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sabato 26 gennaio 2019

Pollicina

Quarto giorno.

Resteranno gli amici veri.
Dopo tutti questi anni di cambiamenti, spostamenti, trasformazioni. Resteranno gli amici, quelli tosti, quelli determinati, quelli senza paura.
E noi? Come evolveremo questa volta?
Ci salveranno forse, solo per questo aspetto, i socialcosi che tessono una ragnatela di contatti preziosi.
Perché, diciamocelo francamente,  prima di avere faccialibro molte persone sprofondavano nelle ombre dell'oblio e restavi a chiederti: dove sarà finita?!
Io farò cadere briciole telematiche lungo tutto il mio cammino per ritrovarvi e ritrovarmi.
Ieri sera ho scritto (con la penna e sulla carta, esistono ancora!) un biglietto di ringraziamento e di saluti ad una splendida signora che, con una calligrafia uscita direttamente dallo scorso secolo, mi augurava buone feste e altre tenerissime cose. A parte l'attenzione da scolaretta che mi ha fatto salire un po' d'ansia da prestazione (la signora infatti mi era maestra), scrivere in bella calligrafia pensieri sulla carta mi ha quasi emozionato e una volta infilato il biglietto nella busta ero molto fiera di me. Niente mail, niente whatapp, niente messaggino su faccialibro...un vero biglietto da leggere e poi infilare da qualche parte e tenuto come ricordo almeno per qualche giorno.
Una busta rosa che parlerà di me, di un viaggio, di un picnic, di estate, appoggiata sulla mensola in entrata tra chiavi e bollette.
Resteranno gli amici veri.




venerdì 25 gennaio 2019

Tergiverso

Terzo giorno.

Tergiverso. In questi giorni temporeggio. Avrei cose da dire, dovrei comunicare notizie. Ma temporeggio. Conosco le conseguenze. Molte volte l'ho già fatto e le reazioni sono sempre simili. Stupore, curiosità, entusiasmo, dispiacere e poi progressiva invisibilità.
Come quando ti togli da un circolo, da una associazione, da un gruppo che  già poche ore dopo iniziano a toglierti dalle chat perché: sai non ti vogliamo disturbare. In realtà diventi peso morto, zavorra ma soprattutto sei fuori dai giochi.
Questa volta diventare invisibile mi pesa moltissimo.
 Quindi tergiverso.

giovedì 24 gennaio 2019

Innamorarmi ancora.

Secondo giorno.
Dai oggi è facile. Entusiasmo da buoni propositi di Gennaio. C'è chi si mette a dieta, chi si iscrive in palestra, chi incomincia a correre ed io rincomincio a scrivere.
Perchè la frase "avevo un  blog" mi mette tristezza e voglio sentirmi ancora dire, tra vergogna ed entusiasmo: sono una blogger!
Ma soprattutto voglio ancora raccontarvi dello Scettico e delle sue scelte che travolgono la nostra vita come valanghe.
Voglio ancora raccontarvi del Tecnico, cercando di essere leggera e vaga come piace ai figli. Dovremo cercare insieme un nuovo pseudonimo per Cucciolo che ormai questo è assolutamente obsoleto vista la stazza e l'età del figliolo.
Voglio tenervi aggiornati sul peloso gigante e sui rischi fisici che corro quotidianamente causa entusiasmo canino in eccesso.
 Raccontarvi con calma i cambiamenti in arrivo che saranno enormi.
Ma soprattutto voglio innamorarmi nuovamente di voi.



mercoledì 23 gennaio 2019

Ci provo, torno.




Eccomi. Qualcuno ancora passa da queste parti, lo so. 
Sono io che ho smesso di passeggiare in questi luoghi. 
Senza un perché in fondo, con tante scuse e tutte fasulle. 
Ci sono stati viaggi, progetti, lezioni, incontri, cambiamenti epocali ma tutti bloggamente silenziosi.
Perchè, mannaggia, ci sono 'sti  socialcosi che ti danno la sensazione di connessione globale, l'illusione dell'aggiornamento alla velocità del pubblicato subito e dimenticato immediatamente. 
E così, lentamente, sono diventata tirchia di parole scritte e forse anche dette.
 Faccio fatica a tirarle fuori, come se costassero un grande sforzo, come se fossero inutili.
 Eppure le parole mi affascinano. Le persone che si raccontano sinceramente mi conquistano. La fantasia mi incanta. 
Cosa mi è successo? Dove è finita la mia voglia di condivisione lenta e pensata?
Mi consola un pochino la consapevolezza di non essere sola in questa crisi di scrittura. I blog latitano, chiudono, restano immobili ed ibernati per mesi, come il mio. Quindi faccio parte di un fenomeno più ampio?  Anche se fosse, cosa importa? La crisi rimane e il problema è che non mi piace. 
Cosa fare per rimettere in moto l'ingranaggio?
Una bella botta e una spinta. 
Provare a farlo andare regolarmente, nella migliore delle ipotesi tutti i giorni, per ricaricare la batteria. 
Una scommessa-blog, un tentativo, una sfida.
Un post al giorno.
 Corto, lungo, non importa. 
Un pensiero al giorno per provare a riannodare un legame vero con le parole.
 Eccomi. 
Ci provo, torno.

lunedì 9 aprile 2018

Le ragazze che sognavano il mare.

Cosa mi lega ancora così saldamente alla mia terra?
 Perché in ventotto anni questa sensazione di mancanza non si è mai dissipata?
 Perchè non riesco a tagliare questo cordone ombelicale così forte?
Cosa mi spinge a guardare il telegiornale regionale ( e quello nazionale chiaro) quasi quotidianamente, a leggere il giornale della mia regione quello stesso che leggeva papà,  a controllare sullo stesso l'elenco dei defunti (come faceva mio nonno), per vedere se conosco qualcuno, a mancarmi ancora la fiera di S. Lucia e pure quella di S.Giuseppe, ad avere sempre  una voglia matta della stessa pasta alla crema che comperavo nella pasticceria in centro, che c'è ancora tanto per la precisione, ad indignarmi per problemi che non hanno nessun impatto nella mia quotidianità, a gioire della costruzione di aiuole, del restauro di palazzi (e potrei continuare un elenco lunghissimo come potete ben immaginare)?
Eppure ho vissuto questi anni di migrazioni cicliche sempre in modo positivo, carica di energia ogni volta, curiosa di scoprire nuovi sapori, abitudini, paesaggi. Ho vissuto case che ho amato e adorato le persone che incontravo (quasi tutte). Ho concordato con lo Scettico ogni scelta e per ognuna abbiamo pesato pro e contro in sintonia, consapevoli del prezzo da pagare.
Ma una parte di me è rimasta là e quella parte, lasciata a casa, continua a mandare messaggi in ogni modo. A volte si assopisce un po', stanca di telegrafare, altre volte si scatena e mi invade di messaggi che un gruppo Whatsapp di shopping le fa un baffo. I suoi messaggi sono criptati e infilati in ogni situazione perché la parte che ho lasciato a casa è pure piena di fantasia, oltre che lagnosa.
Basta un odore a volte, basta una combinazione aghi di pino e pigna che parte la connessione.
Certe volte sono visi, altre volte suoni.
 In genere ci si mette Faccialibro a darle una mano con i maledetti gruppi nostalgici del SEI DI ( mettere città, paese, quartier strada a piacimento) SE...
E se poi una sera, sei in vena di farti del male da sola e vai ad un film festival e metti insieme un cocktail di: incontri, immagini, suoni, dialetto e donne che ti ricordano persone care...allora la parte a casa sorride beffarda e quella migrante si commuove pesantemente.
Che poi io il mare l'ho visto ma sogno le montagne.

lunedì 2 aprile 2018

Mariatn

Come Trentina all'estero ho commentato per diverso tempo. Aspettavo con impazienza le risposte dell'autore e degli altri blogger perché, all'epoca, questi qui erano posti caldi dove si sviluppavano dialoghi lunghissimi e i commenti erano sempre parecchi.
 Poi il grande salto, un blog tutto mio.
I primi tempi pensavo costantemente in forma di post: durante la giornata cercavo di trasformare nella testa azioni banali in frasi che avessero un minimo di stile, poi davanti alla tastiera, il buio.
Scrivere richiede perseveranza. Non è un atto banale, le parole non fluiscono come quando parli. Anche parlare non dovrebbe essere banale, comunque.
Ma scrivere richiede concentrazione, introspezione, ricerca, tenacia e a volte coraggio.
Scrivevo post lunghissimi che venivano cestinati in fase di rilettura, riscrivevo post semi lunghi che venivano tagliati alla seconda rilettura e alla fine postavo stupidate incredibili per stanchezza e perché, dopo che hai passato due ore davanti a quella maledetta tastiera, tralasciando milemila altri lavori, qualcosa la vuoi pur lasciare da leggere ai tuoi lettori, no?
Sono dieci anni che scrivo eppure la fatica di scrivere c'è sempre ma anche la stessa emozione quando   decido che le righe scritte hanno un qualche senso, una forma decente, che rispecchiano in parte i miei pensieri e si meritano il tastino "Pubblica".
Dopo pochi mesi dall'apertura del blog, era il 2007, morì il mio papà. I suoi ultimi giorni difficili, le miei ansie, il dolore, tutto era scivolato sulla tastiera e  molto, troppo per alcuni,  lo avevo condiviso proprio  con  gli assoluti sconosciuti che casualmente e da posti lontani avevano incominciato a leggermi.
Il giorno del funerale, nella camera ardente, sulla bara trovai un biglietto: poche parole, semplici ma intense, firmate Mariatn.
 Il mondo virtuale si era improvvisamente trasformato in presenza reale.
Mariatn aveva "ascoltato" i miei post con talmente tanta attenzione da riuscire a capire chi ero anche senza nomi, con pochissimi indizi ma con la voglia di condividere la  mia realtà ed essermi vicina oltre un semplice commento.
Dopo qualche tempo ho trovato Mariatn, ci siamo incontrate, conosciute, apprezzate e dietro quello pseudonimo c'è una persona splendida che ha continuato a condividere le gioie e i dolori della mia vita. Uno dei regali preziosi di questo blog che voglio celebrare e festeggiare con voi.
Un motivo per non abbandonarlo ma coltivarlo ancora e ancora.

...


mercoledì 28 marzo 2018

Scatole cinesi

Sono tanti anni ormai che scarabocchio pensieri da queste parti. Penso di aver festeggiato gli undici anni di blog e i sei/sette di presenza su Faccialibro. Tanti anni di riflessioni, momenti della mia vita condivisi con persone sconosciute, messaggi in bottiglia, voglia di raccontarmi, paura dell'oblio.
Ogni tanto c'è  qualcuno che mi chiede ancora: perché?
La prima volta che ho letto un blog ne sono rimasta affascinata eppure era semplicissimo, gli argomenti trattati erano lontani da ogni mio interesse. Se non ricordo male parlava di modellismo, raduni di appassionati del settore e ricordi dei tempi del militare. Roba che se avessi visto un saggio sull'argomento in libreria manco avrei allungato la mano.
 Eppure questo signore mi teneva seduta scomoda davanti ad un aggeggio, all'epoca solo un pelino più  misterioso che adesso, per delle ore. Aspettavo con ansia la tappa successiva del montaggio della parte A sul motore della parte B e leggevo i commenti che trovavo precisi, competenti, preziosi. Ricordo ancora che una sera chiesi al Tecnico delucidazioni su questo spazio fantastico che io, me medesima da sola, avevo scoperto in rete: "è un blog, mamma!  Ce ne sono tanti... Ma allora non è un genio solitario!?
No, di geni ce n'erano parecchi sul mercato, alcuni stratosferici, divertenti, colti, frizzanti e pieni di idee. Un mondo parallelo. Quello che mi affascinava era scoprirli, cercarli, aprire il blog ed iniziare a conoscere chi si nascondeva dietro nomi fittizi, alter ego divertenti, descrizioni stringate ma intriganti.
Mi fidavo dei commenti. Quando un commento mi colpiva particolarmente per l'ironia o l'arguzia o il cinismo allora andavo a scoprirne il blog. Devo dire che  in genere i post rispecchiavano il tenore dei commenti e mi si apriva un altro mondo.
 Scatole cinesi infinite, blog che portavano ad altri blog in un gioco infinito di pensieri.
 Non mi ricordo quando ho avuto il coraggio di lasciare il mio primo commento ma ricordo perfettamente a chi e soprattutto ricordo l'ansia, il dubbio: come mi firmo? Mica potevo mettere il mio nome in quel covo di  geniali anonimi. Ma io un soprannome non lo avevo. Il mio primo commento l'ho firmato: trentina all'estero. Fantasia sfrenata...

continua...

martedì 27 marzo 2018

Come i vermi...

Eccomi di ritorno. Ciclica. Come i vermi.
 Lo so non è una bella metafora ma sono stati proprio loro, questa mattina mentre passeggiavo 60ChiliFelici, a farmi venire voglia di tornare da queste parti.
Loro tornano sempre, tutte le primavere, puntuali come un'invasione biblica. Escono da non so dove e   a migliaia si passeggiano sul cemento di marciapiedi e strade. Sospetto un qualche evento riproduttivo ma non ne sono sicura perché sembrano farsi solo i fatti propri. Potrebbe essere un tentativo di suicidio di massa legato a qualche pratica religiosa dei vermi.
Io, che  soltanto da una settimana faccio yoga ma che mi sento già sulla via dell'Illuminazione, saltello tra uno e l'altro cercando di risparmiarmi  qualche reincarnazione. 60ChiliFelici è assolutamente disinteressato e li schiaccia e travolge senza remore, comunque per lui prevedo parecchie reincarnazioni ancora.
Dicevo che sono di ritorno.
Ho bisogno di pensare, ho bisogno di silenzio e di trovare qualcosa che sia più concreto e duraturo.
Sono stanca di questo frastuono di sottofondo che accompagna le nostre vite, di esperienze ed emozioni che durano cinque minuti, di pensieri e teorie usa e getta, di punti esclamativi che valgono niente e che si annullano in pochi istanti, di persone che  sorridono e passano, amicizie effimere, di contenitori vuoti.
E se tutto intorno tutto cambia allora vale la pena di fermarsi e guardarsi dentro o di guardare fuori ma in modo totalmente diverso.
Ma forse sarà solo un momento come per i vermi. Loro fuori in un'orgia di luce e suoni che li ucciderà ed io sottoterra, metaforicamente sia chiaro, in riposo e riflessione.
E questa è la mia tana, silenziosa e poco frequentata, dove scrivere e pensare.
Eccomi di ritorno.

giovedì 21 settembre 2017

Quote rosa nell'arte

Va bene, ammetto che sono immersa ormai da qualche mese, preparando DEA ( la donna e la sua evoluzione nell'arte) in un mondo tutto al femminile e sicuramente, questa visione unica, sta influenzando i miei pensieri.
Mi sono imbarcata, come sguattero diligente,  in un viaggio lungo e difficilissimo e ho inforcato degli occhialini rosa che amplificano la mia sensibilità al quotidiano.
 Così facendo mi guardo e guardo le donne che mi circondano con interesse rinnovato.
Sono più attenta alle loro parole.
 Strano visto che vivo di immagini.
Le immagini che  riempiono le  mie giornate sono in maggioranza immagini pensate e realizzate da uomini per altri uomini.

Ecco la chiave.
 Queste donne, questi corpi, sono costretti in rigidi canoni dettati da uomini e per farsi sentire, per farsi capire devono ricorrere a trucchi astuti, ricorrere a linguaggi criptati e utilizzare codici segreti.
 Più sono rinchiuse queste donne e più, paradossalmente, sono libere.
Le percepisco con emozione immensa nelle mani dipinte sulle grotte.
 Ne sento la forza attraverso graffi  incisi a fatica nella pietra.
 Mi parlano con segni ripetuti su vasi antichi.
Le ritrovo piccolissime nascoste nelle lettere di codici miniati che si raccontano solo a chi sa aprire gli occhi.
Le leggo in piccoli punti preziosi sulle spalle di altissimi prelati.
Le scopro nascoste nei capitelli medioevali che ribadiscono la forza generatrice attraverso gesti solo apparentemente osceni.
Tra mosaici immobili e dorati...
Ed è questa forza incontenibile, questo potere generatore che ha terrorizzato il mondo maschile nei secoli. Un mistero buio ed immenso racchiuso nel ventre delle donne. Un potere da controllare, gestire, incanalare per paura di esserne travolti e forse annientati.
Questo corpo femminile usato come uno stendardo per mandare messaggi. Attenzione pericolo. Attenzione peccato. Attento uomo.
Messaggi tra uomini come compagni di sventura nel mare in tempesta. Attento alle sirene, uomo.
Vedete come questi miei occhiali rosa mi trasportano lontano?
E sono solo all'inizio del viaggio.




lunedì 21 agosto 2017

Quartiere tipico americano- alba- interno cucina-luce artificiale-utilizzo comparsa cane- scena 1- serie 34 esima

Il caffè, il bicchiere per la spremuta, pane tostato, la marmellata, un avanzo di marmellata di arance, tristissima. Eppure avevo comperato della marmellata. Eccola, ai mirtilli e pure selvaggi. Oggi esageriamo. Due tazze spaiate, mai una volta che ce ne siano due pulite uguali. Tazze vicino ai bicchieri, vicino ai piattini. Il burro salato che con i mirtilli è la morte sua.
 Intanto, in fondo alla cucina, vicino alla porta finestra il cane sbava.
 Arrivo, aspetta un attimo, lo Scettico oggi è in priorità.
Posate, tovaglioli.
 Urca e le pastiglie. Pressione, aspirinetta, magnesio, vitamina D.
La pozza di bava sotto il cane si allarga.
Biip. Il tostapane sputa fuori le due fette di pane.
 Driin. Il micronde mi avvisa che il latte è tiepido.
Woof. Se non si materializzano le crocchelle in due nanosecondi non rispondo delle mie azioni.
Peso le crocchelle con la precisione di un farmacista e ne tolgo due per il woof inopportuno.
Mentre il bavoso si impegna in una convincente imitazione di David Copperfield con teletrasporto di crocchelle io cerco lo zucchero, gli occhiali, il telefono e aspetto.
 Lo Scettico, pettinato, lavato e profumato si materializza insieme all'ultima crocchella. Tempismo perfetto.
Caffè nella tazza, latte nel caffè. Mi siedo.
Ci sono i suoi occhi di fronte a me, c'è il suo profumo, il calore della doccia che ancora gli sta intorno come un alone. Ci sono le sue mani.
Mi devo dare una mossa.
C'è il suo sorriso immancabile nonostante l'ora o la stanchezza o entrambe. Indipendentemente dalla meteo, dai problemi, dai malesseri.
Alza gli occhi e mi sorride.
Sei bella questa mattina.
  Esattamente così.
Perfettamente così.
E oggi c'è pure l'eclisse. Non ci facciamo mancare niente per il nostro anniversario.
Buon trentaquattresimo, Scettico.