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lunedì 21 luglio 2014

Italiani a Detroit...

Diciannove anni che vivo lontana dall'Italia.
Siamo partiti, in una calda estate, con un entusiasta e  piccolo Tecnico di cinque anni che pensava di andare a vivere in una "caverna" perché , durante le dettagliate descrizioni della futura casa,  a parenti e amici, avevo avuto la brillante idea di raccontare anche la disposizione  delle cantine, ipotizzando già  una possibile "taverna" dove organizzare future festicciole. Lo sguardo deluso del Tecnico, dato dalla consapevolezza di dover vivere,  ancora, in una  noiosa casa invece che in una  vera caverna, ci fece sentire per qualche giorno dei genitori indegni.
Cucciolo era un paciosissimo bimbo, di  appena un anno, che aveva giusto giusto imparato il lessico fondamentale di tutti i bimbi, fatto di basiche paroline in italiano che venivano ben scandite da tutto il parentado, innamorato dei suoi sorrisi.
La scelta di partire ha cambiato la nostra e la loro vita. Quante volte mi sono chiesta come sarebbe stata la nostra vita familiare se avessimo detto: no, grazie!
Siamo partiti non per necessità ma per il gusto dell'avventura e questo, credo, alleggerisca il viaggio.
In Italia non si respirava certo un clima difficile in quegli anni e le opportunità di lavoro non mancavano ma l'idea di vivere vite diverse ci affascinava.
Diciannove anni di estero.
Eravamo una coppia di trentenni piena di aspettative e di emozioni, con una gran voglia di divertirci e di scoprire un mondo diverso anche se non lontanissimo dal nostro. Ho sommerso di domande tutte le persone che hanno avuto la sventura di incontrarmi nei primi mesi, io ho avuto la fortuna di incontrare gente meravigliosa.
 Ero come un bimbo piccolo anch'io, dovevo imparare di nuovo a parlare, a muovermi e ad essere autonoma. Ed era un gioco bellissimo.
La sera, a cena, con lo Scettico ci raccontavamo le rispettive marachelle fatte nella giornata e devo dire che, a volte, lo Scettico mi batteva pure.
Come la volta in cui fece un colloquio telefonico surreale con una ignara e immagino allibita infermiera francese, che lavorava in un ospedale pediatrico, cercando di convincerla  in tutti i modi a prendere un appuntamento per la sua Alfa Romeo che necessitava del tagliando annuale...diffidate dei numeri all'estero che vengono consigliati sul libretto dalle case costruttrici.

Perché tutto questo amarcord, vi chiedete? Perché sabato abbiamo partecipato ad una piacevolissima giornata organizzata da ragazzi italiani  che sono qui a Detroit per lavoro, un gruppo formatosi sul web per scambiarsi informazioni, idee, consigli. Un gruppo che accoglie senza alcuna formalità i nuovi arrivati e li circonda di messaggi pieni di vita vissuta e quindi pieni di esperienza. Perché quando sbarchi in un posto nuovo anche le domande più sciocche o che ci sembrano tali hanno il loro spazio e hanno diritto ad una risposta e quasi sempre diventano leggere grazie alla capacità di qualcuno di alleggerirle.

Abbiamo avuto un attimo di esitazione se partecipare o no  e per la prima volta, lo devo dire Scettico, ci stavamo per porre, da soli, un limite d'età.
È stato un attimo perché la voglia di conoscere persone nuove, gente diversa, di farci raccontare nuove storie mica ci ha abbandonato in questi anni.
E quindi vai di strette di mano e di sorrisi che sono stati, come era prevedibile, aperti e cordiali, freschi e spontanei. Una giornata di gioco e di battute, di voci con accenti inconfondibili e caldi, di hot dog e di nutella, di racconti, di domande, di risposte e di consigli.
Consigli dati in leggerezza, mescolati, senza logica apparente, dalla ricotta al documento indispensabile, dalle vaccinazioni pesanti alla pizzeria migliore.
Molti sono di passaggio qui negli USA, altri vorrebbero fermarsi, altri ancora cercano il modo per restare. Non c'è lo stesso ambiente di quando siamo partiti noi oltreoceano, il lavoro è poco ma non è solo questo che li frena a tornare, è l'aria un po' malata che si respira in Italia, è la fatica per fare le cose più semplici e il dover battagliare per tutto, anche per le cose ovvie...così mi hanno detto, con una sfumatura leggera di tristezza negli occhi. Ma l'amore per il loro paese è raccontato da tanti dettagli: dalle magliette che proclamano una provenienza, dai loro giochi di parole, dal cibo che viene raccontato, dal nome del gruppo.
Sono stata bene.


Una bella giornata.
Grazie ragazzi, ma vi avverto che il primo che mi chiama ancora "Signora" verrà espulso d'ufficio  e senza possibilità di appello dal gruppo, me lo ha assicurato il capo.

23 commenti:

  1. anche io sto frequentando più gente ggggiovane ( tanti di loro potrebbero essere miei figli) . Mi rallegro di e con loro, mi ricaricano, mi riempiono di speranza. Sono ricchi di progetti, sogni e hanno energia da vendere. Con loro respiro nuovamente. Mai smetterò di ringraziarli! mai

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    1. Stare con i giovani è sempre una fonte di energia, positiva!

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  3. Definirei questo tuo post una descrizione entusiasta ed entusiasmante da voler condividere con te e con i tuoi, simpaticamente. Ne sono imasto piacevolmente colpito.
    Un caro saluto,
    aldo.

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    1. Grazie Aldo! Un saluto anche a te. Baci

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  4. Cara Mìgola, spero che tu sia veramente una signora, se anche non vuoi essere così chiamata! Vivere su una così grande metropoli, come Detroit, non sarà sicuramente facile, io ricordo che 10m anni or sono mi trovavo a Windsor in Canada per una settimana, eravamo vicini al canale che che divide Canada dagli Stati Uniti, ricordo che tutta la notte sentivamo le sirene della polizia che suonavano e ti posso assicurare che non era un piacere, dovevamo sempre tene le finestre chiuse.
    Non so che sia ora, e spero che tu non abiti in centro di quella chiassosa metropoli.
    Ciao e buona settimana cara amica.
    Tomaso

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    1. Ciao Tomaso, no tranquillo, io abito fuori Detroit ma ti posso assicurare che non è più così chiassosa, anzi, il problema ora è quello opposto, sembra una città fantasma. Però, forse le sirene della polizia, la notte, ci sono ancora...Buona settimana a te.

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  5. Voi siete stati coraggiosi, aperti al mondo ed alle esperienze come credo io non sarò mai però hai ragione: partire per scelta e non per necessità fa una bella differenza!
    Quanto ai ragazzi italiani, e' bellissimo leggere su questo e altri blog di espatriati quanta solidarietà e rete sappiano fare gli italiani all'estero...magari ci riuscissimo anche in Italia!
    P.s. se può consolarti, il nano e' rimasto deluso proprio ieri, dopo aver visto che stavano costruendo il tetto della "casa nuova"... Ci ha detto che lui voleva dormire con il "cielo aperto" ed era proprio quello che gli piaceva della casa nuova!!!
    La pioggia? Ci ha risposto: "Pazienza, apiamo l'ombrellone di Peppa!"

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    1. Hai ragione MA che peccato che le energie migliori, la solidarietà, il creare rete e solidarietà si esprimano al meglio quando si è lontani. Forse perché quando siamo nel nostro ambiente ci sentiamo fasullamente forti e autonomi. Abbiamo la NOSTRA famiglia accanto, i NOSTRI amici e glia altri sono visti quasi come scocciature. Quando sei lontano e fondamentalmente solo ti apri agli altri che senti vicini perché nelle tue stesse condizioni di "debolezza", anche se è solo una sensazione. L'ho detto più volte, quando arrivi in un posto nuovo, posi le valige e ti guardi intorno con occhi diversi, occhi di bimbo...tanto per restare in tema! ;) Un bacio all'amico di Peppa...

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  6. Sempre interessanti e umani i tuoi post, cara Migola.Sono contenta di questa novità, perche incontrare dei connazionali che hanno le stesse idee e condizioni, è sempre un piacere.
    Mi toglieresti una curiosità? Tu lavori lì a Detroit,e se sì, che lavoro svolgi?
    Baci.
    Cristiana

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    1. Ciao Cristiana, io per il momento non lavoro. Ho seguito lo Scettico per il suo lavoro. Prima tappa imparare l'inglese poi vedremo...

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  7. Certo che quanta esperienza ci deve essere in 20 anni all'estero! Io sono quasi a quota 5 e mi sembra di averne già vissute tante di più di quelle che avrei vissuto in Italia. Sono certa che saranno racconti indelebili che racconteremo sempre...

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    1. L'importante è non diventare come quei vecchietti sulle panchine che dispensano perle di saggezza e raccontano sempre gli stessi aneddoti della giovinezza... forse lo faccio già attraverso il blog!! Ussignur! ;)

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  8. Ciao Migola, vengo a leggere questo tuo post mentre sono attorniata da cartoni e mi dai un carica in piu'. Penso che quella voglia di esplorare e di conoscere, che non passa mai con gli anni, ci guida e ci da' la spinta giusta per affrontare la vita all'estero, che non e' sempre facile. Mi piace leggere che sei contenta della scelta fatta dopo 19 anni e spero di esserlo anch'io nei prossimi anni. Per ora non me ne sono mai pentita, nonostante gli alti e i bassi , tutte le esperienze vissute ci sono servite per essere quello che siamo oggi e servono ai nostri figli per diventare gli adulti di domani..speriamo dei buoni adulti!!!

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  9. Ho letto della tua nuova avventura e capisco tutte le tue ansie...ma vedrai che saranno pochi momenti difficili e tante nuove scoperte e soddisfazioni! Ti abbraccio e ti penso! ps
    ma scusami se non penso ai tuoi cartoni...ho ancora la nausea! ;)

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    1. Grazie Migola!!! Il pensiero e l'abbraccio sono molto per me....per i cartoni ti capisco, sta gia' venendo un po' di nausea anche a me!

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  10. Ciao Mìgola!
    Che brutto scherzo: ti avevo scritto un commento un po' articolato, ma non so per quale mistero non mi è stato accettato. E non ti avevo nemmeno chiamata "signora".
    Dicevo che quanto raccontano i giovani è la foto, a volte un po' distorta, di una realtà che loro ereditano: e non è un peso da poco. Spetta a loro raddrizzare la barca senza cadere in un facile qualunquismo, senza fuggire e senza mettere tutti sulla graticola. Qualcun che si può salvare credo sia rimasto.
    Buona fortuna e un caro saluto.

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    1. Ciao Guido
      purtroppo è vero, i giovani si ritrovano con una ben misera eredità e questo spinge molti ad andarsene. Molte volte non hanno proprio altra scelta. Non è facile ma sono ragazzi determinati quelli che ho incontrato e senza piagnistei o recriminazioni da fare...però alcuni di loro mi chiamavano "signora" e questo NON è carino! :-)

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  11. E' vero, in Italia, perchè è in difficoltà, si respira aria malsana, ma c'è anche chi sta bene, chi sta facendo i soldi e chi non sa cosa sia la crisi. Non è il nostro caso.
    Noi è dal 2009 che respiriamo questa aria, ormai ne siamo intossicata e l'unica cosa che ci tiene un po' su è il sogno di andarcene, per dare un futuro migliore ai nostri figli e a noi stessi, una spinta non indifferente, stiamo cercando di buttare le basi, di incanalarci in un sogno, ma quanto è difficile quando hai superato i 40 anni.
    I reportage che fanno in Italia di Detroit parlano di una città finita, in crisi, abbandonata, con persone senza luce e acqua, parlano di 100.000 abitanti messi in ginocchio.
    Siamo bombardati costantemente da notizie negative, da tragedie, da fallimenti, ci minano il cervello, ci tolgono le speranze.

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    1. Moky purtroppo la situazione di Detroit è abb drammatica e ci sono interi quartieri abbandonati o con case bruciate e distrutte. Ma lentamente stanno cercando di rimettersi in piedi...sarà lunga e forse non si riprenderanno mai completamente ma la gente qui è sempre positiva e fiera, nessuno si piange addosso e nessuno si aspetta troppo dallo Stato, si rimboccano le maniche e cercano soluzioni.
      In bocca al lupo per i tuoi progetti! Non mollare, mi raccomando! Un abbraccio.

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    2. Bello il tuo blog. Non ti conoscevo. Tornerò a trovarti!

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  12. ahhh Migola, ho perso il picnic con gli altri italiani di Detroit il mese scorso ed ho letto che in molti si sono trovati. E' stata una bella idea.
    Spero ci siano altri simili eventi in futuro,saluti dal Mid-Michigan.

    Ed

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  13. Ciao fanciulla,
    si fanciulla, lo sai che ti chiamo sempre così,

    carina la storia dello Scettico che provava a convincere l'infermiera....

    :-)

    Te l'ha raccontata lui?
    :-P

    Ma no, dai che scherzo...

    Sempre avanti, Diaolin

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