Ieri sera mi sono ordinata la cena tutta da sola.
Faró finta di ignorare le vostre facce allibite e i sorrisini.
Per un livello di inglese che una fin troppo generosa prof ha definito survival, non é male.
Anche perché, qui, i camerieri sono chiaccherini e il passaggio dal minimalismo francese alla personale presentazione dettagliata con nome di battesimo e interessamento alla tua vita mi lascia, appunto, senza parole.
I menù sono lunghi e complicati, pieni di parole sconosciute e di ingredienti misteriosi, inoltre il cameriere chiaccherino arriva e ti elenca tutto quello che tu, cliente fortunato, avrai in piú, oggi e solo oggi, di speciale. Io ascolto armata esclusivamente di un sorriso che spero essere il meno stupido possibile e cerco disperatamente di afferrare una parola familiare con cui poter ricostruire, con pazienza da archeologo, una parte del tutto.
Ieri sera in tre lunghissimi minuti di elenco ho isolato, selezionato e tradotto: funghi.
Lo Scettico memorizza, traduce, semplifica e mette i sottotitoli.
Ma, ieri sera, quando Chiaccherino é rispuntato, tutta sola, ho sciorinato il lunghissimo titolo del mio piatto.
Inutile dirvi che poi, per l'infinita lista di domande che sono seguite, ho dovuto passare la mano al primo pilota, cioè sempre allo Scettico che, per fortuna dopo trent'anni di vita comune, conosce perfettamente i miei gusti su livelli di cottura, verdure amate e non, salse tollerate e non e ha concluso in pochi attimi una manovra che avrebbe potuto protrarsi per tanto, tanto tempo.
Quasi tutti ripartono con la loro scatolina di polistirolo piena di avanzi e Chiaccherino ha cercato di propormela a piú riprese davanti alla mia evidente incapacità di terminare la zampa di brontosauro che mi era stata spacciata come pezzettino di carne con salsa al Marsala.
No, thank you, sir! Niente box, really! Il dog é restato sul vecchio continente...
venerdì 15 novembre 2013
giovedì 14 novembre 2013
Marketing in salsa americana
Che lo Scettico sia sempre stato bravo nel marketing é risaputo, ogni volta che ci trasporta a vivere in un angolo di mondo diverso, sa promuovere luoghi, usi e costumi, tradizioni culinarie della destinazione che, dopo qualche giorno, tutta la famiglia é convinta che diventare abitanti della nuova città, regione, nazione é un sogno individuale e coltivato da tempo.
Questa volta si é superato. Volo perfetto con pranzo pensato e creato da uno chef stellato a bordo, mentre io ero restata ai vassoietti con l'insalata plastificata. Sedile che si trasforma praticamente in un letto e che,volendo, ti massaggia pure. Pulsantini ovunque che ci ho giocato tutto il viaggio e avrei avuto bisogno di due o tre ore ancora per usarli tutti.
In fase di atterraggio le nuvole sotto si sono dissipate e i laghi, che dominano questa parte di mondo, hanno iniziato a brillare. Una luce dorata come fosse di tramonto anche se eravamo ad inizio pomeriggio e verdi e gialli a profusione.
Detroit, dal finestrino é un grumetto di grattacieli sbrilluccicanti, anche loro, un grumetto di totem resi ancor più giganti dalle costruzioni basse che si estendono a perdita d'occhio.
Welcome at home! É stata la prima scritta, enorme, che mi ha accolto subito dopo il controllo scrupoloso del passaporto, delle impronte digitali con foto di rito.
Certo non era proprio, proprio pensata per me la scritta ma per i veterani delle varie guerre, comunque l'ho trovata benaugurante.
Il tocco da maestro lo Scettico lo ha tenuto peró per la serata: con un tramonto blu e vermiglio mi ha portata a visitare una subdivision, un domaine lo definirebbero i francesi, dove c'è una casa in vendita, quella vicino al suo ufficio, per capirci con chi avesse letto i post precedenti, una casa enorme da fuori ma che é in perfetta sintonia con le sue vicine, enormi pure loro. Improvvisamente nella luce rosata sono apparse, loro, cinque meravigliose cerve, tranquillamente al pascolo nel giardino di casa, occhi tondi e grandi orecchie con pelo color crema, attente e timorose ma senza panico, mi hanno guardato con interesse poi, elegantemente, con qualche balzo si sono spostate dai vicini.
Lo Scettico mi ha sorriso sornione e poi sottovoce ha finalmente detto: benvenuta in Michigan!
Questa volta si é superato. Volo perfetto con pranzo pensato e creato da uno chef stellato a bordo, mentre io ero restata ai vassoietti con l'insalata plastificata. Sedile che si trasforma praticamente in un letto e che,volendo, ti massaggia pure. Pulsantini ovunque che ci ho giocato tutto il viaggio e avrei avuto bisogno di due o tre ore ancora per usarli tutti.
In fase di atterraggio le nuvole sotto si sono dissipate e i laghi, che dominano questa parte di mondo, hanno iniziato a brillare. Una luce dorata come fosse di tramonto anche se eravamo ad inizio pomeriggio e verdi e gialli a profusione.
Detroit, dal finestrino é un grumetto di grattacieli sbrilluccicanti, anche loro, un grumetto di totem resi ancor più giganti dalle costruzioni basse che si estendono a perdita d'occhio.
Welcome at home! É stata la prima scritta, enorme, che mi ha accolto subito dopo il controllo scrupoloso del passaporto, delle impronte digitali con foto di rito.
Certo non era proprio, proprio pensata per me la scritta ma per i veterani delle varie guerre, comunque l'ho trovata benaugurante.
Il tocco da maestro lo Scettico lo ha tenuto peró per la serata: con un tramonto blu e vermiglio mi ha portata a visitare una subdivision, un domaine lo definirebbero i francesi, dove c'è una casa in vendita, quella vicino al suo ufficio, per capirci con chi avesse letto i post precedenti, una casa enorme da fuori ma che é in perfetta sintonia con le sue vicine, enormi pure loro. Improvvisamente nella luce rosata sono apparse, loro, cinque meravigliose cerve, tranquillamente al pascolo nel giardino di casa, occhi tondi e grandi orecchie con pelo color crema, attente e timorose ma senza panico, mi hanno guardato con interesse poi, elegantemente, con qualche balzo si sono spostate dai vicini.
Lo Scettico mi ha sorriso sornione e poi sottovoce ha finalmente detto: benvenuta in Michigan!
martedì 12 novembre 2013
Allora vado...
Ok vado...vado eh...guardate che vado...ho detto vado.
Ho la valigia pronta, il passaporto vistato, con un visa serio, leggermente ologrammato, ho vestiti pesanti che mi hanno detto che, dall'altra parte, c'è già la neve, sistemato Peloso.
Ok vado.
Voi datemi un'occhiata al blog, please.
See you soon.
Ho la valigia pronta, il passaporto vistato, con un visa serio, leggermente ologrammato, ho vestiti pesanti che mi hanno detto che, dall'altra parte, c'è già la neve, sistemato Peloso.
Ok vado.
Voi datemi un'occhiata al blog, please.
See you soon.
martedì 5 novembre 2013
Don Simon
È restato in quella piazza tutto il giorno.
La vita gli scorreva davanti, i bambini lo sfioravano, per gioco o per dispetto.
Incredibilmente giovane, con mani troppo morbide per una vita così ruvida.
E le spalle magre, appuntite, spingevano verso l'alto la maglia sporca.
Scapole come abbozzi d'ala, voli restati in sospeso, intrappolati dal sonno.
Avrei voluto svegliarlo ma non avrebbe capito.
Ho cercato, allora, di entrare nel suo sogno.
sabato 2 novembre 2013
Prima di morire...
Prima di morire...
vorrei scalare una montagna ma un cosa seria, un ottomila, qualcosa come l'Annapurna o il Nanga Parbat; vedere il Gange, il Nilo e il Rio delle Amazzoni; salire su una duna del deserto; fare la maratona di New York in compagnia e il cammino di Santiago; lavorare in un kibbutz e imparare l'ebraico antico; vivere qualche mese in una stazione di ricerca in Antartide; buttarmi con il paracadute e volare con un aliante; attraversare la Mongolia a cavallo e camminare sulla grande Muraglia; incontrare la mia sosia, che si dice esista per ognuno di noi; vorrei conoscere Josè Mujica e avrei adorato incontrare Tiziano Terzani ma questo non sarà possibile...
e voi?
http://www.repubblica.it/tecnologia/2013/11/02/foto/prima_di_morire_voglio_il_giro_del_mondo_della_lavagna_dei_desideri-70086081/1/?ref=fbpr#2
vorrei scalare una montagna ma un cosa seria, un ottomila, qualcosa come l'Annapurna o il Nanga Parbat; vedere il Gange, il Nilo e il Rio delle Amazzoni; salire su una duna del deserto; fare la maratona di New York in compagnia e il cammino di Santiago; lavorare in un kibbutz e imparare l'ebraico antico; vivere qualche mese in una stazione di ricerca in Antartide; buttarmi con il paracadute e volare con un aliante; attraversare la Mongolia a cavallo e camminare sulla grande Muraglia; incontrare la mia sosia, che si dice esista per ognuno di noi; vorrei conoscere Josè Mujica e avrei adorato incontrare Tiziano Terzani ma questo non sarà possibile...
e voi?
http://www.repubblica.it/tecnologia/2013/11/02/foto/prima_di_morire_voglio_il_giro_del_mondo_della_lavagna_dei_desideri-70086081/1/?ref=fbpr#2
venerdì 1 novembre 2013
NO8DO
Ho preso treni svizzeri pulitissimi, dentro e fuori, poichè da quelle parti pare abbiano inventato un materiale anti graffiti autopulente, altrimenti non si spiega.
Ho aspettato aerei rumorosissimi, pieni di gente allegra e bambini dittatori.
Ho conquistato taxi stranamente silenziosi nonostante fossero guidati da omoni ispanici.
Ho camminato per strade sconosciute che mi hanno incantato ad ogni passo.
Tutto questo per conoscere il nuovo mondo.
No, non equivocate, non sono ancora andata dallo Scettico oltreoceano ma da Cucciolo, nella caliente terra di Spagna.
Avevo un gran bisogno di conoscere il nuovo mondo di Cucciolo, di condividere per qualche giorno i suoi riti quotidiani, di respirare l'aria calda di cui si era tanto lamentato e soprattutto sentirmi meno lontana.
Atterrare a Siviglia è come cambiare, in un attimo, tutti i propri codice colore.
Dimenticati subito i grigetti, l'azzurro pallido, il bianco topo perchè qui i gialli ocra ti colpiscono a tradimento e in pochi minuti ti sembra di non poterne più fare a meno, l'azzurro si carica vicino ai bianchi e al verde, al punto che ti sembra faccia un alone intorno alle cose.
Anche nella più scontata periferia, le brutture architettoniche, che uniscono tristemente tutte le grandi città europee, sono stemperate da eleganti palme cariche di datteri gialli e pettegolissimi pappagallini verdi squillanti.
Dopo aver fotografato quintali di scarpe, ventagli e vestiti da flamenco ti viene voglia di battere il tacco nelle viuzze strette e deserte e ti scappa un lamento che inevitabilmente finisce con corazon.
Mi direte che vi sto facendo una descrizione scontata e da cartolina di Siviglia, probabile, ma nel cuore di questa città va in scena proprio la Spagna da manuale durante tutta la settimana e poi, il fine settimana, arrivano "gli spagnoli" e va in scena "la Spagna".
Quella che ti schiaccia, senza darti scelta, in una processione, che ti riempie le narici di incenso che non lo hanno nemmeno in Vaticano così intenso e potente, che ti trascina in cattedrale e ti ritrovi davanti all'immagine enorme della Vergine con mantello e corona e candele e argenti, portata a spalla da uomini sudati e con strani turbanti.
Le donne sono vestite di nero, gli uomini importanti sono vestiti di nero e tu, con il tuo jeans e la tua macchina fotografica, dai un po' fastidio, turista. Avevi tutta la settimana per guardare la Spagna! Va a guardare la tomba di Colombo, dai! Va sulla Giralda, dai! Qui si prega e poi, adesso, ci sono le Confraternite, poi ci sono i ragazzi che si preparano per le comunioni, poi ci sono le Vedove della Addolorata e ...vai!
Io mi sono goduta tutto: lo spettacolo fatto per me turista e la Spagna vera.
A differenza di Cucciolo mi sono pure goduta la fila, condivisa con tanti sudamericani e qualche asiatico, per ubbidire alla burocrazia spagnola e conquistare un numerino che ti permette di restare e lavorare e pagare qualche tassa che:" Caballero, se no te gusta..."
Gli impiegati della grande macchina burocratica sono tutti uguali, in Spagna, in Francia, in Italia ma questo Cucciolo non lo sapeva ancora ed è stato bello essere con lui in una piccola tappa della sua vita.



Ho aspettato aerei rumorosissimi, pieni di gente allegra e bambini dittatori.
Ho conquistato taxi stranamente silenziosi nonostante fossero guidati da omoni ispanici.
Ho camminato per strade sconosciute che mi hanno incantato ad ogni passo.
Tutto questo per conoscere il nuovo mondo.
No, non equivocate, non sono ancora andata dallo Scettico oltreoceano ma da Cucciolo, nella caliente terra di Spagna.
Avevo un gran bisogno di conoscere il nuovo mondo di Cucciolo, di condividere per qualche giorno i suoi riti quotidiani, di respirare l'aria calda di cui si era tanto lamentato e soprattutto sentirmi meno lontana.
Atterrare a Siviglia è come cambiare, in un attimo, tutti i propri codice colore.
Dimenticati subito i grigetti, l'azzurro pallido, il bianco topo perchè qui i gialli ocra ti colpiscono a tradimento e in pochi minuti ti sembra di non poterne più fare a meno, l'azzurro si carica vicino ai bianchi e al verde, al punto che ti sembra faccia un alone intorno alle cose.
Anche nella più scontata periferia, le brutture architettoniche, che uniscono tristemente tutte le grandi città europee, sono stemperate da eleganti palme cariche di datteri gialli e pettegolissimi pappagallini verdi squillanti.
Dopo aver fotografato quintali di scarpe, ventagli e vestiti da flamenco ti viene voglia di battere il tacco nelle viuzze strette e deserte e ti scappa un lamento che inevitabilmente finisce con corazon.
Mi direte che vi sto facendo una descrizione scontata e da cartolina di Siviglia, probabile, ma nel cuore di questa città va in scena proprio la Spagna da manuale durante tutta la settimana e poi, il fine settimana, arrivano "gli spagnoli" e va in scena "la Spagna".
Quella che ti schiaccia, senza darti scelta, in una processione, che ti riempie le narici di incenso che non lo hanno nemmeno in Vaticano così intenso e potente, che ti trascina in cattedrale e ti ritrovi davanti all'immagine enorme della Vergine con mantello e corona e candele e argenti, portata a spalla da uomini sudati e con strani turbanti.
Le donne sono vestite di nero, gli uomini importanti sono vestiti di nero e tu, con il tuo jeans e la tua macchina fotografica, dai un po' fastidio, turista. Avevi tutta la settimana per guardare la Spagna! Va a guardare la tomba di Colombo, dai! Va sulla Giralda, dai! Qui si prega e poi, adesso, ci sono le Confraternite, poi ci sono i ragazzi che si preparano per le comunioni, poi ci sono le Vedove della Addolorata e ...vai!
Io mi sono goduta tutto: lo spettacolo fatto per me turista e la Spagna vera.
A differenza di Cucciolo mi sono pure goduta la fila, condivisa con tanti sudamericani e qualche asiatico, per ubbidire alla burocrazia spagnola e conquistare un numerino che ti permette di restare e lavorare e pagare qualche tassa che:" Caballero, se no te gusta..."
Gli impiegati della grande macchina burocratica sono tutti uguali, in Spagna, in Francia, in Italia ma questo Cucciolo non lo sapeva ancora ed è stato bello essere con lui in una piccola tappa della sua vita.
| Pappagallo di periferia |
venerdì 18 ottobre 2013
"Houston, we have a problem"
Mattoncino su mattoncino il ponte verso gli USA si costruisce.
Insomma pare proprio che io debba partire.
Certo che tutto è più concreto per lo Scettico che ormai, da pendolare transoceanico qual è, ha una visione del mondo che assomiglia, vagamente, a quella che ha Luca Parmitano dal suo oblò.
Tutto è vicino, tutto è facile, tutto è fattibile.
Io, che ancora respiro la tersa e rassicurante aria alsaziana, sono in piena fase di negazione.
Tra qualche settimana andrò a cercare una casa in una zona e in un quartiere che farò fatica a pronunciare per un po' e sicuramente questo equivale ad un atterraggio stile Baumgartner nella mia nuova destinazione.
Si apre lo sportellone, io mi affaccio e guardo terrorizzata lo spazio infinito e buio, i dati di bordo rassicurano su tutti gli aspetti tecnici ma l'ansia mi serra la gola e l'unica voglia è quella di rientrare al caldo e al sicuro nella mia capsula.
Poi dalla base ti chiamano e ti chiedono: tutto bene?
Ma certo, base, tutto ok. Prendevo un po' d'aria, adesso mi butto.
So che mi butterò, so che sarà un atterraggio senza grossi problemi, forse qualche rotolone ma niente di grave, so che farò ciao ciao con la manina quando riprenderò fiato, lo so...
Ma per il momento ho aperto lo sportellone e vedo tutto lontano, troppo lontano.
venerdì 11 ottobre 2013
Quantità e qualità
Le porte dell'ascensore si aprono piano, ne esce un omone enorme, il camice, che pure deve essere di una taglia con tante X prima della L, fatica a restare chiuso sulla schiena e le maniche sono troppo corte. Si toglie con un gesto di stizza la cuffietta liberando i capelli tagliati a spazzola e si passa una mano sugli occhi. Un coppia di coniugi, seduti di fronte a me in sala d'aspetto, si alza in piedi. Il linguaggio del corpo è chiaro, non ascolteranno nessuna buona notizia dall'omone vestito di verde.
La sala è piccola e aperta ed è impossibile non ascoltare.
Mi dispiace. Non c'è stato niente da fare. Ma credo che la qualità della vita sia più importante della quantità e voi le avete offerto una vita meravigliosa.
Già, caro omone, la qualità è più importante della quantità, di questo ne sono certa e questo vale per la cagnetta Shirley che non sei riuscito a salvare oggi ma vale anche per noi umani.
Solo che, nel mondo degli umani, è tutto più difficile da gestire.
Così costringiamo esseri umani ad agonie eterne per non lasciarli andare, per poter godere di una parvenza di vita che, a volte, ci chiede solo di chiudere il suo viaggio.
E non ci sembra mai giusta questa quantità, ne vogliamo sempre ancora un po'.
Qualità e quantità.
È da questa mattina che rifletto sulle parole del chirurgo.
Purtroppo il destino, in certi casi, è avaro proprio in quantità e così ci si aggrappa alla speranza che almeno quei pochi anni siano stati intensi e felici.
E a volte capita.
Questo pomeriggio ho letto un discorso funebre, in piedi immobile, nella corsia dei prodotti biologici. E ho pianto.
In mezzo alla rumorosa sfilata della vita ho pianto per una vita breve ma intensa, colorata, piena di velocità e relazioni umane.
Ho pianto perchè a quella vita era stata negata proprio solo la quantità.
Ma qualcosa mi dice che la quantità della vita è un dato che noi umani non siamo capaci di analizzare correttamente perchè, probabilmente, partiamo da una capacità di misurazione errata, perchè ci basiamo su una scala di grandezza sbagliata o ci manca semplicemente un tassello importante per vedere il quadro in tutta la sua composizione.
Così Tecnico, tra un barattolo di marmellata e le melanzane bio, ho cercato di squarciare il famoso velo che ci separa dal mondo dove ormai Adrian è entrato in tutto il suo splendore. E domani pensa solo che probabilmente lui avrà già in tasca il biglietto per il prossimo viaggio e vi sta sorridendo.
La sala è piccola e aperta ed è impossibile non ascoltare.
Mi dispiace. Non c'è stato niente da fare. Ma credo che la qualità della vita sia più importante della quantità e voi le avete offerto una vita meravigliosa.
Già, caro omone, la qualità è più importante della quantità, di questo ne sono certa e questo vale per la cagnetta Shirley che non sei riuscito a salvare oggi ma vale anche per noi umani.
Solo che, nel mondo degli umani, è tutto più difficile da gestire.
Così costringiamo esseri umani ad agonie eterne per non lasciarli andare, per poter godere di una parvenza di vita che, a volte, ci chiede solo di chiudere il suo viaggio.
E non ci sembra mai giusta questa quantità, ne vogliamo sempre ancora un po'.
Qualità e quantità.
È da questa mattina che rifletto sulle parole del chirurgo.
Purtroppo il destino, in certi casi, è avaro proprio in quantità e così ci si aggrappa alla speranza che almeno quei pochi anni siano stati intensi e felici.
E a volte capita.
Questo pomeriggio ho letto un discorso funebre, in piedi immobile, nella corsia dei prodotti biologici. E ho pianto.
In mezzo alla rumorosa sfilata della vita ho pianto per una vita breve ma intensa, colorata, piena di velocità e relazioni umane.
Ho pianto perchè a quella vita era stata negata proprio solo la quantità.
Ma qualcosa mi dice che la quantità della vita è un dato che noi umani non siamo capaci di analizzare correttamente perchè, probabilmente, partiamo da una capacità di misurazione errata, perchè ci basiamo su una scala di grandezza sbagliata o ci manca semplicemente un tassello importante per vedere il quadro in tutta la sua composizione.
Così Tecnico, tra un barattolo di marmellata e le melanzane bio, ho cercato di squarciare il famoso velo che ci separa dal mondo dove ormai Adrian è entrato in tutto il suo splendore. E domani pensa solo che probabilmente lui avrà già in tasca il biglietto per il prossimo viaggio e vi sta sorridendo.
lunedì 7 ottobre 2013
Ma un carro?
Lo Scettico, oltreoceano, visita villaggi, subdivision, quartieri, cittadine con nomi presi in prestito dal vecchio continente.
Nei nostri precedenti spostamenti c'era sempre una sola priorità: la scuola.
La scuola del Tecnico e di Cucciolo era il centro da dove partivano, concentriche, le nostre ricerche per la casa. La comodità dei ragazzi, le loro relazioni sociali, le attività extrascolastiche influivano sulle nostre scelte e davano un ordine a tutte le altre esigenze.
Costantemente la distanza dal lavoro dello Scettico finiva in fondo alla lista ed è così che, anche in questa ultima avventura in terra alsaziana, per conciliare lavoro e scuola le ore di trasferimento giornaliero accumulate erano salite a due.
Adesso, invece, la ricerca di una casa americana si baserà su equilibri diversi.
Per la prima volta saremo in due, una coppia con cagnone claudicante e una grandissima voglia di socializzare.
Il luogo di lavoro dello Scettico sale ai primi posti della fatidica lista di priorità ed è così che, sorridendo sornione, mi ha raccontato di una casa vista in una "gran bella zona" a cinque, dico cinque minuti dall'ufficio...
Non ci giurerei ma mi sembra di aver notato una leggera nota di emozione nella voce.
Sarà stata la connessione Skype disturbata.
Nei nostri precedenti spostamenti c'era sempre una sola priorità: la scuola.
La scuola del Tecnico e di Cucciolo era il centro da dove partivano, concentriche, le nostre ricerche per la casa. La comodità dei ragazzi, le loro relazioni sociali, le attività extrascolastiche influivano sulle nostre scelte e davano un ordine a tutte le altre esigenze.
Costantemente la distanza dal lavoro dello Scettico finiva in fondo alla lista ed è così che, anche in questa ultima avventura in terra alsaziana, per conciliare lavoro e scuola le ore di trasferimento giornaliero accumulate erano salite a due.
Adesso, invece, la ricerca di una casa americana si baserà su equilibri diversi.
Per la prima volta saremo in due, una coppia con cagnone claudicante e una grandissima voglia di socializzare.
Il luogo di lavoro dello Scettico sale ai primi posti della fatidica lista di priorità ed è così che, sorridendo sornione, mi ha raccontato di una casa vista in una "gran bella zona" a cinque, dico cinque minuti dall'ufficio...
Non ci giurerei ma mi sembra di aver notato una leggera nota di emozione nella voce.
Sarà stata la connessione Skype disturbata.
venerdì 4 ottobre 2013
C´est le temps de l´amour..Le temps des copains...Et de l´aventure....
On se dit qu´à vingt ans
On est le roi du monde
Et qu´éternellement
Il y aura dans nos yeux
Tout le ciel bleu...
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