
Cento anni di riposo indisturbato. Che lusso, ho pensato. La mia europeità, che mi costringe a pensare sempre stretto,  fatica ad abituarsi ai grandi orizzonti americani.
Sette anni! Ha sentenziato una delle messicane: " da noi restano in terra sette anni."
Really?!
Quindici! Ho azzardato io, sentendomi un po' meno stretta di Città del Messico.
In Giappone non si discute, fumo e ceneri ma c'è tutta una strana proceduta di giorni da rispettare che non ho sinceramente capito. Le coreane hanno provato a spiegare qualcosa che c'entra con le fasi lunari. Che fatica, ragazze.
La mia nuova prof ha una certa età ma è curatissima, ha un forte senso dell'umorismo che trovo molto europeo, è nata e vissuta nel raggio di dodici miglia e credo viaggi il mondo attraverso i suoi allievi. È curiosa ma educata e pronta a mettersi in gioco nel raccontarsi.
Fissata con la fonetica, fa strani gesti con le mani che dovrebbero rappresentare i suoni e devo dire che alla fine funzionano.
Ad esempio adesso so perfettamente come si pronuncia: octopus.
Il difficile è infilare la parola octopus in un colloquio normale e basico, quelli miei, insomma.
Si accettano suggerimenti.






giovedì 8 gennaio 2015

Io questa notte sono Charlie.

Charlie Hebdo stazionava spesso sul comodino del Tecnico.
Le sue vignette irriverenti, acute, pungenti ci hanno fatto ridere ma anche pensare e spesso ci hanno permesso di toccare argomenti delicati o sconosciuti.
 Quei personaggi dai grossi nasi e dagli occhi tondi sembravano voler uscire dalle pagine del giornale per scandalizzarci meglio.
Non eri mai al sicuro con Charlie, di qualunque religione tu fossi. Una volta era il Profeta, un'altra il Papa o un rabbino ad essere presi di mira. Non si salvavano i politici di ogni colore, gli scrittori,  gli attori,  i finti ecologisti e i militari. I capi di Stato, i premi Nobel.
 Charlie non faceva sconti  a nessuno e nessun argomento era tabù, nemmeno quelli più delicati e apparentemente intoccabili. Questa era la forza di Charlie.
Molte volte di fronte ad uno scandalo o ad un fatto di cronaca eclatante ci si trovava a pensare: chissà cosa si inventeranno quelli di Charlie? E spesso, mentre passavi davanti ad un'edicola, sbirciavi  per guardare la vignetta della prima pagina.
Termometro di una società multietnica, agitatore di culture diverse destinate alla convivenza, questo era il giornale. Senza limiti, senza rete, senza barriere. Intelligenti e stupidi come adolescenti in cerca di guai. Provocatori e paladini di una libertà assoluta. Dissacratori e amanti della vita. Goliardi e pronti alla lotta.
Questi erano i disegnatori di Charlie.
No, non sono tutti morti, lo so.
Ma da oggi niente sarà più come prima, perché quelle scrivanie insanguinate cambieranno il modo di disegnare e cambieranno il nostro modo di leggere quelle vignette. Ci sarà un Charlie prima e un Charlie dopo e quello dopo non potrà non fare i conti con la responsabilità di dover essere all'altezza, di dover essere dissacrante nonostante, di dover essere con ( alla francese) nonostante...
E come sempre mi chiedo: cosa si sarebbero inventati oggi, i quattro di Charlie, come ultima vignetta da prima pagina? Di sicuro non ci sarebbe stata nessuna retorica, nessun autoincensamento, niente martiri o eroi ma una grassa risata più rumorosa delle armi automatiche.
Io, questa notte, vorrei saper disegnare.
Io, questa notte, sono Charlie.

sabato 20 dicembre 2014

Itagirls on the Road: Auguri di Natale




Quale miglior modo di augurarvi Buone Feste se non insieme alle mie compagne di strada?
Da domani sarò effettivamente on the road per una quindicina di giorni, vi abbraccio adesso e vi racconto tutto al mio rientro.
Fate i bravi.

mercoledì 17 dicembre 2014

Ghostwriter in erba



Su tutto regnava la pace
la notte era solo riposo
la neve era solo biancore.
Al figlio del cielo urlo’ pace
il respiro di un essere alato
risuono’ la capanna selvaggia.
Tonfi tuonano nelle foreste
tempo, tempo, battono il tempo.
Al figlio di Giano solo rimbombi
al figlio del cielo scandiscono pace.
Vicino al suo gregge che mormora piano
riposa il pastore. Riempie il silenzio
di un suono cupo, soffia nel corno:
é ora di andare. Camminano lente le pecore tristi
negli occhi vivi ricordi d’estate,
nelle zampe gelate la voglia di stare.
Il canto allegro del corno alpino
rimbalza sui pini svegliati dal sole
con unica nota ti mormora pace.
Alla stirpe di Enea che tiene la torcia
ricordi di guerre, di schiavi, di morte
agghiaccian la notte e colmano il buio
di neri fantasmi. Ma il fuoco scintilla
lungo la costa di guardia in guardia
di cima in cima. Il centurione guardando la luce
ora dorme sognando un bimbo che nasce.
Suona una tromba nella vallata
limpida corre di torre in torre
ed al villano che suda nei campi
ricorda i giorni, le semine, gli anni.
Lo chiama alla guerra, lo porta alla festa
il suono stridulo gli scende nel cuore
gli grida: Come tuo figlio é nato il Signore.
Come timidi tarli chioccian parole
dentro un filo sottile si stringono i sogni
in un punto, una linea mascherati messaggi.
La mia voce ora puo’ volare lontano
e tu sembri piu’ antico segmentato linguaggio.
La mia voce ora puo’ raggiungere il mondo
ho marchiato ogni uomo con un grumo di cifre.
Con la voce ho vicino tutti quelli che amo
sussurrando io posso gridargli che é nato.
Grossi ombrelli girati e puntati nel buio
sono il nostro futuro, il nostro domani.
Rumori sinistri che viaggian lo spazio
sibili, cigoli, grida di stelle.
E come agli albori da questa capanna
cerchiamo qualcuno per sentir pace.
Mìgola 1988

Con questa poesia ho vinto un concorso, nelle vesti di ghostwriter,  per una serie di fortunate coincidenze ho però potuto godere in pieno del premio assegnatole. 
Come ogni concorso che si rispetti aveva un tema da sviluppare e penso che, leggendola, vi sia sembrato abbastanza chiaro: le comunicazioni e il Natale.
L'ambito del concorso era particolare e soprattutto molto maschile. Ogni volta che la tiro fuori dal cassetto e la rileggo mi chiedo come la giuria abbia potuto scegliere  proprio questa poesia e pensarla scritta da un omone. L'omone in questione sorrise sotto i baffi ritirando la pergamena e la piccolissima medaglia e poi mi portò con lui in licenza premio.




venerdì 12 dicembre 2014

Dissociazione temporale

Lo Scettico è in Cina da una settimana. Ci sono tredici ore di differenza tra qui e la Cina.  Mentre lui dorme io vivo la mia giornata americana e mentre io dormo, lui vive la sua giornata cinese. Ci diciamo Buongiorno e Buonasera al contrario.
Questa differenza di ore aumenta il mio senso di solitudine più della distanza in chilometri, più degli oceani che ci dividono.
Questa storia delle ore di differenza è qualcosa che mi disturba da quando sono partita. Più volte al giorno conto e calcolo quante ore mi separano dai miei figli. Cinque ore con il Tecnico, sei con Cucciolo.
I primi mesi qui in America, verso le quattro, cinque del pomeriggio, mi saliva quotidianamente una certa ansia perché sapevo che i miei, le persone importanti della mia vita, stavano per andare a dormire ed io mi sentivo particolarmente sola, ancora più sola.
Assurda sensazione ma puntuale ad ogni crepuscolo.
Una sindrome da isola deserta. Quasi che il giorno potesse portare qualcuno ad arrivare fin qui ed io a poter comunicare la mia presenza, mentre la notte, la loro notte, ero costretta a dover contare solo su me stessa senza poter comunicare con nessuno.
Avevo voglia di mandare messaggini, di scrivere mail, come fossero messaggi in bottiglia.
La sindrome da isola deserta si è leggermente attenuata ma io ancora  adesso, spesso molto spesso, conto.
Adesso, con lo Scettico in Cina, ho un terzo orario da aggiungere.




martedì 9 dicembre 2014

Arriverà Natale...


È un momento di riflessione. C'è anche un po di tristezza per le feste che si avvicinano e le assenze, che normalmente sono compagne di viaggio, diventano invece, in questo periodo,  pesi da portare, zaini indispensabili ma pesanti nei tratti in salita. Vorresti appoggiarli un attimo sul sentiero ma sai che è meglio non farlo perché sarebbe ancora più dura, riprendere il cammino, anzi devi stringere le cinghie, mettere lo zaino ancora più stretto sulla schiena e continuare a salire perché c'è solo quella possibilità.
Nostalgia di Natali caldi, nostalgia di casa, del profumo irripetibile che hanno le case dell' infanzia fatto di detersivi e lavanda nei sacchetti, di minestra d'orzo e ragù lasciato cuocere piano piano, di candele profumate e zelten.
Nostalgia di bagagli da scaricare tra volti felici che ti aspettano in cima alle scale.
È un momento di malinconia con tanta voglia di cucinare e nessun piatto da mettere a tavola, con ricette che ti girano in testa ma nessuno che le reclama.  Buono per la linea, male per il morale.
I Natali cambiano, evolvono ed ogni Natale è frutto delle scelte di vita che hai fatto o che altri fanno.
È solo un momento comunque, arriverà, come sempre, la magia del Natale e mi scalderà il cuore ancora e ancora.
Quando gli occhi da pirata del Tecnico mi faranno sorridere e le braccia forti di Cucciolo mi stringeranno, tutta questa malinconia svolazzerà via come una farfalla e resterà solo la voglia di condividere, raccontarci e stare insieme.
Intanto mi lascio distrarre dalle luminarie incredibili del vicinato che sembra impegnato in un concorso senza esclusione di colpi.
La casa vicina alla mia si è accesa di 25.000 lucine e la sera è un vero spettacolo. Anche il villaggio dove abito si illumina ogni sera in una parata colorata e magica.








martedì 11 novembre 2014

Pierino

Che io sia un po' Pierino è un dato di fatto.
Lo sono sempre stata e molto probabilmente lo sarò per sempre.
In genere i problemi me li attiro maggiormente quando parto in quarta, piena di entusiasmo.
L'entusiasmo è un gran bel motore: trascina, rende leggero il lavoro, regala energie ed idee positive ma porta spesso ad inseguire un idea, un progetto che si ha in testa, senza soffermarsi adeguatamente sui dettagli che, a volte, sono quasi più importanti del progetto finale.
L'Io Pierino non riflette a sufficienza ed inoltre sottovaluta determinate problematiche che invece l'Io adulto dovrebbe assolutamente prendere in considerazione.
Inevitabilmente, come a scuola, arriva la romanzina.
Il mio Io Pierino, pur comprendendo l'errore e cercando di rimediare alla o alle marachelle, si avvilisce, si siede in un angolino e si sgonfia come un vecchio palloncino.
Chiaramente non è nemmeno questo un atteggiamento maturo e logico...ma altrimenti che Pierino sarei?




mercoledì 5 novembre 2014

Cosa fanno gli americani

Gli americani hanno una passione spropositata per i cappelli e li tengono addosso anche in macchina, nei ristoranti, sotto il sole, sotto la pioggia, allo stadio, in piscina...
In genere portano cappelli con la visiera ma sono molto gettonati anche quelli stile Qualcuno volò sul nido del cuculo. Nessuna ricerca estetica ma differenti motivazioni pratiche.



Gli americani, mentre vanno in macchina, fanno di tutto: mangiano, bevono, si truccano o si struccano,   leggono,  mandano messaggini, telefonano, rimangiano e bevono ancora.
Però, gli americani, mentre vanno in macchina, non fanno mai una cosa: guardare nelle altre macchine quando sono fermi al semaforo. La privacy prima di tutto.


Gli americani hanno un'altra spropositata passione: il giardinaggio. Chissà quando, un bel giorno hanno giurato guerra all'erba che cresce e alle foglie che cadono. La mia vicina di casa, in questo medesimo stesso momento in cui io pigramente scrivo, sta raccogliendo,  una ad una, le foglie cadute sotto un immenso platano che di foglie addosso ne ha ancora quintali.
Il platano è nella mia parte del giardino ma lei ha decretato e creato una linea immaginaria perfetta e raccoglie meticolosamente tutte le foglie che, malauguratamente, cadono oltre la linea immaginaria. L'effetto cromatico è notevole: verde brillante dalla sua parte, giallo dorato dalla mia. Io ho deciso di aspettare che il platano finisca di spogliarsi ma ad ogni folata di vento mi prendono i sensi di colpa.





Gli americani parlano forte nei ristoranti, ma forte eh. Dopo i sussurri raffinati dei francesi nei ristoranti, dove una volta venni perfino redarguita sul tono di voce dal vicino di tavolo che  lamentò di non potersi adeguatamente rilassare  durante la sua pausa pranzo  proprio a causa della mia voce troppo alta (volevo solo precisare a mia discolpa che eravamo in una creperie e non nel regno di Ducasse), qui sei sempre immerso in un bailamme colorato e ridanciano. Gli americani sanno divertirsi.




Gli americani hanno chiese, templi, moschee, sinagoghe ovunque, sperse nelle praterie o infilate nei centri commerciali. Ci sono pannelli luminosi che pubblicizzano eventi religiosi, riunioni di preghiera o classi di studio della bibbia. Per essere un fedele devi pagare un abbonamento annuo e quindi hai tutto l'interesse a sfruttarne i benefici partecipando a tutte le animazioni. Se lasci un obolo durante le celebrazioni lo lasci in una busta con il tuo nome e cognome e a fine anno ti arriverà una certificazione di quanto hai donato per poter fare una detrazione dalla dichiarazione dei redditi. Organizzatissimi.
















domenica 26 ottobre 2014

Ci sono notti...

Questa notte sono stata un marinaio su un veliero. Era sera o comunque c'era poca luce  ed eravamo in piena battaglia.  Un enorme veliero faceva rotta contro di noi probabilmente per un abbordaggio o per speronarci. Era una nave turca (pensate alla battaglia di Lepanto e avrete la giusta ambientazione storica) e noi una nave cristiana.
Improvvisamente nel cielo è apparso un crocefisso intagliato nel legno che ha incominciato a parlare alla nave turca. Noi della nave cristiana non capivamo le parole che anzi ci sembravano  solo delle forti grida.
Terrorizzati dall'apparizione e dalla potenza della voce quelli della nave nemica decidono di virare e andarsene. Tutti a bordo sappiamo che il miracolo è opera di S. Rita da Cascia e tra abbracci, risate e virili pacche sulle spalle ci diciamo che è proprio forte 'sta santa.
Nessun clima mistico, niente preghiere o ringraziamenti come se la santa fosse stata una di noi, tosta e ingegnosa. Credo anche di averla vista girare a bordo e di averci parlato.
 Mi sono svegliata che ancora sorridevo.

Interno mattutino:

- Sai Scettico, questa notte ho sognato S Rita da Cascia. Forte 'sta santa.
- Certo.
- Ha fatto un miracolo scenograficissimo.
- Chi?
- S. Rita..
- E chi è?
- Una santa.
- Te la sei inventata?
- Ma no! Adesso mi metto ad inventare i santi...