Sono ormai al mio ottavo trasloco, incomincio ad avere un buon bagaglio di esperienza e una certa familiarità con cartoni e procedure.
Ma, c'è sempre un ma in ogni storia che si rispetti, è il nostro primo trasloco intercontinentale ed ora si gioca con regole nuove.
Il nostro traghettatore, questa volta, è un riservatissimo signore inglese che lavora per una società Svizzera e vive nel centro della Francia. L'Europa è piccola quando la scala è il mondo.
Lo faccio accomodare in cucina perchè lui ed io dovremo diventare una squadra per qualche tempo e la cucina, si sa, accorcia le distanze. Mentre gli preparo un caffè italianissimo, stranamente, mi chiede: tornerà in Italia, Madame?
Buffo- penso- stai per traghettarmi oltreoceano e già mi parli di destinazione finale, Caronte?
A costo di tornarci a nuoto, Monsieur - rispondo sorridendo.
Mi proietta un piccolo filmato in cui si vedono mobili, oggetti, elettrodomestici che, leggeri come piume, volteggiano nell'aria, si sistemano nella giusta posizione e si lasciano avvolgere da soffici bolle d'aria, delicate carte finissime, immacolati cartoni. Poi, come in un perfetto tetris, si infilano ordinati nel camion che parte veloce verso il porto più vicino che, nel nostro caso, è probabilmente Le Havre. Un riassunto virtuale di un trasloco perfetto.
Facciamo insieme l'ispezione della casa, tutta la casa, e Caronte scrive, calcola, misura.
Infine arrivano i divieti.
Niente cibo, niente medicine, niente piante, niente tappeti iraniani.
No al frigo, no alla tv, no lavatrice e sconsigliati i piccoli elettrodomestici.
Mi raccomando, Madame, non vorrei, dopo sei, sette settimane, fare dietrofront e ritornare con il suo container indietro, mi spiego?
Poi, Caronte si commuove guardando Pelosone che, con grande fatica e tenacia, non rinuncia nemmeno un attimo al suo lavoro di guardia del corpo della padrona di casa e mi propone di traghettare, con i bagagli che viaggeranno on air, anche il materassino ortopedico del cagnone.
Così starà comodo, aspettando che arrivi la casa...dice e per la prima volta sorride.
mercoledì 25 settembre 2013
martedì 24 settembre 2013
Nice to meet you...
Sono arrivata in Francia, giovane sposa e giovane espatriata, in un caldo e insolito, azzurro Agosto.
Tutto era nuovo e da scoprire. C'erano tutti i giorni delle prime volte.
La mattina mi alzavo e mi dicevo: questo è il primo autunno, qui.
Sono partita con pochi mobili, due bambini e nessuna parola di francese in tasca.
Ma ci saranno comunque tante prime volte e sarà tutto nuovo e da scoprire.
E un oceano da attraversare.
Tutto era nuovo e da scoprire. C'erano tutti i giorni delle prime volte.
La mattina mi alzavo e mi dicevo: questo è il primo autunno, qui.
Sono partita con pochi mobili, due bambini e nessuna parola di francese in tasca.
Adesso guardo dalla finestra e mi dico: sarà l'ultimo autunno, qui.
Questa volta parto con molti mobili, senza figli e poche parole di inglese.Ma ci saranno comunque tante prime volte e sarà tutto nuovo e da scoprire.
E un oceano da attraversare.
domenica 15 settembre 2013
Lavoro offresi...
Nel post precedente ho dato notizie di Pelosone sotto forma di bollettino medico.
Certo, c'era una punta di ironia nel cercare di imitare bollettini più importanti, dedicati a pazienti a due gambe, ma la clinica dove è stato operato questo cagnone niente aveva da invidiare a molti ospedali per umani e il pensiero che ho avuto nella sala d'aspetto è stato proprio quello che, purtroppo, ci sono nel mondo tanti, troppi, esseri umani e soprattutto bambini che non avranno mai la possibilità di accedere a cure mediche così sofisticate, ad ambienti così curati e puliti, ad un equipe medica qualificata.
Il chirurgo che ha operato ci ha dedicato quaranta minuti del suo tempo per spiegare ogni dettaglio dell'operazione, facendoci vedere le immagini dello scanner, per capire esattamente tutte le implicazioni e ha dato il via alle dimissioni solo dopo aver riempito, con cura, un elegante e dettagliato dossier.
Molte volte, nel mondo degli umani, ho visto invece parenti che dovevano appostarsi per cercare di incrociare chirurghi distratti e poco disponibili, ho visto medici infastiditi nel dare notizie dei pazienti, ho ascoltato termini incomprensibili usati come barriere.
Contraddizioni che, personalmente, mi danno noia, detta alla toscana.
E a proposito di NOIA, vorrei dire al gentile lettore che ha segnalato il precedente post come "noioso" che se volesse venire a condividere le mie attuali noiose giornate sarebbe assolutamente il benvenuto.
Offro vitto e alloggio e camera con uso bagno in cambio di: passeggiate alle quattro di mattina, previa imbragatura di pastore tedesco riluttante, pulizia di pipì a ciclo continuo (che ben è conosciuta l'incontinenza dei paralizzati!), servizio di autista per visite mediche, ed altri piccoli servigi che potrebbero prendere quelle sette-otto ore di servizio.
Assicuro mancanza assoluta di NOIA per il prossimo mese.
Grazie.
Certo, c'era una punta di ironia nel cercare di imitare bollettini più importanti, dedicati a pazienti a due gambe, ma la clinica dove è stato operato questo cagnone niente aveva da invidiare a molti ospedali per umani e il pensiero che ho avuto nella sala d'aspetto è stato proprio quello che, purtroppo, ci sono nel mondo tanti, troppi, esseri umani e soprattutto bambini che non avranno mai la possibilità di accedere a cure mediche così sofisticate, ad ambienti così curati e puliti, ad un equipe medica qualificata.
Il chirurgo che ha operato ci ha dedicato quaranta minuti del suo tempo per spiegare ogni dettaglio dell'operazione, facendoci vedere le immagini dello scanner, per capire esattamente tutte le implicazioni e ha dato il via alle dimissioni solo dopo aver riempito, con cura, un elegante e dettagliato dossier.
Molte volte, nel mondo degli umani, ho visto invece parenti che dovevano appostarsi per cercare di incrociare chirurghi distratti e poco disponibili, ho visto medici infastiditi nel dare notizie dei pazienti, ho ascoltato termini incomprensibili usati come barriere.
Contraddizioni che, personalmente, mi danno noia, detta alla toscana.
E a proposito di NOIA, vorrei dire al gentile lettore che ha segnalato il precedente post come "noioso" che se volesse venire a condividere le mie attuali noiose giornate sarebbe assolutamente il benvenuto.
Offro vitto e alloggio e camera con uso bagno in cambio di: passeggiate alle quattro di mattina, previa imbragatura di pastore tedesco riluttante, pulizia di pipì a ciclo continuo (che ben è conosciuta l'incontinenza dei paralizzati!), servizio di autista per visite mediche, ed altri piccoli servigi che potrebbero prendere quelle sette-otto ore di servizio.
Assicuro mancanza assoluta di NOIA per il prossimo mese.
Grazie.
giovedì 12 settembre 2013
Bollettino medico
Il paziente presenta leggeri segni di miglioramento. È vigile e collaborativo. Si nutre con appetito e richiede con insistenza biscotti , alimenti zuccherati, salati, fruttati e con qualunque sapore decente.
Prende con regolarità i medicinali prescritti soprattutto se infilati in grosse porzioni di formaggio.
Con l'aiuto di una imbragatura riabilitativa cerca di fare piccole passeggiate ma sopporta male le sedute di massaggi e ginnastica.
Paziente facile e poco tendente alle lamentele ma che comunica con lo sguardo una certa perplessità riguardo al suo stato.
Apprezza molto le visite e cerca di adempiere ai suoi piccoli impegni di cane da guardia utilizzando le capacità vocali.
In complesso buon quadro clinico in evidente evoluzione.
Prende con regolarità i medicinali prescritti soprattutto se infilati in grosse porzioni di formaggio.
Con l'aiuto di una imbragatura riabilitativa cerca di fare piccole passeggiate ma sopporta male le sedute di massaggi e ginnastica.
Paziente facile e poco tendente alle lamentele ma che comunica con lo sguardo una certa perplessità riguardo al suo stato.
Apprezza molto le visite e cerca di adempiere ai suoi piccoli impegni di cane da guardia utilizzando le capacità vocali.
In complesso buon quadro clinico in evidente evoluzione.
mercoledì 4 settembre 2013
La vita è un lungo fiume tranquillo...
Se pensi che la tua vita sia un tranquillo fiume che scorre, hai esattamente qualche secondo per pentirtene, perchè c'è già una divinità barbuta che ride.
Una grassa e forte risata che risuona nelle sfere celesti, rimbomba in alta quota e ti costringe a guardare il limpido cielo alsaziano chiedendoti che strano temporale stia arrivando dai rilievi dei Vosges.
Perchè, se pensi che la tua vita è un fiume tranquillo, vuol dire che cucini senza sale e non conosci la velocità con cui cambia il sapore di un piatto con l'improvvisa spolverata di cloruro di sodio.
Perchè se pensi che la tua giornata sarà un piacevole rincorrersi di abituali riti quotidiani non ti sei accorta che, davanti al lavello, con te, non c'è il calore di quarantacinque chili di pelo che aspettano il biscotto mattutino e sorridi pensando alla vecchiaia canina che avanza e fai anche la perfida facendo scricchiolare la carta del pacchetto.
Perchè, anche se pensi che basterà il suono carezzevole della tua voce per farlo alzare, ti rendi, finalmente, conto che nemmeno le inesorabili certezze canine niente possono contro una subdola e improvvisa paralisi.
E resti a guardarlo mentre con gli occhi ti dice- tutto bene adesso arrivo-ma almeno trenta dei quarantacinque chili non hanno nessuna intenzione di farlo.
Oggi un chirurgo veterinario cercherà di rimettere in piedi Peloso, ci saranno almeno due mesi di convalescenza e se tutto andrà bene avremo sei possibilità su dieci di farcela.
Ieri sera ho deciso che vorrei che la mia vita fosse una tranquilla strada di campagna, da percorrere lentamente guardandolo almeno camminare e spero di non far ridere nessuno.

Una grassa e forte risata che risuona nelle sfere celesti, rimbomba in alta quota e ti costringe a guardare il limpido cielo alsaziano chiedendoti che strano temporale stia arrivando dai rilievi dei Vosges.
Perchè, se pensi che la tua vita è un fiume tranquillo, vuol dire che cucini senza sale e non conosci la velocità con cui cambia il sapore di un piatto con l'improvvisa spolverata di cloruro di sodio.
Perchè se pensi che la tua giornata sarà un piacevole rincorrersi di abituali riti quotidiani non ti sei accorta che, davanti al lavello, con te, non c'è il calore di quarantacinque chili di pelo che aspettano il biscotto mattutino e sorridi pensando alla vecchiaia canina che avanza e fai anche la perfida facendo scricchiolare la carta del pacchetto.
Perchè, anche se pensi che basterà il suono carezzevole della tua voce per farlo alzare, ti rendi, finalmente, conto che nemmeno le inesorabili certezze canine niente possono contro una subdola e improvvisa paralisi.
E resti a guardarlo mentre con gli occhi ti dice- tutto bene adesso arrivo-ma almeno trenta dei quarantacinque chili non hanno nessuna intenzione di farlo.
Oggi un chirurgo veterinario cercherà di rimettere in piedi Peloso, ci saranno almeno due mesi di convalescenza e se tutto andrà bene avremo sei possibilità su dieci di farcela.
Ieri sera ho deciso che vorrei che la mia vita fosse una tranquilla strada di campagna, da percorrere lentamente guardandolo almeno camminare e spero di non far ridere nessuno.

mercoledì 28 agosto 2013
Safīnat al-barr
A Gerusalemme sono già in coda per la distribuzione delle maschere anti-gas.
Il Tecnico mi chiama sorridendo da una terrazza ventosa e verde che abbraccia tutta Tel Aviv e mi parla di politica internazionale con entusiasmo e leggerezza.
Mi racconta di Gerusalemme, della sua bellezza magica, delle contraddizioni che la plasmano, dei colori, dell'amico trasformato davanti al muro, in dialogo con Dio.
Il Tecnico mi chiama sorridendo da una terrazza ventosa e verde che abbraccia tutta Tel Aviv e mi parla di politica internazionale con entusiasmo e leggerezza.
Mi racconta di Gerusalemme, della sua bellezza magica, delle contraddizioni che la plasmano, dei colori, dell'amico trasformato davanti al muro, in dialogo con Dio.
Poi parliamo di grammatica e di verbi.
La lingua di un popolo racconta molto della sua storia e così scopro, senza meravigliarmene troppo, che l'ebraico moderno non concepisce una vera e propria costruzione verbale al futuro.
Ridiamo dei dromedari e del loro carattere che, perfettamente, si adatta alla filosofia di vita dei beduini.
La storia passa lontana, li sfiora, a volte, come un parassita, li disturba e tenta di pungerli, ma basta una scrollata, una rotolata nella sabbia, e si può riprendere la strada. Lentamente, con ritmi secolari, perchè qui non c'è fretta, non ci sono ore ma giorni e stagioni. Tempo di acqua e tempo di sete.
A Gerusalemme distribuiscono le maschere anti-gas e il Tecnico impara dai dromedari, macina strada, osserva e sputa( metaforicamente) sulla storia contemporanea.
Lo Scettico, immerso nella storia, tiene d'occhio lo spazio aereo.
martedì 27 agosto 2013
Sans papiers
Ho sognato che nevicava.
Era agosto, come effettivamente è, ma nevicava a larghe falde ed io cantavo Bianco Natale, stonata anche nel sogno per dare quel tocco di veridicità che non guasta.
Ero seduta sui gradini di una stretta scalinata e un anziano signore, che scendeva le scale, mi ha fatto la carità lasciando delle monetine.
Mi sono messa a ridere e l'ho ringraziato.
Questa notte ero una clochard.
Senza fissa dimora, sans papiers, senza copertura sanitaria, senza documenti validi, tutto questo l'ho già vissuto e probabilmente ricapiterà a breve. Ci sono stati momenti in cui ho dovuto spiegare situazioni complicate a rigidi burocrati, senza ricevere mai un sorriso.
Società d'oltreoceano con sede tedesca ma esigenze di residenza francese causa forte dipendenza dalla lingua italiana...prova a spiegarlo!
Fortunatamente sempre con le spalle ben coperte e con la certezza che, in fondo, nel bisogno, avrei potuto mandare al diavolo l'ottusa burocrazia europea e farmi curare dove, come e quando volevo.
Possibilità negata a tanti, troppi, veri sans papiers.
Straniera in terra straniera. Straniera in terra natale. Straniera in trasferta. Straniera frontaliera.
Ma non ancora clochard.
Forse nell'animo.
Nelle orecchie la voce di mamma che mi rincorre sulla porta di casa: " Mìgola, non uscirai mica vestita così?! Sembri una barbona!
Era agosto, come effettivamente è, ma nevicava a larghe falde ed io cantavo Bianco Natale, stonata anche nel sogno per dare quel tocco di veridicità che non guasta.
Ero seduta sui gradini di una stretta scalinata e un anziano signore, che scendeva le scale, mi ha fatto la carità lasciando delle monetine.
Mi sono messa a ridere e l'ho ringraziato.
Questa notte ero una clochard.
Senza fissa dimora, sans papiers, senza copertura sanitaria, senza documenti validi, tutto questo l'ho già vissuto e probabilmente ricapiterà a breve. Ci sono stati momenti in cui ho dovuto spiegare situazioni complicate a rigidi burocrati, senza ricevere mai un sorriso.
Società d'oltreoceano con sede tedesca ma esigenze di residenza francese causa forte dipendenza dalla lingua italiana...prova a spiegarlo!
Fortunatamente sempre con le spalle ben coperte e con la certezza che, in fondo, nel bisogno, avrei potuto mandare al diavolo l'ottusa burocrazia europea e farmi curare dove, come e quando volevo.
Possibilità negata a tanti, troppi, veri sans papiers.
Straniera in terra straniera. Straniera in terra natale. Straniera in trasferta. Straniera frontaliera.
Ma non ancora clochard.
Forse nell'animo.
Nelle orecchie la voce di mamma che mi rincorre sulla porta di casa: " Mìgola, non uscirai mica vestita così?! Sembri una barbona!
venerdì 23 agosto 2013
Viaggi in pillole
Ieri sono stata sul Mar Rosso.
Il deserto della Giordania, a destra, si tuffa incosciente nel mare, tingendolo di rosa.
L'Egitto, in lontananza, si fonde con il cielo e pare proprio di toccarlo, anche stando comodamente seduta su una sdraio in terra israeliana.
Nessuna nuvola disturba il cielo della baia di Eilat e solo gli aerei che, assurdamente atterrano nel cuore della città, ne interrompono l'assoluta azzurrità.
Il vento del deserto è caldo e profumato di spezie e di caffè.
Ho la testa piena di sogni di beduini e cammelli e tende nell'oasi.
Quando la connessione Skype si interrompe...è dura ritrovarsi in Alsazia!
Il deserto della Giordania, a destra, si tuffa incosciente nel mare, tingendolo di rosa.
L'Egitto, in lontananza, si fonde con il cielo e pare proprio di toccarlo, anche stando comodamente seduta su una sdraio in terra israeliana.
Nessuna nuvola disturba il cielo della baia di Eilat e solo gli aerei che, assurdamente atterrano nel cuore della città, ne interrompono l'assoluta azzurrità.
Il vento del deserto è caldo e profumato di spezie e di caffè.
Ho la testa piena di sogni di beduini e cammelli e tende nell'oasi.
Quando la connessione Skype si interrompe...è dura ritrovarsi in Alsazia!
mercoledì 21 agosto 2013
Disse: vieni in spiaggia con me?
Disse: vieni in spiaggia con me?
Era magrissimo, gli occhiali con una montatura scura segnavano gli zigomi e nascondevano gli occhi verdi.
Teneva il telo da spiaggia buttato su una spalla, un gesto studiato per darsi un'aria rilassata.
Spalle grandi.
Capelli neri, corti, troppo pettinati.
Disse: ho già chiesto il permesso a tuo zio.
Lei era sdraiata a leggere. Si chiese come declinare l'invito e non trovò nessuna risposta decente e credibile.
Perchè no?
Le allungò una mano per aiutala ad alzarsi.
Le venne da ridere pensando ai rapporti con gli atleti maschi della squadra dove, se ti andava bene, erano spallate amichevoli e incoraggiamenti vocali piuttosto rudi.
Rifiutò la mano e senza sorridergli raccolse telo e libro.
Un libro è una buona arma contro i noiosi, pensò.
Lui esibiva un costume bianco striminzito e stranamente vezzoso.
Lei si era nascosta dentro un costume intero, nero, senza fronzoli, essenziale. Erano gli anni del topless selvaggio.
Le prime cose che scoprì di lui non le garbarono affatto.
Troppo bravo a scuola, troppo bravo a casa, troppi talenti in pochi minuti, gusti musicali assurdi, sport diversissimi, bassissimo livello di competitività.
La conta dei punti anzichè salire scendeva ad una velocità pazzesca come l'altimetro di un paracadutista.
Disse: va bene qui?
Stese il suo telo con una precisione da orefice e nemmeno un granello di sabbia osò sporcare la spugna.
Lei buttò il suo ad una distanza di sicurezza, una specie di fossato medioevale con tanto di coccodrilli.
Lei ebbe la tentazione di aprire, maleducatamente, il libro ma le domande incalzavano, una specie di educato interrogatorio.
Tornata alla tenda lei disse: Non fatemelo vedere mai più!
Il giorno dopo le chiese ancora: vieni in spiaggia con me?
Ci sono volte che il fato ride di noi e soprattutto non ascolta i nostri desideri perchè ha, per noi, altri progetti.
Oggi sono trentaquattro anni che sorrido a quel ragazzo magro, che proprio magro non è più, ma che ha ancora gli occhiali e i capelli troppo pettinati.
Ho accettato la sua mano offerta migliaia di volte e ancora adesso leggo raramente in sua presenza...per amore.
Era magrissimo, gli occhiali con una montatura scura segnavano gli zigomi e nascondevano gli occhi verdi.
Teneva il telo da spiaggia buttato su una spalla, un gesto studiato per darsi un'aria rilassata.
Spalle grandi.
Capelli neri, corti, troppo pettinati.
Disse: ho già chiesto il permesso a tuo zio.
Lei era sdraiata a leggere. Si chiese come declinare l'invito e non trovò nessuna risposta decente e credibile.
Perchè no?
Le allungò una mano per aiutala ad alzarsi.
Le venne da ridere pensando ai rapporti con gli atleti maschi della squadra dove, se ti andava bene, erano spallate amichevoli e incoraggiamenti vocali piuttosto rudi.
Rifiutò la mano e senza sorridergli raccolse telo e libro.
Un libro è una buona arma contro i noiosi, pensò.
Lui esibiva un costume bianco striminzito e stranamente vezzoso.
Lei si era nascosta dentro un costume intero, nero, senza fronzoli, essenziale. Erano gli anni del topless selvaggio.
Le prime cose che scoprì di lui non le garbarono affatto.
Troppo bravo a scuola, troppo bravo a casa, troppi talenti in pochi minuti, gusti musicali assurdi, sport diversissimi, bassissimo livello di competitività.
La conta dei punti anzichè salire scendeva ad una velocità pazzesca come l'altimetro di un paracadutista.
Disse: va bene qui?
Stese il suo telo con una precisione da orefice e nemmeno un granello di sabbia osò sporcare la spugna.
Lei buttò il suo ad una distanza di sicurezza, una specie di fossato medioevale con tanto di coccodrilli.
Lei ebbe la tentazione di aprire, maleducatamente, il libro ma le domande incalzavano, una specie di educato interrogatorio.
Tornata alla tenda lei disse: Non fatemelo vedere mai più!
Il giorno dopo le chiese ancora: vieni in spiaggia con me?
Ci sono volte che il fato ride di noi e soprattutto non ascolta i nostri desideri perchè ha, per noi, altri progetti.
Oggi sono trentaquattro anni che sorrido a quel ragazzo magro, che proprio magro non è più, ma che ha ancora gli occhiali e i capelli troppo pettinati.
Ho accettato la sua mano offerta migliaia di volte e ancora adesso leggo raramente in sua presenza...per amore.
lunedì 19 agosto 2013
Sorridimi che torniamo a casa...
Come le partenze anche i ritorni sono differenti. Ci sono ritorni lenti e tristi, ci sono ritorni frettolosi, ritorni decisi, ritorni attesi, ritorni festaioli e poi ci sono i ritorni a tappe.
Piano piano, nei ritorni a tappe, si perdono per strada parte delle truppe ma la marcia non si interrompe.
Il primo a rompere le righe è stato il Tecnico, in una splendida mattina di sole, ha riempito le sacche da viaggio con una inimitabile capacità decorativa che, da sola, spiega tutto lo stato del suo guardaroba. Ha "preso in prestito" oggetti personali e vestiti del fratello, ha saggiamente recuperato la sua macchina fotografica ( peccato Tecnico che, senza carica batteria, di foto però ne farai proprio pochine...) per dimostrare una buona volontà di condivisione della sua vita, ha dimenticato freudianamente giacca e cravatta negli armadi ed è partito, armato di barba mediorientale, per Tel Aviv.
Il Cucciolo ha resistito ancora qualche giorno, poi, in silenzio, lentamente e metodicamente ha riempito le valige con più di trenta chili di vestiti e oggetti e in un'alba pallidissima e manzoniana è partito per Siviglia, augurandoci Buon Natale.
Lo Scettico ha risistemato il carico del carro e silenziosamente ci siamo issati a cassetta. - "Sorridimi Mìgola che torniamo a casa."
Il sole, intanto, sprofondava dietro le prealpi bergamasche.
Ci sono ritorni un po' romanzati ma che nascondono una certa nostalgia.
Benritrovati.
Piano piano, nei ritorni a tappe, si perdono per strada parte delle truppe ma la marcia non si interrompe.
Il primo a rompere le righe è stato il Tecnico, in una splendida mattina di sole, ha riempito le sacche da viaggio con una inimitabile capacità decorativa che, da sola, spiega tutto lo stato del suo guardaroba. Ha "preso in prestito" oggetti personali e vestiti del fratello, ha saggiamente recuperato la sua macchina fotografica ( peccato Tecnico che, senza carica batteria, di foto però ne farai proprio pochine...) per dimostrare una buona volontà di condivisione della sua vita, ha dimenticato freudianamente giacca e cravatta negli armadi ed è partito, armato di barba mediorientale, per Tel Aviv.
Il Cucciolo ha resistito ancora qualche giorno, poi, in silenzio, lentamente e metodicamente ha riempito le valige con più di trenta chili di vestiti e oggetti e in un'alba pallidissima e manzoniana è partito per Siviglia, augurandoci Buon Natale.
Lo Scettico ha risistemato il carico del carro e silenziosamente ci siamo issati a cassetta. - "Sorridimi Mìgola che torniamo a casa."
Il sole, intanto, sprofondava dietro le prealpi bergamasche.
Ci sono ritorni un po' romanzati ma che nascondono una certa nostalgia.
Benritrovati.
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