La signora del terzo piano dice che devo uscire, prendere aria. Però nessuno mi guarda, nessuno mi parla.
Ascolto i passi del ragazzo che porta la pizza al quarto piano. Doppio formaggio e peperoni, credo.
Mangiamo una pizza? Chiami tu? Parlano troppo in fretta, non ci riesco e fanno un sacco di domande.
Nel frigo è rimasto il barattolo dei sottaceti che avevi comperato, ma solo il liquido, ed è tutto bianco, le medicine che il dottore ti aveva dato e che andavano in frigo, lo so, ci sono e la marmellata di prugne, quella che ti piace ma non la mangio, ti giuro.
Non posso guardare più la televisione perchè la luce è andata via da tanti giorni.
Te ne sei andata?
Vuoi che ti leggo il giornale? Piano, piano, con calma una parola dietro l'altra. Lo so. Sono bravo, mi sono esercitato, tanto il giornale lo conosco tutto, è quello che aveva portato il dottore l'ultima volta e che aveva scordato sul tavolo.
Avevi promesso che non mi avresti mai lasciato, però.
Hai detto che avrei capito. Ci penso tanto, mi concentro.
No, non ho capito.
Parlano tutti in fretta, non mi guardano negli occhi, non squilla più il telefono.
Dove sei andata?
Non ho ancora capito.
Mi dicevi che c'è un posto molto bello dove vanno le persone quando si fermano e che poi stanno tutte li e aspettano gli altri, quelli che gli volevano bene. Io ti voglio bene. Anche quando mi sgridi che sporco il divano, anche quando apri l'acqua della doccia, ti voglio bene. Anche quando grido forte e tu mi fai gli occhi grandi e dici che arriva la portinaia che parla strano e che è piccola, piccola.
Spero che non arrivi proprio adesso la portinaia, la signora portinaia, scusa, a bussare perchè mi sono infilato un tuo vestito sopra le braghe del pigiama, che profuma tantissimo, il tuo vestito, e mi sono coperto con il tuo scialle, quello della zia Claudine che ti aveva prestato per andare all'ospedale, quella volta dell'operazione. Ricordi?
Sono lunghe le giornate e senza luce anche la notte è lunga.
Credo proprio che vengo anch'io in quel posto, che tanto non mi diverto più, qui, senza di te, mamma.
Per capire meglio il post
giovedì 6 settembre 2012
mercoledì 5 settembre 2012
Pensieri disorganizzati a colazione!
Ho comperato 50 sfumature di grigio e la quarta di copertina gridava: nooo, perchè? ma dai!
Niente, comperato!
Insieme, nel sacchetto, è finito anche Eva dorme di Francesca Melandri che promette molto ma molto bene.
Ambientato in Alto Adige negli anni sessanta , mi dovrebbe parlare degli anni intensi di papà, della mia infanzia, dei paesaggi che amo...mi aspetto molto da questo libro e spero non mi deluda.
Dalle sfumature, invece, mi aspetto poco o niente.
Meccanismo perverso quello che ti fa comperare un libro solo per dire: l'ho letto!
Sono stata a Ferrara questo fine settimana e la città era addormentata, deserta...in sospensione. I danni del terremoto sono appena percepibili se passeggi da turista distratto ma le ferite sono profonde e preoccupanti. Musei chiusi, chiese chiuse, mostre sospese, camini smontati, pinnacoli spariti...per una città come questa, che non ha altra strada che quella turistica, è una botta che tramortisce.
C'è una sorta di rassegnazione nelle gente che non mi piace.
Tornando a casa abbiamo fatto il passo del San Gottardo snobbando un tunnel deserto e ammiccante che prometteva tempo. Ma il tempo bisogna saperlo perdere e, salendo tornanti ampi, il premio era un panorama sinuso di valli e laghi, rocce grige e severe.
Ho scoperto che, partendo dal passo, è possibile percorrere un sentiero di 90 km che tocca quattro sorgenti di grandi fiumi tra cui il Reno ma bisogna avere tempo.
Abbiamo mangiato all'Ospizio, una struttura che ha saputo mantenere una certa sobrietà anche nel menu, cosa che mi piacerebbe ritrovare anche nei nostri rifugi di montagna, ma questo è un altro discorso.
Primo anno, dopo diciannove di onorato servizio, che non ho un primo giorno di scuola...niente liste di materiale, niente zaino nuovo, nessun emploi du temps su cui disquisire ore e ore.
Un certo senso di vuoto mi prende la mattina a colazione.
Niente, comperato!
Insieme, nel sacchetto, è finito anche Eva dorme di Francesca Melandri che promette molto ma molto bene.
Ambientato in Alto Adige negli anni sessanta , mi dovrebbe parlare degli anni intensi di papà, della mia infanzia, dei paesaggi che amo...mi aspetto molto da questo libro e spero non mi deluda.
Dalle sfumature, invece, mi aspetto poco o niente.
Meccanismo perverso quello che ti fa comperare un libro solo per dire: l'ho letto!
Sono stata a Ferrara questo fine settimana e la città era addormentata, deserta...in sospensione. I danni del terremoto sono appena percepibili se passeggi da turista distratto ma le ferite sono profonde e preoccupanti. Musei chiusi, chiese chiuse, mostre sospese, camini smontati, pinnacoli spariti...per una città come questa, che non ha altra strada che quella turistica, è una botta che tramortisce.
C'è una sorta di rassegnazione nelle gente che non mi piace.
Tornando a casa abbiamo fatto il passo del San Gottardo snobbando un tunnel deserto e ammiccante che prometteva tempo. Ma il tempo bisogna saperlo perdere e, salendo tornanti ampi, il premio era un panorama sinuso di valli e laghi, rocce grige e severe.
Ho scoperto che, partendo dal passo, è possibile percorrere un sentiero di 90 km che tocca quattro sorgenti di grandi fiumi tra cui il Reno ma bisogna avere tempo.
Abbiamo mangiato all'Ospizio, una struttura che ha saputo mantenere una certa sobrietà anche nel menu, cosa che mi piacerebbe ritrovare anche nei nostri rifugi di montagna, ma questo è un altro discorso.
Primo anno, dopo diciannove di onorato servizio, che non ho un primo giorno di scuola...niente liste di materiale, niente zaino nuovo, nessun emploi du temps su cui disquisire ore e ore.
giovedì 30 agosto 2012
Krav maga alsaziano
I pochissimi affezionati e storici lettori di questo blog sanno, da un vecchio POST ancora splinderiano, che il vicino di casa pratica il krav maga in giardino.
Da quanto ho potuto appurare un misto di arti marziali con il sigillo di garanzia del mossad.
Insomma una roba da tosti che si pratica con almeno un altro tosto disposto a prenderle e di tanto in tanto a darle.
Appena approdati in questa nuova casa, Peloso ed io ci inquietavamo durante le giornate delle kravmagate. Gemiti, colpi, intercalari in un francese che Victor Hugo non avrebbe approvato, lamenti.
Peloso accorreva alla rete divisoria e, con tutta la pazienza che il suo statuto di pastore gli concede, cercava di convincere i duellanti ad una risoluzione pacifica. Io restavo in ascolto cercando di capire se il gemito degenerava...
Adesso, a distanza di due anni, Peloso ed io lasciamo scorrere il sangue...con una certa noia.
Da quanto ho potuto appurare un misto di arti marziali con il sigillo di garanzia del mossad.
Insomma una roba da tosti che si pratica con almeno un altro tosto disposto a prenderle e di tanto in tanto a darle.
Appena approdati in questa nuova casa, Peloso ed io ci inquietavamo durante le giornate delle kravmagate. Gemiti, colpi, intercalari in un francese che Victor Hugo non avrebbe approvato, lamenti.
Peloso accorreva alla rete divisoria e, con tutta la pazienza che il suo statuto di pastore gli concede, cercava di convincere i duellanti ad una risoluzione pacifica. Io restavo in ascolto cercando di capire se il gemito degenerava...
Adesso, a distanza di due anni, Peloso ed io lasciamo scorrere il sangue...con una certa noia.
Pantegane...
Le pantegane correvano, ubriache di paura, attraversando il giardino nelle sere di fine estate.
Bestioni grigi, con gli occhietti piccoli, piccoli e gialli ma solo nel mio ricordo, che non seguivano più le normali regole della discrezione scritte nei loro millenari codici genetici.
Si buttavano nel prato cercando scampo da una distruzione totale.
Una, più terrorizzata delle altre, se possibile, si rifugiò tra i piedi di mio nonno che dovette prendere il Tavor della nonna, in dosi assurde, per calmarsi.
Era uomo di grande coraggio, diceva nonna.
Facevano piccoli gridi acuti quando trovavano ostacoli e si lasciavano dietro uno strano odore di polvere ma anche questo credo sia una distorsione dovuta alla mia fervida fantasia infantile.
Le sere magiche delle pantegane, così mi piaceva pensarle, furono per me come partecipare ad un safari in Africa, essere testimone di un esodo biblico, guardare una migrazione ciclica.
Ma da dove vengono?
Ma dove vanno?
La risposta scientifica narrava di una antica villa che stavano abbattendo a pochi metri da noi.
La fuga delle pantegane resta un mistero insoluto nella mia fantasia bambina.
Perchè vi racconto questo?
Seguire un blog comporta anche l'onere di sorbirsi ricordi a caso dell'autore.
Come sedersi su una panchina nel parco con un vecchietto nostalgico e ascoltare ricordi random. Siate felici che non ho vissuto periodi di guerra ma sappiate che ho ascoltato tanto da ragazzina...ne so tanti di seconda mano.
Bestioni grigi, con gli occhietti piccoli, piccoli e gialli ma solo nel mio ricordo, che non seguivano più le normali regole della discrezione scritte nei loro millenari codici genetici.
Si buttavano nel prato cercando scampo da una distruzione totale.
Una, più terrorizzata delle altre, se possibile, si rifugiò tra i piedi di mio nonno che dovette prendere il Tavor della nonna, in dosi assurde, per calmarsi.
Era uomo di grande coraggio, diceva nonna.
Facevano piccoli gridi acuti quando trovavano ostacoli e si lasciavano dietro uno strano odore di polvere ma anche questo credo sia una distorsione dovuta alla mia fervida fantasia infantile.
Le sere magiche delle pantegane, così mi piaceva pensarle, furono per me come partecipare ad un safari in Africa, essere testimone di un esodo biblico, guardare una migrazione ciclica.
Ma da dove vengono?
Ma dove vanno?
La risposta scientifica narrava di una antica villa che stavano abbattendo a pochi metri da noi.
La fuga delle pantegane resta un mistero insoluto nella mia fantasia bambina.
Perchè vi racconto questo?
Seguire un blog comporta anche l'onere di sorbirsi ricordi a caso dell'autore.
Come sedersi su una panchina nel parco con un vecchietto nostalgico e ascoltare ricordi random. Siate felici che non ho vissuto periodi di guerra ma sappiate che ho ascoltato tanto da ragazzina...ne so tanti di seconda mano.
mercoledì 29 agosto 2012
La montagna...
La montagna è fatica, fatica che ti devi appoggiare, fatica che ti abbassa lo sguardo, fatica che ti piega e ti stringe il fiato.
Lei ti guarda, ti scruta, ti lascia passare anche quando tu ti senti inadatto e piccolo e indiscreto.
Ti ascolta se vuoi parlarle ma non servono parole perchè parla la lingua dei segni, i segni della natura.
È verde e azzurro, bianco e grigio e altri colori ancora che il tuo occhio deve cercare e mescolare come una tavolozza divisionista.
È una strada che si snoda e si biforca, una strada che diventa sentiero, e due e tre sentieri che si incrociano e ti lasciano seguirli.
lunedì 27 agosto 2012
In società...
Tanta gente, mani da stringere, visi da ricordare:
Buongiorno! Piacere!
Piacere!
Sono la mamma del Tecnico! Piacere!
Buongiorno!
Sono il papà del Tecnico!
Buongiorno! Piacere!
Piacere mio sono la mamma del Tecnico!
Piacerissimo anche mio, sono il papà del Tecnico!
Piacere, buongiorno, sono la mamma del Tecnico!
Piacere, piacere sono il marito della mamma del Tecnico!
??
Ma ti pare il caso?
Era per cambiare formula...
Cucciolo dall'altra parte della folla:
E io sono adottabile?
Ma no, è che qui conoscono tutti il Tecnico...
Ah!
Piacere, sono il figlio di nessuno ma fratello del Tecnico!
Non fare lo spiritoso che c'è già tuo padre!
giovedì 23 agosto 2012
Corto
Quello che riesco a mettere a fuoco è che tutto è corto. Sarà il caldo ma il Mìgola-pensiero in questi giorni è basico, lento, noiosetto e poco leggibile. Se volete continuare a leggere non dite che non vi avevo avvisato...
Tutto è corto, dicevo, è corto il momento di goduria che va da quando suona la sveglia e ti rendi conto che è il momento più fresco, silenzioso, profumato della giornata, a quando devi mettere fuori i piedi dal letto e convincerli a camminare. Ultimamente ho i piedi tondi la mattina, ma tondi sotto, che ho l'impressione di essere uno di quei pupazzetti che dondolano in tutte le direzioni e sembrano rovesciarsi da un momento all'altro e non succede mai perchè c'è dietro qualche legge fisica che alle sei di mattina non posso spiegarvi.
E quando i piedi tondi toccano il suolo il momento magico è chiaramente finito, perchè è corto.
È corta la mattinata che ti sembrava eterna alle sette e con duemila propositi e cose da fare e poi sei già all'ora di pranzo che ne hai fatte due ed erano quelle in mezzo alla lista e ne rimangono ancora millenovecento e qualche che non sto li a fare conti che la mattinata è corta.
È corto il carrello della spesa che sembra enorme ma poi ci cacci dentro 6 pacchi d'acqua, 2 di birra, i rotoloni di carta enormi che asciugano tutto ma non voglio fargli pubblicità inutile, 1 anguria, 1 baguette, 1 piantina di basilico e sei già pronta per la cassa, quella dove si paga naturalmente e le casse francesi sono forse l'unica cosa luuuuunga della giornata.
Le cassiere francesi sono campionesse mondiali, senza alcun bisogno di doping, di lentezza acrobatica e alcune praticano anche la specialità lentezza acrobatica sincronizzata con la compagna della cassa a fianco, facendosi segnali segreti per portare avanti il nastro trasportatore in sincrono perfetto cercando di far cadere la bottiglia di latte a sinistra con quella di birra( mia) a destra.
Le cassiere francesi sono multifunzione: mangiano, bevono, si limano le unghie, si specchiano, ribevono da bottigliette strane liquidi rosa(?), non sorridono, fanno domande inutili su prezzi inesistenti: ha visto quanto costa? No! Non c'è il prezzo! Quindi? Non si ricorda quanto costa? No! Più o meno? Più o meno!!?? E quindi poi lei cosa mi schiaccia come tastino? C'è quello del più o meno? No! Tanto lo so che sta cercando di vincere la gara di singolo acrobatico di oggi...
Le cassiere francesi sono finte, sono dei replicanti non programmati per problemi diversi da quelli del passaggio di prodotti con biiip prefissato, per ogni altro problema parte la risposta base: si rivolga all'accueil all'entrata a destra!
Guardi ho involontariamente rotto un vasetto mieloso, appiccicoso...si rivolga all'accueil!
Ho volontariamente fatto franare tutta la piramide di arance...si rivolga...
C'è uno che rantola nel corridoio C, quello dei dadi...ok lo lascio rantolare! Grazie!
È tutto corto.
Le cassiere francesi sono...
Non sono corte.
Il senso di questo post? Non c'è. Vi avevo avvisato, per le lamentele rivolgetevi all'accueil!
Tutto è corto, dicevo, è corto il momento di goduria che va da quando suona la sveglia e ti rendi conto che è il momento più fresco, silenzioso, profumato della giornata, a quando devi mettere fuori i piedi dal letto e convincerli a camminare. Ultimamente ho i piedi tondi la mattina, ma tondi sotto, che ho l'impressione di essere uno di quei pupazzetti che dondolano in tutte le direzioni e sembrano rovesciarsi da un momento all'altro e non succede mai perchè c'è dietro qualche legge fisica che alle sei di mattina non posso spiegarvi.
E quando i piedi tondi toccano il suolo il momento magico è chiaramente finito, perchè è corto.
È corta la mattinata che ti sembrava eterna alle sette e con duemila propositi e cose da fare e poi sei già all'ora di pranzo che ne hai fatte due ed erano quelle in mezzo alla lista e ne rimangono ancora millenovecento e qualche che non sto li a fare conti che la mattinata è corta.
È corto il carrello della spesa che sembra enorme ma poi ci cacci dentro 6 pacchi d'acqua, 2 di birra, i rotoloni di carta enormi che asciugano tutto ma non voglio fargli pubblicità inutile, 1 anguria, 1 baguette, 1 piantina di basilico e sei già pronta per la cassa, quella dove si paga naturalmente e le casse francesi sono forse l'unica cosa luuuuunga della giornata.
Le cassiere francesi sono campionesse mondiali, senza alcun bisogno di doping, di lentezza acrobatica e alcune praticano anche la specialità lentezza acrobatica sincronizzata con la compagna della cassa a fianco, facendosi segnali segreti per portare avanti il nastro trasportatore in sincrono perfetto cercando di far cadere la bottiglia di latte a sinistra con quella di birra( mia) a destra.
Le cassiere francesi sono multifunzione: mangiano, bevono, si limano le unghie, si specchiano, ribevono da bottigliette strane liquidi rosa(?), non sorridono, fanno domande inutili su prezzi inesistenti: ha visto quanto costa? No! Non c'è il prezzo! Quindi? Non si ricorda quanto costa? No! Più o meno? Più o meno!!?? E quindi poi lei cosa mi schiaccia come tastino? C'è quello del più o meno? No! Tanto lo so che sta cercando di vincere la gara di singolo acrobatico di oggi...
Le cassiere francesi sono finte, sono dei replicanti non programmati per problemi diversi da quelli del passaggio di prodotti con biiip prefissato, per ogni altro problema parte la risposta base: si rivolga all'accueil all'entrata a destra!
Guardi ho involontariamente rotto un vasetto mieloso, appiccicoso...si rivolga all'accueil!
Ho volontariamente fatto franare tutta la piramide di arance...si rivolga...
C'è uno che rantola nel corridoio C, quello dei dadi...ok lo lascio rantolare! Grazie!
È tutto corto.
Le cassiere francesi sono...
Non sono corte.
Il senso di questo post? Non c'è. Vi avevo avvisato, per le lamentele rivolgetevi all'accueil!
martedì 21 agosto 2012
Invidie
Ecco, diciamo che io sono contentissima di essere nata donna, diciamo che essere madre è il dono più grande che mi è stato fatto, diciamo che di natura non sono invidiosa...
ma tutte le volte che ascolto un coro della montagna vorrei essere un uomo.
I cori della montagna mi danno i brividi, come solo qualche aria d'opera riesce a fare, mi trasportano, mi cullano e al contempo mi mettono allegria.
E poi mi vanto molto del fatto che ero vicina di casa di uno dei fondatori del coro della SAT e andavo con mia nonna a fare merenda a casa sua e, a volte, lui, seduto in giardino canticchiava proprio questa e adesso la canto io, spesso.
Ma faccio la vociona, giuro!
lunedì 20 agosto 2012
Fino in cima...
Si va in montagna per essere liberi
per scuotersi dalle spalle tutte le catene
che la convivenza sociale impone
per non inciampare ogni due passi
in imposizioni e proibizioni
Si va in montagna anche per sbizzarrirsi
una buona volta e
immagazzinare nuove energie
Tita Piaz
il Diavolo delle Dolomiti
per scuotersi dalle spalle tutte le catene
che la convivenza sociale impone
per non inciampare ogni due passi
in imposizioni e proibizioni
Si va in montagna anche per sbizzarrirsi
una buona volta e
immagazzinare nuove energie
Tita Piaz
il Diavolo delle Dolomiti
mercoledì 1 agosto 2012
Citazioni e sfoggio di cultura...
Ci sono un sacco di riferimenti in questa breve sequenza...
La gioia di ritrovarsi, gli abbracci, la salita, il ruggito dello Scettico davanti al mezzo litro di birra al rifugio...
e per terminare con un'altra citazione colta...Se vedemio!
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